Umwelt | Buone pratiche

Estathè di plastica

Il Centro ricerca rifiuti zero del Comune di Capannori (Lucca) scrive alla Ferrero: stop ai bicchierini usa e getta. E in libreria esce il libro “Plastica Addio”.
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Foto: Napoli Monitor

Il Centro ricerca rifiuti zero del Comune di Capannori, in Lucchesia, ha indirizzato per la terza volta una lettera aperta al gruppo Ferrero spa, rendendosi “nuovamente portavoce di una richiesta doverosa per noi e degna di attenzione per un’azienda leader nel suo settore”. La lettera chiede “a gran voce la sostituzione del bicchierino Estathè in quanto, oltre all’evidentissimo danno ambientale, provocato dall’uso della plastica in proporzione importante sul prodotto netto, è emblema di una cultura ‘usa e getta’ dannosa ed incoerente per la formazione delle nuove generazioni, principali fruitrici del prodotto stesso”.

Chiediamo la sostituzione del bicchierino di tè in quanto, oltre al danno ambientale provocato dalla plastica, è emblema di una cultura usa e getta incoerente per le nuove generazioni (Comune di Capannori, Lucca)

 

Messa al bando

 

A pochi mesi dal voto del Parlamento europeo per la messa a bando della plastica usa e getta (e che riguarda anche posate e piatti, tra gli altri oggetti), gli attivisti Rifiuti Zero di Capannori, che in passato hanno avviato una interlocuzione anche con Lavazza, per superare l’uso di capsule non biodegradabili per il caffè, evidenziano come i brick di Estathè rappresentino “un neo dannoso perché utilizzati prevalentemente fuori casa”, anche in Regioni virtuose per la raccolta differenziata. 

“Vi sono appunto molti episodi di abbandono per le strade, parchi, spiagge ecc oppure, nella migliore delle ipotesi finiscono nei cestini indifferenziati pubblici. Fino ad oggi abbiamo contattato e collaborato con alcune aziende del vostro calibro cercando insieme valide alternative ad imballaggi che risultano ormai superati dai tempi e dannosi per l’ambiente nel quale tutti dobbiamo vivere. Siamo stati felici di avere sempre trovato un riscontro positivo e voglia di crescere guardando al futuro. Abbiamo offerto consulenza gratuita ed alternative valide all’utilizzo della plastica, sia da un punto di vista alimentare che aziendale. Siamo infatti in contatto con una’azienda che già da oggi è in grado di produrre bicchierini e cannucce utilizzando cellulosa idrorepellente. Quindi l’alternativa c’è”.

 

 

 

“Plastica addio”, il libro

 

La lettera è firmata da Rossano Ercolini, presidente Zero waste Italy, Zero waste Europe e vincitore Goldman Prize 2013. Il problema che affronta non riguarda ovviamente solo Ferrero: la produzione mondiale di plastica è di circa 350 milioni di tonnellate, spiega il libro “Plastica addio”, in libreria per Altreconomia edizioni, firmato dalla giornalista alto-atesina Elisa Nicoli e dalla collega Chiara Spadaro. Secondo i dati riportati, la produzione è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Un problema, anche perché nei nostri mari, finiscono ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. “La plastica costituisce il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l’acciaio e il cemento. I sacchetti di plastica sono il prodotto di consumo più diffuso al mondo” spiega Altreconomia.

 Il problema che affronta non riguarda solo la Ferrero: la produzione mondiale di plastica è di circa 350 milioni di tonnellate, spiega il libro “Plastica addio”, in libreria per Altreconomia edizioni

Di fronte a questa situazione, la “soluzione” non è il riciclo, che rappresenta solo un indispensabile palliativo. “Da quando esistono i materiali plastici meno del 10% è stato riciclato e in natura ci sono già 6,3 miliardi di tonnellate di plastica sparse. La produzione di bio-plastiche è invece una strada importante, ma allo stato dell’arte costituisce ancora una soluzione solo parziale” spiegano le autrici.

La vera alternativa? Il sottotitolo del libro è chiaro: “Fare a meno della plastica: istruzioni per un mondo e una vita ‘zero waste’”. la battaglia contro la plastica è infatti prima di tutto culturale. Il messaggio è forte e chiaro: per invertire la tendenza c’è un solo modo, smettere di usare la plastica - in primis quella usa-e-getta - e soprattutto produrre meno plastica o non produrne affatto, in favore di altri materiali più sostenibili.