Milano
Unsplash
Advertisement
Advertisement
Corona home story

“Non voglio che torni tutto come prima”

“Voglio che abbia inizio una nuova fase, migliore”. Questo è ciò che si augura Ilaria Tirotta. Come è cambiata la sua vita da quando il coronavirus è arrivato a Milano.
Advertisement

Abbiamo raccolto testimonianze in giro per il mondo per capire come viene vissuta, nei vari Paesi, la situazione coronavirus. Ilaria Tirotta, consulente in proprietà industriale, vive a Milano. In Lombardia ieri (24 marzo) i decessi sono stati 402, per un totale di 4178 dall’inizio dell’emergenza sanitaria. 

 

Mi chiamo Ilaria, ho 35 anni compiuti da poco, un passato da ricercatrice in ambito chimico-farmaceutico, un presente da Patent Attorney (mi occupo di difesa della proprietà industriale), e la settimana scorsa sarei dovuta essere a Roma a sostenere gli esami di abilitazione europea alla professione. Invece mi sono ritrovata seduta sul mio balcone a Milano a prendere il sole e scrivere queste righe, perché da 19 giorni sono in reclusione più o meno volontaria. 

Vivo a Milano da quasi 7 anni, e da quasi un mese questa città somiglia sempre meno a quella che ho imparato ad amare. All’inizio ci hanno detto che era tutto ok, ma anche di smettere di frequentare i luoghi affollati, le palestre, i cinema, i teatri, i locali, i concerti. Lo abbiamo fatto. 

Poi ci hanno consigliato di evitare le riunioni di lavoro non indispensabili, i contatti ravvicinati, le strette di mano, gli abbracci; ci hanno detto di stare più lontano possibile dalle persone sui mezzi pubblici e tenere le mani in tasca, mani che intanto diventavano sempre più simili alla carta vetrata lavandole centinaia di volte al giorno. È tutto sotto controllo, razionalizzavamo. Bisogna mantenere la calma, affidarsi al buon senso e alle direttive che ci vengono comunicate. 

Sono una donna di scienza, lo sono sempre stata prima ancora di averne consapevolezza. La razionalità è la mia modalità di vita, la mia fedele compagna. Eppure. Eppure adesso tutta la mia scienza, tutta la mia razionalità, non mi bastano

E intanto i giorni passavano e la situazione degenerava, il numero di persone in terapia intensiva negli ospedali lombardi continuava a crescere vertiginosamente, e contemporaneamente si vedeva sempre meno gente in giro. Locali chiusi, ristoranti chiusi, sempre più saracinesche abbassate ancora prima dei decreti e delle ordinanze. 

Sono una donna di scienza, lo sono sempre stata prima ancora di averne consapevolezza. La razionalità è la mia modalità di vita, la mia fedele compagna. Eppure. Eppure adesso tutta la mia scienza, tutta la mia razionalità, non mi bastano, chiusa in casa da tutti questi giorni, lavorando in remoto e uscendo solo per fare la spesa quando proprio è indispensabile. Sono fortunata però, ho una casa grande ed accogliente, due balconi, un marito che adoro e una gatta a farmi compagnia. Il lavoro procede, con ritmi diversi e meno certezze, ma senza alcun pericolo imminente di rimanere senza. Questa reclusione non è un insopportabile sacrificio, lo spirito di sopravvivenza è entrato in azione fin da subito e, come molti, faccio persino fatica a ricordare la vita di prima. Solo che improvvisamente mi ritrovo a pensare all’ultimo mese e a dubitare di ogni singola azione compiuta. 

Ilaria Tirotta
Ilaria Tirotta, consulente in proprietà industriale: "Come tutte le crisi, anche questa insieme al suo carico di tragedia porta con sé il seme di una rinascita. Mi auguro che riusciremo a sfruttarlo"

 

La verità, quella che nessuno ha finora avuto il coraggio di dire, ma di dire davvero, è che non ne sappiamo abbastanza. Tutti, dalle istituzioni ai sedicenti esperti, si affrettano a dire la propria opinione spacciandola per verità, quando è appunto semplicemente un’opinione, nel migliore dei casi basata su una serie di conoscenze di virologia, epidemiologia e medicina, nel peggiore sul nulla. 

Non mi è piaciuto quasi niente della gestione di questa emergenza, fatta eccezione per il coraggio che questo governo ha inaspettatamente mostrato nel prendere provvedimenti difficili, impopolari e con conseguenze catastrofiche per l’economia, e il senso dello Stato che il sindaco della mia città d’adozione ha dimostrato e continua a dimostrare. Tuttavia i danni più grandi sono stati fatti da tutti nella comunicazione, con piccole, sparute eccezioni. 

Non credo sia stato fatto abbastanza per offrire alla popolazione gli strumenti per navigare questa che di fatto è la più grande emergenza sanitaria con la quale questa parte di mondo abbia mai dovuto fare i conti

Mi chiedo: se l’impatto emotivo di questa crisi su una persona come me, piena di risorse e strumenti per affrontarla, è così forte, così inaspettato, cosa sta succedendo al resto del paese? A chi questa reclusione la sta vivendo in una casa piccola, insieme a persone che non sopporta, o peggio che teme. A chi deve continuare ad uscire tutti i giorni per andare a lavorare con la paura del contagio, e a chi più della malattia teme la povertà, perché invece non sta lavorando quasi più. 

Non credo sia stato fatto abbastanza per offrire alla popolazione gli strumenti per navigare questa che di fatto è la più grande emergenza sanitaria con la quale questa parte di mondo abbia mai dovuto fare i conti. Credo inoltre che questo momento abbia messo in luce tutto quanto c’è di buono, e quanto di completamente disfunzionale, in noi stessi, nelle nostre relazioni e stili di vita, e ancora nella società nel suo insieme. Nelle istituzioni, e giù a cascata nelle piccole e grandi realtà lavorative. Nei media, tradizionali e non. 

Come tutte le crisi, anche questa insieme al suo carico di tragedia porta con sé il seme di una rinascita. L’unica cosa che mi auguro e ci auguro è di essere in grado, come singoli e come collettività, di sfruttarlo. Quando l’emergenza sanitaria sarà passata non voglio che torni tutto come prima. Voglio che abbia inizio una nuova fase, possibilmente migliore. E credo se lo augurino anche gli uccelli che sono tornati a popolare gli alberi in fiore davanti alle mie finestre, e con loro l’intero ecosistema.

Advertisement

Weitere Artikel zum Thema...

London
upi
Corona Home Story

Gespaltene Stadt

Advertisement

Kommentar schreiben

Kommentare

Bild des Benutzers John Ferris
John Ferris 02.04.2020, 18:54

Sì, chi vuole che tutto torni indietro come prima! Come maniaco del gioco, mi sto godendo questo periodo di quarantena a casa. giornata intera sono impegnato con i miei giochi e niente da fare! che vita ! amore questa volta .....

Advertisement
Advertisement
Advertisement