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IL CAPPUCCINO

Biografia di un desiderio

Un libro sul cinema a L’Aquila, sul Terremoto e su “chi siamo noi”.
Kolumne von
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Giancarlo Riccio27.12.2021
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Questa rubrichina ruba, per una volta e alla fine dell’anno, a Sarah Franzosini il ruolo di scrittrice e critico di cinema.  Non si dovrebbe scrivere su ciò che non si conosce (Narciso non abita a Salto.bz) e il 2022 porterà, speriamo, anche a qualche isola di dignitoso silenzio.

Ma qui parliamo, consigliandolo vivamente, di un libro sul cinema a l’Aquila (in quella terra d’Abruzzo spigolosa e spettinata un po’ come l’Alto Adige-Sudtirol), libro anche sul Terremoto e su quel “chi siamo noi” che in filigrana si ritrova in ogni pagina di “Biografia di un desiderio”, edizioni Atalante (con una “a” in più), scritto da Gabriele Lucci.

Gabriele è nato cinefilo e, tra cent’anni, decollerà da questo pianeta ancora più appassionato di cinema. In mezzo, la sua irresistibile, magica e sublime esperienza di qualche decennio fa del festival aquilano “Una città in cinema” con il quale è nato un nuovo genere di festival: quello dedicato ai mestieri del cinema (direttore della fotografia, del suono, montatori e così via) senza i quali registi e attori vagherebbero ancora senza meta (e senza voce). Poi, altri anni di incontri, laboratori, scuole e master classes di cinema, sul cinema e dal cinema. Il terremoto del 2009 ha raggelato anche queste esperienze e queste culture: ma non le ha né spente né vanificate.

Il libro di Gabriele Lucci  - che, diciamolo subito e con grande riconoscenza  verso l’autore, può anche essere richiesto a  gabri.lucci@gmail.com (e fino ad esaurimento ricevuto a casa a titolo gratuito) – si propone come un desiderio dai contorni di un sogno, nel tempo diventato realtà.

Sei capitoli, poco meno di 400 pagine e tantissime foto: Gabriele Lucci racconta così il cammino che ha portato a L’Aquila il Cinema, di progetto in progetto, fino al 2009.  “Ora l’importante sarà non farsi trovare impreparati alle nuove sfide: alla base devono esserci sempre una programmazione puntuale e tanto entusiasmo”, ci dice nella sua casa abruzzese accanto ad Anna Maria, professionista delle culture e delle progettualità.

Recentemente l’opera è stata presentata a Casa Onna, luogo frutto e simbolo dell’evento che ha, inevitabilmente, frenato il cammino, legato a doppio filo al cinema, del capoluogo d’Abruzzo. Il terremoto di 12 anni fa. Con l’autore, lo storico Paolo Mieli, per due mandati direttore del Corriere della Sera e il regista e autore Marco Tullio Giordana.

I tre hanno parlato di attualità ma anche ripercorso gli anni di uno dei primi cineclub italiani, sorto a L’Aquila nel 1976, gli inizi dell’associazione La Lanterna Magica, i primi passi e la crescita dell’Accademia dell’Immagine fino alla ristrutturazione del Cinema Massimo dell’Aquila.

Dibattito a Onna
Dibattito a Onna: Gabrielle Lucci, Paolo Mieli e Marco Tullio Giordana nel corso della conferenza (Foto G. Riccio)


Un vero e proprio sistema-cinema costituito dall’Accademia dell’Immagine, l’Istituto cinematografico la “Lanterna magica”, L’Aquila Film Commission, l’Archivio dei Mestieri del cinema, la Cineteca e la Mediateca regionale.

Direttore scientifico per diversi anni della sezione Cinema di Mondadori-Electa, Gabriele Lucci ha curato monografie dedicate a premi Oscar italiani, l’ultima su Ennio Morricone (Efebo d’oro miglior libro di cinema 2008), e per la collana “Dizionari del cinema” ha scritto volumi sui generi cinematografici tradotti in vari Paesi. I suoi lavori sono stati recensiti dalle più importanti testate nazionali e internazionali e per l’attività svolta a favore del cinema ha ricevuto a Hollywood il tributo dell’American Society of Cinematographers.

Dopo il sisma ha intensificato la sua attività di scrittore, nella narrativa con “La diabolica ossessione” e “Il tataurso imperiale”, nel teatro con la pièce “Stazione di transito”, presentata a New York in occasione del mese italiano della Cultura.

Ora anche Gabriele affronta, come tutti noi, l’anno che verrà. E l’impressione è che ringraziarlo per quanto ha fatto e farà renda “lo scivolare” verso il 2022 un po’ più fecondo e, forse, più felice.

 

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