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Avvenne domani

Alex, il supplente nella scuola occupata

Navigando tra i ritagli di cronaca del marzo 1968.
Kolumne von
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Maurizio Ferrandi31.03.2018
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Il 68, così come è passato alla storia, a Bolzano comincia nel tardo pomeriggio di martedì 12 marzo, San Gregorio Magno. Sono all'incirca le 19, quando, al termine di una lunga assemblea, 101 studenti del Liceo scientifico Evangelista Torricelli, decidono di occupare la scuola. I voti contrari sono solamente tredici. La decisione viene notificata al preside e ai professori e gli occupanti spiegano la loro decisione in un lungo documento. "Studenti - vi si legge -, c'è una forte tensione nella scuola, tensione che si è particolarmente acuita in questi giorni. La risposta che alle giuste richieste di riforma hanno saputo dare non è la riforma della scuola: hanno risposto con le cariche della polizia. Quali sono le cause di questa agitazione? In primo luogo la presa di coscienza degli studenti sui problemi della scuola, sulle gravi carenze della stessa, la convinzione che la soluzione dei problemi della scuola può essere trovata solo lottando in prima persona e non aspettando dall'alto, da chi non è studente, riforme sempre promesse e mai attuate. La scuola non da cultura ma prepara ad accettare tutto, in primo luogo l'autorità. Non ci permettono di pensare oggi imponendoci una cultura nazionalistica affinché non si possa pensare domani. Quando gli studenti decidono di mettere in discussione la loro condizione reale di studenti, allora scatta il meccanismo della repressione autoritaria, si impediscono le assemblee, si vieta la discussione all'interno della scuola. È impellente discutere in assemblea generale della situazione della scuola e delle lotte che tutto il movimento studentesco sta portando avanti in prima persona".

Questo è il linguaggio, questi i contenuti, al di là dei quali l'avvenimento irrompe con una carica incredibile di novità nelle cronache di una Bolzano che, come abbiamo visto  negli  articoli di questa serie dedicati ai mesi di gennaio e febbraio, aveva vissuto con un distacco siderale gli avvenimenti che andavano coinvolgendo progressivamente il mondo studentesco in Italia, in Europa, dal resto del mondo.

La rivolta degli universitari si era affacciata sulle prime pagine dei giornali locali, Alto Adige e Dolomiten, solo tra la fine di febbraio i primi giorni di marzo, quando a Roma, a Valle Giulia studenti e polizia si erano scontrati per ore e ore in una vera e propria battaglia per il controllo delle facoltà universitarie. Anche così, tuttavia, a far notizia era stato solo il problema dell'ordine pubblico, mentre restavano del tutto in ombra i motivi concreti di quella contestazione radicale che stava scuotendo dalle fondamenta l'intero edificio della scuola. Eppure, va ricordato, uno degli epicentri di quella rivolta non era poi molto lontano. La facoltà di sociologia di Trento era ormai occupata da settimane, ma per il quotidiano in lingua italiana di Bolzano, la questione non meritava più di qualche accenno e un articolo confinato in terza pagina.

Passava inosservato, nelle cronache locali, anche l'estendersi della protesta dalle università alle scuole superiori. Non era stato giudicato meritevole di grande attenzione il fatto che, il 5 marzo, a Milano, gli studenti avessero occupato il celebre liceo Parini. Era la stessa scuola che, un paio d'anni prima, era stata proiettata sul proscenio della cronaca nazionale  a causa del  tentativo, giudicato scandaloso e subitaneamente represso, da parte di alcuni studenti di parlare dei loro problemi, finanche di quelli sessuali, sul giornalino " La Zanzara".

Accade così che, quel 12 marzo,  la prima occupazione scolastica colga del tutto impreparata un'opinione pubblica, convinta probabilmente che certi fenomeni sarebbero rimasti ben lontani da una Bolzano ben attorcigliata, ancora in quei mesi, attorno al conflitto etnico nelle sue varie sfaccettature.

L'occupazione del Torricelli non dura più di ventiquattro ore, ma la notte trascorsa da alcune decine di studenti all'interno della scuola, saldamente controllata all'esterno dalle forze di polizia, assume, nelle cronache di giornale, un andamento quasi epico, con il racconto dei tentativi compiuti da madri e padri ansiosi di strappare i figlioletti dal grembo di quell'improvvisata promiscua avventura. Gli studenti si riuniscono in gruppi di studio, tengono una nuova lunga assemblea nel pomeriggio del 13 marzo e , messi anche di fronte alla minaccia di un intervento da parte delle forze dell'ordine, decidono di sgombrare i locali. La scuola, che all'epoca occupava, in coabitazione con gli istituti tecnici, l'edificio di via Cadorna, in attesa di trasferirsi nella nuova sede di via Rovigo, torna nel pieno possesso di preside e professori, ma la situazione resta tuttavia piuttosto tesa. Assemblee si sono tenute infatti, in quelle ore, anche al Liceo Carducci e negli istituti tecnici. Qualche giorno più tardi, il 16 marzo, ci sarà anche il tentativo di improvvisare, nelle ore pomeridiane, un corteo nel centro storico, subito bloccato dal pronto intervento della polizia. Dopo questa improvvisa fiammata, la situazione pare placarsi, ma il fuoco, come si suol dire, continua a covare sotto la cenere. Le parole d'ordine arrivano assieme agli universitari trentini, ma sono anche il frutto di un impegno politico più generale che a Bolzano stenta a trovare spazio sugli organi di stampa ufficiali, ma non per questo diviene meno intenso. Sarà forse una semplice coincidenza, ma nelle ore in cui gli studenti del Torricelli occupano la scuola, tra i docenti figura, come incaricato di una breve supplenza, 17 ore di cattedra in lingua e letteratura tedesca, il giovanissimo Alexander Langer. Non è affatto una coincidenza, invece, che lo stesso Langer, sul mensile Die Brücke, che da qualche mese ha fatto uscire nelle edicole con la direzione di Siegfried Stuffer , dedichi ampio spazio all'analisi delle lotte studentesche e dell'insoddisfazione profonda che pervade il mondo giovanile. Anche quello sudtirolese. E forse è un'altra coincidenza, l'ennesima, quella che vede svolgersi la sera del 14 marzo 1968, a poche ore dalla fine dell'occupazione dello Scientifico un convegno dedicato proprio ai problemi degli studenti e organizzato da un'associazione di recente costituzione, la Süditroler Hochschulerschaft, la quale non può non raccogliere i temi che sono alla base le grandi manifestazioni studentesche di tutta Europa.

Ed ancora. Nel numero del Die Brücke di quel marzo 68 Alex Langer pubblica una lunga analisi dei lavori della Conferenza Episcopale Italiana che ha ribadito, a poche settimane di distanza dalle elezioni politiche, l'assoluta necessità di mantenere l'unità dei cattolici. È un altro fronte, di critica e di contestazione che si apre, con fratture a volte anche aspre. Non è un caso se, sempre in quelle settimane, inizia a circolare un ciclostilato intitolato "Brüder" che è il frutto dell'impegno comune di una serie di esponenti del mondo cattolico che si sentono sempre meno allineati con le direttive della Chiesa ufficiale. Tra i nomi in calce quelli di un sacerdote come Don Giuseppe Rauzi, catechista e più tardi parroco della Visitazione, ma anche di Gianni Lanzinger, Bruna Dalponte, Giuseppe Farias. Alla nascita ufficiale di Nuova Sinistra/Neue Linke mancano ancora dieci anni, ma è come se coloro che di quell'esperienza saranno le anime cominciassero muoversi assieme sul palcoscenico della politica e della società.

Sono osservazioni che oggi viene spontaneo fare, rileggendo con il senno di poi quei ritagli ingialliti di stampa. Avviene la stessa cosa anche in campi molto diversi. L'8 marzo, ad esempio, il quotidiano Alto Adige pubblica le classifiche di una gara nazionale di sci giovanile che si è svolta sulle nevi di Ponte di Legno. A trionfare nello slalom juniores  un certo Roland Thöni, tra gli allievi, invece, tale Fausto Radici. È un pezzo di quella che sarà la grande valanga azzurra che inizia a scivolare vittoriosamente ma ancora, è ovvio, non lo sa nessuno.

Nel frattempo la grande maggioranza dei lettori sudtirolesi, quella che non legge certo Die Brücke, è stata informata, con molta cautela, del fatto che gli studenti italiani hanno occupato una scuola (Studenten Unruhe in Bozen,  die Dolomiten del 13 marzo). I lettori della stampa in lingua tedesca hanno a disposizione invece, molte notizie in più su altre agitazioni studentesche: quelle dei giovani che a Varsavia scendono in piazza contro la durezza e le chiusure del regime stalinista. Anche al di là della cortina di ferro il dramma del 1968 sta per essere messo in scena con i suoi accenti più tragici e sanguinosi. Protestano i giovani polacchi e intanto a Praga il vecchio leader stalinista Novotny rassegna le dimissioni. Al suo posto si affaccia sulla scena politica un volto nuovo, quello di Alexander Dubček.

Non si sa, invece, e non si saprà ancora per molto tempo che il 16 marzo, alle sette mezzo del mattino, i soldati della compagnia Charlie, primo battaglione, 20º reggimento, 11ª brigata, 23ª divisione di fanteria dell'esercito americano, sono entrati nel piccolo villaggio di My Lai, nella provincia di Quang Ngai, nel Vietnam del sud. Lo scopo della missione quello di stanare alcuni Vietcong che si nasconderebbero tra la popolazione civile, ma il plotone comandato dal tenente William Calley fa qualcosa di molto diverso, massacra senza pietà i civili, le donne, i bambini. Alla fine i morti saranno 347, di cui 180 donne, 17 delle quali incinte e più di 150 i bambini, alcuni appena nati. Il massacro rimane celato agli occhi del mondo per molti mesi. Sarà riportato alla luce  da alcune coraggiose inchieste giornalistiche. I responsabili, coperti dalle autorità militari, sconteranno pene risibili, ma la vicenda avrà un peso enorme nell'orientare l'opinione pubblica americana e mondiale contro l'avventura vietnamita degli USA.

In un panorama segnato da vecchie e nuove tragedie va a concludersi il mese di marzo del 1968. A Bolzano i temi politici continuano ad essere quelli legati alla difficile trattativa per giungere ad una nuova autonomia, che tutti giudicano ormai prossima, ma che sembra sfuggire agli sforzi dei negoziatori italiani, austriaci e sudtirolesi. Le cronache sono ancora piene degli echi giudiziari, in Austria come in Italia, della grande ondata terroristica che si è appena conclusa. Il mondo politico guarda con attenzione a due appuntamenti elettorali: le politiche di primavera per le quali già si tessono i fili delle candidature, e le regionali d'autunno. Un anno elettorale, allora come oggi, cinquant'anni dopo.

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