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Il gioco dei numeri

Prometteo può diventare leggenda!

Dai balconi del potere il M5S esulta per l’accordo sul 2,4% di deficit sul PIL. Strappati a chi? All’Europa? No. Sono 27 miliardi a carico di chi paga le tasse.
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30 miliardi sarebbero bastati per una manovra economica all’insegna dei cavalli di battaglia di Lega (condono fiscale) e M5S (riedizione del REI sotto false spoglie). La promessa del M5S di tagliare 30 miliardi di spese inutili se va al governo? Carta straccia. Appena entrato nella stanza dei bottoni ha capito che invece di crearsi nemici in casa è meglio cercarsi un avversario esterno, l’Europa per esempio, visto che il ruolo di capro espiatorio gli sta a pennello ed è già indebolita dai litigi interni e dalla propaganda antiestablishment che mina la fiducia della gente. Proporre l’eliminazione degli sprechi e di posizioni di rendita infruttifere per la comunità, ma molto redditizie per chi si è accaparrato monopoli nella distribuzione e nei servizi, avrebbe stanato i cerberi che vigilano sulla conservazione dello status quo. E qualcuno certamente gli avrà dato l’amichevole consiglio di non turbare certi ambienti.

Con tutti e due i partner di governo ansiosissimi di manterere le promesse elettorali è stato facilissimo trovare l’accordo con Salvini. L’annuncio di una manovra finanziaria per il 2019 corrispondente allo 2,4 per cento del PIL è stato usato per dipingere in toni ancora più brillanti le proprie capacità di cogliere i bisogni della gente. Visibilmente euforico il vicepremier Di Maio ha cantato vittoria, sostenuto dalla sua squadra di parlamentari. Gagliardamente Salvini ha già annunciato che neanche un rifiuto della manovra da parte della Commissione Europea li avrebbe frenati nell’intento di fare il bene dell’Italia. Il bene dell’Italia se l’era prefissato di salvaguardarlo anche il ministro delle finanze Tria, facendosi convincere, infine, dell’utilità della sua presenza nel governo, anche se ha perso questa battaglia. Fino all'approvazione della finanziaria ce ne vuole. L'importante per la coalizione di governo è mantenere il ritmo degli spot per il proprio elettorato ed allungare la luna di miele.

Già avviata la campagna elettorale per il Parlamento europeo

Ambedue i leader della coalizione di governo giudicano opportuno un segnale di imminente realizzazione dei sogni del proprio elettorato. Salvini vuole permettere a piccoli imprenditori di socializzare i propri debiti con l’erario con buona pace del popolo dei contribuenti in regola. Che il limite verrà posto a 100.000 o a 500.000 Euro, dirà, sono soltanto numerini - come i 600.000 clandestini che annunciò di voler rimpatriare. Di Maio deve assecondare le velleità di benessere di un elettorato tergiversante al sud. È riuscito a dare una prospettiva all’Ilva di Taranto, e adesso vuole far partire quella grande macchina di redistribuzione che lui chiama „reddito di cittadinanza“, ma in sostanza non è altro che una versione del redditodi inserimento introdotto dal governo Gentiloni dopo un trattamento di lifting promozionale.

Lottare per qualche mese con l’Europa sui contenuti della manovra economcia e sull’entità, sacrosanta, dell’autonomia gestionale dei singoli stati nell’impostazione delle politiche economiche e degli interventi su fisco e privatizzazioni ha un altro effetto benefico che va oltre alla consolidazione del patriotismo e della leadership di Salvini come condottiero delle sue pulsioni antieuropee, antiimmigranti ed antiestablishment. Gli permette di cavalcare fin d’ora la campagna elettorale in vista delle elezioni europee, traguardo, rispetto alle quali è già trapelato che l’ambizione della congrega Orban, Salvini, LePen, Strache ecc. è di prendere in mano il timone di guida. Una commissione europea che bacchetta l’Italia, fa il gioco di Salvini, mentre è assordante il silenzio dell’opposizione in Italia, dove la sinistra non ha idee e non produce leader capaci di delineare un’alternativa politica e di promuoverla con grande autorevolezza.

Narrazione e contronarrazione

I santoni del cambiamento si sono proposti alla nazione con un concetto di marketing che ha fatto presa perchè in tanti ambiti c’è bisogno di reimpostare i meccanismi strutturali delle politiche ed i paradigmi di una società immobilizzata come un puzzle di elementi incastonati che non si riescono a comporre in modo diverso. Non è che manchi la verve innovativa, semplicemente non riesce a trovare lo spazio per assumere la dinamica necessaria per spingersi oltre ad interventi di adattamento conservativo ed aprire la strada ad una vera trasformazione. Con la solida maggioranza che ha, il nuovo governo si trova la strada spianata per affrontare riforme vere. E se ne azzecca qualcuna importante, le forze politiche che lo reggono potrebbero guidare il paese per più di una legislatura.

Ad oggi non hanno prodotto molti risultati concreti, per cui la contronarrazione al cambiamento è quella delle irrazionali promesse e del raggiramento di una popolazione distratta e troppo ansiosa di benefici e di riscatto. L’impressione che la coalizione gialloverde cerchi di asservire gli istinti più tribali con interventi assistenziali e condoni nonché con atteggiamenti e politiche intenzionalmente antietiche può essere ingannevole. Chi lo fa da decenni e si è adagiato sulle poltrone dell’establishment lo fa, ovviamente, con più stile. Prometeo è una figura di spicco della mitologia greca, a cui si attribuisce un ruolo importante per l’incivilimento dell’umanità. Prometteo potrebbe diventare un mito della società moderna, che segna la svolta verso l’imbarbarimento che la avvia al declino. Ancora è aperta la competizione su chi riesce ad incarnarlo meglio.

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