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Daniel von Johnston
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La mostra

Scatti su Vaia

Sarà inaugurata questa sera alle ore 19 nel Bunker H di via Fago 14 la mostra del fotografo bolzanino Daniel von Johnston
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È trascorso un anno da quanto la tempesta Vaia si è abbattuta sull’Alto Adige e, più in generale, sul settentrione italiano. Il cataclisma ha devastato migliaia di ettari di bosco. Le immagini spettrali degli alberi straziati a Carezza sono diventate il simbolo impressionante di una catastrofe ambientale prodotta dai drastici cambiamenti climatici. Scrutando le fotografie di quel che resta dei boschi, la speranza viene meno: eventi come questo non sono isolati, si ripeteranno.

Eppure, persino tra tanta devastazione, un giovane fotografo bolzanino ha voluto trovare qualche miraggio. Armato di una macchina fotografica reflex, Daniel von Johnston ha imbastito un intero progetto artistico su “Vaia. 29 ottobre 2018”. Esattamente un anno dopo la catastrofe ambientale, l’esito di questo esperimento fotografico sarà esposto a Bolzano in via Fago 14, nel Bunker H, ex rifugio antiaereo oggi adibito a mostre (l’inaugurazione si terrà alle ore 19 del giorno 29 ottobre. Le opere rimarranno esibite fino al 2 di novembre).

Le fotografie possono dire più di molte parole. Quelle dell’artista bolzanino parlano di perdita, di assenza e infine di rinascita. Nei suoi chiaroscuri vediamo le distese montane tra Novalevante e passo Costalunga, con i tronchi degli alberi dilaniati, ma anche con qualche abete rosso che resiste solitario sotto un cielo ora muto e stellato ora azzurro e terso.

«Ho voluto dare voce alla natura» dice von Johnston. «Ho cercato di ricordare che la natura ha le sue leggi e che anche un disastro ambientale può preludere ad una rinascita, se siamo in grado di coglierne il significato». Le troppo spesso trasgredite leggi della natura sembrano ispirare l’opera del ventisettenne artista bolzanino, oggi attivo a Milano dove si è formato nella «Nuova accademia delle belle arti». «Vedi - mi racconta -, io non ho voluto testimoniare soltanto lo sfacelo: fotografando la devastazione arrecata dalla tempesta non ho inteso raccontare solo una storia di catastrofe, ma anche una storia di speranza. In quei paesaggi, ho cercato insomma una metafora dell’esistenza umana».

Non è un caso che le fotografie non siano in bianco in nero, come sembra ad un primo, frettoloso sguardo. Sono a colori, ma virando la luce sui gialli e le ombre sui blu, ne esce uno straniante effetto chiaroscurale. «Ho scelto di prediligere il giallo e il blu - dice von Johnston -, perché erano i colori prediletti da mio nonno: lui dipingeva e scriveva poesie».

E così sveliamo che il fotografo è un “nipote d’arte”, poiché il nonno era il noto pediatra Antonio Dattoli, mancato nel 2015. Di origini emiliane e bolzanino di adozione, Dattoli aveva pubblicato libri di poesia, come “Il sole negli occhi”, “Genesis” e “Il fiore dell’ibisco”. “Alternanze” fu il suo ultimo libro ed era tutto basato sul gioco chiaroscurale tra luci e ombre. Pochi sanno che il pediatra fu anche un fine pittore.

La sua abitazione di Corso Italia, oggi abitata dalla adorata moglie Mary, custodisce numerosi quadri del compianto medico.

E così, la storia di Vaia si intreccia con un’altra storia di perdita e di rinascita. La vena poetica di Antonio Dattoli torna sotto altre forme (la fotografia) nell’opera nel nipote. «Io non sono bravo con le parole» mi dice Daniel. «Ma quando ho scattato le foto, ho intrattenuto un silenzioso dialogo immaginario con mio nonno Antonio. Ricordo che quando ero bambino passeggiavamo in quei luoghi e lui mi raccontava storie e leggende dei boschi. Con la fotografia ho voluto raccontare una storia anche io».

Avendo conosciuto bene Antonio Dattoli, lo immagino visitare orgoglioso la mostra del nipote. Ne apprezzerebbe di certo le fotografie e con il suo indomito accento emiliano direbbe che sì, è proprio così, anche tra le rovine di un bosco abbattuto occorre cogliere i germogli di una rinascita. Sorriderebbe e direbbe che Daniel von Johnston ha interpretato bene la sua vecchia lezione.

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