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Donne e Giunta

Donne per le donne

In campagna elettorale tutti a cercarle per fare pink washing. Un lavaggio rosa delle liste per poi vantarsene quasi fossero parte di un harem dei candidati sindaci.
Community-Beitrag von Nadia Mazzardis21.06.2015
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Ma quando si tratta di governare, allora la partita si fa maschia. E il partito che ha insediato il primo governo paritario d'Italia, in salsa locale, le donne non le promuove, ma le lascia con il cerino in mano (Chiara Pasquali) o le propone col contagocce delle quote minime e indispensabili, tenendo conto di quelle degli alleati.

Il PD locale non ha portato grandi mutamenti di numeri in consiglio comunale a Bolzano, per quanto riguarda la presenza femminile. 3 erano e 3 sono rimaste. Di azioni positive reali, di spinte concrete verso un nuovo corso di vera politica per le donne e delle donne, non c'è stata ombra in campagna elettorale, se non portata avanti da qualche singola candidata. Di alleanze di uomini per le donne nemmeno. Al massimo qualche partecipazione di cortesia e nemmeno di tutti i candidati e le candidate ad alcune iniziative sul tema.

E il programma limato per far contenti tutti? Non le tiene in considerazione più di tanto. Tant'è che non si legge un rigo, almeno sui giornali, su asili nido in aumento o servizi agli anziani più al passo coi tempi.

Hanno ragione quindi Miriam Canestrini e Monica Franch quando parlano di grave assenza femminile nella rappresentanza PD in Giunta Comunale a Bolzano. E questa loro lettera mi riempie di soddisfazione, perché significa che aver messo in luce in questa campagna elettorale, l'esigenza di un punto di vista femminile al governo della città, sta dando i suoi frutti e sta sensibilizzando soprattutto le donne. Anche quelle che non sono passate alla storia per avere preso memorabili posizioni sulla questione femminile.
Quelle che pochi mesi fa non si scandalizzarono, ad esempio, che all'interno del PD le primarie a Sindaco venissero immaginate solo tra due uomini, oggi chiedono a gran voce un posto per le donne del PD, anche esterno. È questo che fa onore a queste donne. Non lo chiedono per sé stesse, ma per una donna. E come donna attivista sulla parità di genere in politica, non posso che salutare con favore questa loro nuova frontiera, dalla quale tutte le donne si attendono un vero cambio di paradigma nella politica delle donne, per le donne.

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Kommentare

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Palaia Renato 21.06.2015, 12:13
Il pensiero di Nadia rispecchia una situazione che purtroppo la recente campagna elettorale per le comunali ha messo tristemente a nudo. A Bolzano la politica è in mano in misura preponderante agli uomini e, al di fuori delle iniziative portate avanti dalla stessa Mazzardis, ci sono state poche voci a favore della presenza femminile nella gestione del comune. Il PD locale, non rispecchiando del tutto quello nazionale, su questo tema appare desolatamente al palo. La stessa candidatura a sindaco di Spagnolli ne è un segno evidente !! Una candidatura femminile, che potenzialmente fra le personalità bolzanine esisteva, avrebbe potuto avere un impatto di rinnovamento sulla città e avrebbe aperto ad un probabile maggiore consenso. sono mancati la volontà politica ed il coraggio, travolti dalla logica della conservazione e della presunzione di rappresentare il meglio nella continuità.
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Maurizia Spitaler 22.06.2015, 13:50
le donne per le donne? no grazie, perché le competenze hanno più valore, scegliere per genere è irrazionale e fasullo. Basta con le favole
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Nadia Mazzardis 22.06.2015, 14:02
Infatti i maschi sono competenti a prescindere, vero? Suona strano che donne che hanno vissuto il femminismo storico, cadano nel tranello di mescolare competenza al gap numerico. Oltre tutto dalle tue parole traspare una sorta di maschilismo interiorizzato. Cos'è non si potrebbe trovare una donna competente? Non ne abbiamo? Ma per favore! Vogliamo parlare di competenza? Facciamolo per tutti. Uomini e donne. Selezioniamo i politici per esame dei curricula. Vogliamo parlare di rappresentanza ridotta delle donne in politica? In un partito di sinistra, che ha fatto delle lotte femministe uno dei suoi must? Serve una spolveratina di cultura delle pari opportunità, se questa è la risposta di una donna militante. Ne ha pure parlato Civati ieri della riappropriazione del femminismo, guarda te... Il punto di vista femminile in politica manca, e infatti nel programma non si parla di aumento dei servizi, ma è finito il tempo in cui le donne andavano in pre-pensionamento per accudire figli e nipoti. E quindi come la risolviamo? Col solito maschio competente a prescindere? Almeno che questa cosa si oggetto di dibattito, non di luoghi comuni di cui le persone non ne possono più e per questo non vanno più a votare
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Maurizia Spitaler 22.06.2015, 14:06
quando si parla per teorie è inutile rispondere
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Nadia Mazzardis 22.06.2015, 14:16
Continuate a non discuterne e a chiamarle teorie... intanto le donne italiane non fanno più figli. http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2014/report-highlights/
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Sergio Sette 23.06.2015, 17:23
In un mondo pieno di correnti e "quote", specialmente in Alto Adige dove ne esiste già una in più che dalle altre parti (per altro odiosa), non si sente proprio la mancanza di ulteriori quote. Le donne, specialmente qui in Alto Adige, hanno certamente l'opportunità di farsi valere e votare. Sinceramente fossi donna ad occupare un posto in "quota rosa" mi sentirei un pochino avvilita. Non capisco poi la relazione con la tendenza a non fare più figli. Protesta per scarsa rappresentanza politica ?
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Nadia Mazzardis 23.06.2015, 18:44
E come mai secondo lei, visto che abbiamo tutte queste opportunità, non siamo rappresentate nei consigli di amministrazione, non siamo dove si governa se non nel numero minimo delle quote? Le teorie con cui si riempiono le bocche gli esperti di pari opportunità denoantri, solitamente sono due, o che le donne non sono interessate alla politica o che le donne basterebbe si facessero votare dalle donne. Caro il mio Sergio Sette, si legga un po' di dati del World Economic Forum e poi mi racconti. Le pari opportunità non ci sono, e non a caso abbiamo ancora bisogno di una commissione pari opportunità e abbiamo bisogno di fare leggi che impongano le donne nelle liste, altrimenti se la spartirebbero tutta tra uomini. Cosa c'entra tutto ciò con il fatto che non si fanno più figli? Mancano i servizi, caro Sergio, non ci sono nidi, non ci sono centri di lungo degenza per anziani. E non c'è chi fa le leggi per potenziarli. L'Italia e l'Alto Adige, quello delle opportunità per le donne di farsi valere, costringe 700 donne all'anno a licenziarsi quando nasce un bambino. E non è una scelta. E' una decisione forzata. E se non hai i servizi e devi curare i pupi e i nonni e lavorare ben 10 ore alla settimana in più di un uomo in termini domestici, come la fai la carriera? Dove lo trovi il tempo per fare politica? Quindi le nuove generazioni scelgono. Scelgono di non fare figli. In politica è indispensabile il punto di vista delle donne, quelle che "von Mutter zu Mutter" conoscono la vita delle donne, e la portano nelle istituzioni. Altrimenti voi uomini, continuerete ad organizzare la vita sociale di questo Paese, come se fosse naturale avere una moglie a casa, a cui delegare il welfare gratuito. #bastaluoghicomuni
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Sergio Sette 23.06.2015, 19:42
Oddio, spero di non essere stato offensivo, nel caso lei lo avesse percepito così me ne scuso. Colgo un nervo scoperto ed un po' livore nei confronti degli uomini, sempre senza offesa tengo a ribadirlo, ma a me pare un pochino fuori dal tempo. Le cose già per la nostra generazione sono molto diverse rispetto a quella dei nostri genitori, per i più giovani di noi ancora più diverse. Man mano che le donne acquistano spazio nel mondo del lavoro la società si evolve e così anche il rapporto uomo-donna. Donne impegnate sul lavoro come e più dei colleghi maschi così come sempre più uomini in grado di badare a casa e famiglia. Il mutamento (in meglio) della società è innegabile. La contrapposizione che riporta lei sta rapidamente svanendo tanto più nelle nuove generazioni che sono già cresciute in contesti dove madre e padre spesso si occupano in modo abbastanza equilibrato della gestione della famiglia. Non mi riconosco nemmeno nell'affermazione "noi donne non facciamo più figli", perchè i figli non li fa più la famiglia, non è una scelta della donna di non farli. Perchè la società non è strutturata per una famiglia (i nidi mancano per mamme e papà, non solo per le mamme). Una società dove devono lavorare full-time madre e padre per sopravvivere non è un modello adatto a creare famiglia con prole, mettiamoci il cuore in pace e non gettiamo la croce sugli uomini per carità. Se bastasse un solo stipendio sono certo che uomini e donne saprebbero suddividersi i tempi equamente con due part-time. L'uomo che vede la donna moglie a casa a crescere bambini è un residuo di una cultura ormai morta, come minimo alle nostre latitudini. Non per nulla proprio fra le più giovani il discorso quote rosa non è ben visto. Non si sentono più inferiori o svantaggiate dei loro compagni (per fortuna). Le quote sono una medicina assai pericolosa, come la chemioterapia: la si usa solo in casi disperati e per il periodo strettamente necessario a risolvere l'emergenza. Se usata senza questi presupposti o protratta oltre lo stretto necessario da medicina si trasforma in veleno. Ecco, penso che per le quote rosa, il momento sia oramai passato.
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Nadia Mazzardis 23.06.2015, 20:13
Caro Sergio eccome che coglie un nervo scoperto. Tra le tante attività che svolgo, mi occupo di ricerca proprio sui temi delle pari opportunità e di educazione di genere, ossia di progetti all'interno delle scuole per rendere consapevoli i ragazzi e le ragazze dei ruoli attribuiti dalla società in maniera stereotipata. Purtroppo le sue affermazioni, sono le affermazioni di tanti, ma sono affermazioni superficiali, mi perdoni, che non trovano riscontri nei dati statistici che ci danno al 114° posto come paese, per quanto riguarda le pari opportunità. Dire che le mie affermazioni sono fuori tempo, fa percepire ovviamente quanto per un uomo, esse siano fuori tempo, ossia per un soggetto che socialmente è ed è stato dominante, e quindi non percepisce la non dominanza. La Commissione Provinciale Pari Opportunità ha presentato i dati di una recente statistica nel mese di aprile. In Alto Adige, non nel Burkina Faso, le donne lavorano mediamente 10 ore alla settimana, gratuitamente, a casa per assolvere quello che tecnicamente si chiama "lavoro di cura". Possiamo raccontarci che il vicino di casa, il figlio o il nipote "aiutano", ma appunto ancora sentiamo nel linguaggio comune usare espressioni come "mio marito mi aiuta in casa", come se fosse scritto nelle tavole di pietra, che la donna deve fare e l'uomo aiutare. Oppure quando si parla di donne che lavorano, non si pensa che le donne lavorano sia dentro che fuori casa. Così come quando si dice che le donne "devono" lavorare, si parte da un punto di vista, questo sì fuori tempo. Perchè le donne vogliono avere un progetto di vita che vada al di là della famiglia, esattamente come gli uomini. Nell'epoca delle partite iva fasulle, dei cocopro, dei contratti a tempo determinato, certo che i servizi mancano alla "famiglia" ma se mancano è responsabilità degli uomini che fino ad oggi hanno governato. Perchè è stata loro la responsabilità di non aver mai immaginato un mondo diverso. E questa responsabilità come uomini dovete assumervela. Non è rivendicazione o contrapposizione. Oggi io mi aspetto dagli uomini, che dicano "sì, ci manca una parte della visione del mondo e c'è bisogno delle donne in politica". Tanti lo dicono, ma poi nessuno lo fa, concretamente. E le donne se non ci sono le quote non entrano, perchè il potere si tramanda per reti di relazioni amicali. E gli uomini hanno più amici uomini. E' statistica, caro Sergio. Sì le quote sono un male. Ma un male necessario, sempre di più. Perchè ci sono più donne in proporzione nel parlamento Ruandese che nel nostro. E le ricordo che in alcune regioni e comuni italiani, oggi, non nel medioevo, non si riescono a comporre le giunte per assenza di donne. Meno male che c'è una legge che lo vieta! Ma che tristezza averne bisogno
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Sergio Sette 10.08.2015, 07:19
Torno su questo post perché questo articolo sul Fatto Quotidiano me lo ha fatto tornare in mente http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/09/livorno-il-padre-senza-diritti-fuga-con-il-figlio/1945684/
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Nadia Mazzardis 10.08.2015, 08:48
Articolo interessante, che conferma il tipo di cultura patriarcale del ns paese, che non dà agli uomini il giusto ruolo nella famiglia, ma li relega in quello del padre/padrone che deve pagare. In Alto Adige .südtirol ci sono almeno 2 associazioni, quella dei padri separati, sviluppatasi naturalmente in Asdi, associazione separati e divorziati, è la Väter Aktiv che si occupano di questo tema in modo molto professionale. Da un confronto con quest'ultima è emersa la necessità di mostrare i padri capaci di assumersi responsabilità di cura, non solo dopo la separazione, ma anche durante la vita di coppia. E leggi come il congedo parentale post partum, da suddividere obbligatoriamente al 50/50 tra mamma e papà come accade nel nord Europa, potrebbero fare la differenza. Dissento solo su un passaggio dell'articolo, quello in cui il giornalista sostiene di non avere mai conosciuto donne pagate meno degli uomini per fare lo stesso lavoro. Ecco, mentre per documentare il tema degli affidamenti, cita date, sentenze e giudici. Per svilire un fatto (l'equal pay day non è un'invenzione delle femministe, ma un tema mondiale) che riguarda una condizione femminile ben codificata da numeri e statistiche, si limita a citare le proprie conoscenze personali (mai conosciuta una). In questo modo dimostra di fare ancora propria la cultura patriarcale, tale per cui per solidarietà di genere, le condizioni di debolezza delle donne, vanno negate, mentre le condizioni di debolezza maschile vanno sostenute. Resto convinta che per scardinare questa cultura il lavoro da fare debba essere di condivisione tra uomini e donne di problemi che permeano la ns società e non di rivendicazione, di un problema come più importante di un altro. E sistemare il problema dell'equità stipendiale, sotto a quello dell'affido, non porta a nulla
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Erika Zomer Kössler 22.06.2015, 14:47
Purtroppo è ancora necessario sottolineare che le donne sono considerate meno, pagate meno, messe lì per far vedere che ci sono, quasi un fiore all'occhiello del maschio di turno che dice : " io sono a favore delle donne". Per favore, non scherziamo. Le competenze servono, le idee servono, i dibattiti servono. Ma non per far dire che le donne non sono tapezzeria. Serve tutto, per chi sta lottando per vivere e affermarsi, per chi deve costruirsi un futuro (senza pensare che senza maschio accanto non ce l potrò mai fare), per chi sogna un futuro, per chi si mette in gioco in politica, con il preciso scopo di migliorare questa società vecchia, maschilista e tutto fuorchè paritaria! Ho lasciato il MIO lavoro per accudire i figli, mi sono prodigata in mille lavoretti per tirare alla fine del mese senza avere aiuto da nonni o babysitter. Vedo che nel supermercato in cui mi reco quotidianamente la signora che era la "padrona di casa" è stata silurata per dare posto a un ragazzo giovane che viene d afuori provincia, e che non conosce nulla. Ah, il supermercaot è in perdita. La signor aha cambiato lavoro e deve recarsi a BZ, invece che a poche centinaia di metri da casa, per aver pari lavoro ma nessuna pormozioni dopo aver lavorato per 30 anni. Dai, Maurizia! Non puoi ignorare queste cose! E il maschio è più competente di una persona che conosce personalmente tutti i clienti e ogni angolo del supermercato? Quando gli chiedi dove sia finito il latte , balbetta miseramente. Ps. d aquando lei se ne è andata è almeno il 5° gerente maschio sotto i trent'anni ch eil supermercato cambia. Lei è andata via meno di due anni fa. Questo è un esempio. E poi cosa ho notato? Che appena una dice o fa qualcosa, le donne, le altre, sono lì a criticare, a negare, a rifiutare. Invece dovremmo unirci, modificare ciò che è sbagliato, contribuire con idee e ragionamenti, correggere storiture varie. Invece, le donne cadono nel vecchio gioco ( maschilista?) di far fuori quella che dice o fa qualcosa di diverso. Il tempo delle streghe non è mai passato. Specialmente tra noi.
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Palaia Renato 22.06.2015, 18:28
Certamente non è da condividere la scelta delle donne in politica in quanto tali, che costituirebbe una scelta fine a se stessa. E' venuto il momento di riconoscere fra le donne quelle competenze, che molti uomini "impegnati" nella politica non garantiscono. Non credo che abbia inciso una valutazione della competenza nel determinare la riduzione a 11 su 35 delle elette nel consiglio comunale di Bolzano. Ci sono consolidati giochi di potere dentro i partiti, che tendono ad emarginare dai ruoli più importanti le rappresentati di genere femminile e che passano brutalmente sopra il criterio della competenza. Alcuni candidati dispongono di una base elettorale assicurata in virtù del ruolo che occupano nella società civile, a prescindere dalle loro oggettive capacità. A mio parere è necessaria un'analisi a tutto campo della società e della sua cultura dominante per spiegare determinati fenomeni che si riflettono nella politica. E qui si parla di meccanismi concreti che favoriscono generalmente il genere maschile. E' banale dirlo, ma la competenza, per sua natura, si acquisisce nel momento in cui vengono forniti alle persone interessate gli strumenti per allargare ed approfondire la propria conoscenza. Viene da chiedersi se per caso nella società questi strumenti vengono forniti indistintamente ai due generi. La risposta è inevitabilmente negativa !! Per concludere, non vi siete chieste per quale motivo i "maschietti" si sono defilati rispetto a questo dibattito, che li dovrebbe vedere come principale parte in causa ? Nadia, Maurizia ed Erika, voi sapete che è mia abitudine intruffolarmi dovunque, ma soprattutto dove si discutono problemi di carattere generale. Questo spiega il motivo per cui mi sono sentito coinvolto.
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Nadia Mazzardis 22.06.2015, 18:55
Renato, se parli di strumenti per approfondire le proprie competenze, in ambito politico amministrativo, sono d'accordo che alle donne non vengono fornite, perchè trovano chiusi gli accessi al potere, che si tramanda per reti di relazioni e quindi tra uomini è più facile. Per non parlare delle donne che non sanno riconoscere la leadership alle donne, e se devono scegliere, per modello culturale, preferiscono votare un uomo. In fondo ancora ci guardiamo tra di noi, con gli occhiali del maschio alpha. Mentre sulle conoscenze e gli strumenti per arrivarci in campo generale, oltre che sulle competenze, non sono d'accordo. Oggi in Italia -in Pakistan forse no, ma in Italia sì- le donne hanno competenze e conoscenze. Lo dimostrano 13.000 laureate in medicina contro i 6.000 laureati mediamente ogni anno dal 2010. Ma i primariati alle donne sono al 14%...questo dato la dice lunga. Insisto, non è teoria, è pratica e sono numeri.
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Palaia Renato 22.06.2015, 19:27
Nadia, il mio riferimento sulle competenze riguardava quelle che si acquisiscono dopo avere concluso gli studi, di qualunque indirizzo siano, e che hanno maggiore possibilità di crescita nel momento in cui alle donne vengono assegnati ruoli di responsabilità al pari di quelli degli uomini. Sappiamo che ai vertici dirigenziali vengono purtroppo collocati prevalentemente uomini, che così hanno maggiore possibilità di sviluppare le loro competenze nell'esperienza del lavoro. La società maschilista è il tremendo vaglio che privilegia gli uomini, come hai detto tu, spesso con la complicità di alcune donne. Per questo ho parlato di un problema culturale che attraversa tutta la società in ogni sua espressione.
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Palaia Renato 24.06.2015, 09:08
Credo che per entrare nel merito della questione femminile, sia necessario avere una visione globale della società, evitando di generalizzare situazioni particolari che riguardano il proprio limitato contesto. I dati forniti da Nadia Mazzardis sono la dimostrazione di una percezione corretta dei ruoli che nella vita sociale ed in particolare in quella politica hanno gli uomini e le donne. E' fuorviante accennare al fatto che un microprogresso nella condizione femminile è avvenuto negli ultimi anni. La crisi economica tuttavia lo ha quasi annullato, in quanto è stata pagata nell'equilibrio delle famiglie soprattutto dalla donna, che più facilmente ha perso il lavoro o la possibilità di trovarlo. Però non bisogna essere necessariamente esperti sociologi, per constare con un minimo di attenzione che i ruoli fondamentali nella vita civile continuano ad essere coperti dagli uomini. Visto che il Sig. Sergio Sette ha citato la proporzionale sudtirolese per associarla alle quote rosa, dimentica che anch'essa è stata necessaria per ripristinare un equilibrio fra i gruppi etnici nelle amministrazioni provinciali, che il fascismo aveva fatto venir meno, anche se adesso oggettivamente è un'istituto superato, avendo già raggiunto il suo obbiettivo. Lo stesso valore è da attribuirsi alle quote rosa, che devono diventare una forzatura temporanea per favorire il giusto equilibrio di rappresentanza nella società civile fra i due generi, con la prospettiva naturale di abolirle a risultato ottenuto.
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