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Facebook/Peter Lorenzi

Peter Lorenzi, giornalista bolzanino in pensione, ha lavorato 40 anni per la RSI, la radiotelevisione svizzera di lingua italiana

L'intervista
Peter Lorenzi, giornalista bolzanino e svizzero d’adozione, sulla vittoria degli anti-frontalieri nel Ticino. Quando gli stranieri sgraditi sono gli italiani.
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Accade in Svizzera: si chiama “Prima i nostri” - come impone la più tetragona e consumata delle tradizioni populiste ben rodate anche in Italia - ed è l’articolo costituzionale approvato nell’ambito dell’iniziativa popolare (non chiamatelo referendum) che si è tenuta domenica 25 settembre nel Canton Ticino. Il 58% dei votanti ha deciso in sostanza che nelle assunzioni deve essere data la precedenza, a pari qualifiche professionali, ai lavoratori che vivono sul territorio rispetto a chi viene dall’estero, in barba agli oltre 60mila frontalieri italiani, perlopiù residenti nelle province di Como e Varese, in Lombardia, che ogni giorno attraversano il confine per andare a lavorare nel Ticino. La proposta è stata avanzata dall’Unione Democratica di Centro (UDC), il partito di destra che è anche il maggiore catalizzatore di consensi nel paese elvetico, ed è stata sostenuta dalla Lega dei Ticinesi. Il 9 febbraio 2014, è opportuno ricordare, la maggioranza degli elvetici votò a favore di un’altra iniziativa, in questo caso federale, per limitare il numero di immigrati e lavoratori stranieri in Svizzera. Peter Lorenzi, giornalista d’origine bolzanina, che ha lavorato 40 anni per la televisione svizzera, la RSI, spiega perché queste proposte sono di fatto inattuabili.

Locandina dei Giovani UDC a favore dell'iniziativa "Prima i nostri" in cui viene citata la votazione del 9 febbraio 2014
 

salto.bz: Lorenzi, quali crede che saranno, se ci saranno, le ripercussioni del voto di domenica scorsa sul mercato del lavoro?
Peter Lorenzi: Malgrado la vittoria del sì la proposta non verrà concretizzata, perché è in contrasto sia con il diritto federale sia con quello internazionale e cioè con i cosiddetti accordi bilaterali che la Svizzera ha firmato nel 2002 con l’Unione Europea sulla libera circolazione delle persone e delle merci. Esiste quindi questo doppio contrasto invalidante, del resto al Parlamento nazionale Berna si è già espressa contro l'iniziativa. Inoltre, secondo quanto già stabilito dal Tribunale federale di Losanna, massima espressione giuridica, in caso di contrasto, come in questa circostanza, prevale sempre il diritto internazionale.

Senza contare che una iniziativa del genere complicherebbe inevitabilmente i rapporti fra l’Ue e la Svizzera.
Infatti. C’è da dire che nel resto della Svizzera i contratti bilaterali sono tenuti maggiormente in conto e difficilmente si rischierebbe di mettere in discussione le molte relazioni, soprattutto commerciali e finanziarie, esistenti. Facciamo un esempio: se saltassero gli accordi bilaterali ogni volta bisognerebbe chiedere il permesso o pagare una sovratassa per fare atterrare un aereo. È scontato che questo non accadrà. Siamo di fronte a una situazione simile a quella del 2014, quando si votò a livello nazionale contro l’immigrazione di massa, sono più di 2 anni che cercano di attuarla ma si scontra con i contratti bilaterali. Stavolta il Ministro degli esteri svizzero ha tranquillizzato il suo omologo italiano Paolo Gentiloni dicendogli che non sarebbe cambiato nulla nonostante il risultato dell'iniziativa.

Intanto quanto accaduto non agevola certo i rapporti con i frontalieri.
Il fatto è che gli italiani vengono assunti dagli imprenditori svizzeri perché costano meno, si tratta di manodopera che viene sfruttata perché viene pagata mediamente 3-4mila franchi, cifra che nessuno svizzero accetterebbe ma che per un italiano è più che sufficiente.

Ma se allora i lavoratori italiani sono indispensabili come si spiega il voto di domenica?
La cosa buffa è che si tratta di una lotta di leghisti contro leghisti, da una parte quelli ticinesi e dall’altra i lombardi. E proprio il presidente della Lombardia Roberto Maroni si è molto alterato per la vittoria del sì e ha proposto a Renzi di istituire una zona franca intorno al confine con la Svizzera dove le ditte italiane possano ottenere agevolazioni fiscali in modo che i frontalieri che ora si recano in Svizzera un domani vengano a lavorare in Italia, in quest’area specifica.

"Certi lavori gli svizzeri non li fanno più, è un po’ come in Italia che alcuni mestieri sono ormai prerogativa degli immigrati."

Quali sono i settori in cui gli italiani sono più richiesti?
Esplicativa è stata ancora una battuta di Maroni. Ha detto che se per tre giorni i frontalieri non entrano in Svizzera, tutti gli alberghi, i ristoranti, gli ospedali, i supermercati, i cantieri si fermano perché non avrebbero più la forza lavoro necessaria. Il 60-70% degli infermieri negli ospedali sono italiani, stesso discorso vale per i camerieri. Certi lavori gli svizzeri non li fanno più, è un po’ come in Italia che alcuni mestieri sono ormai prerogativa degli immigrati. E nel Ticino sono gli italiani a fare quei lavori. È difficile, per dire, vedere un ticinese con la pala in mano in un cantiere.

Sono molti gli altoatesini che lavorano nel Ticino?
Non molti, no. Circa 3mila sono invece i frontalieri della Val Venosta ma fanno parte del canton Grigioni che non si è espresso in merito all’iniziativa del 25 settembre. Diversi altri si trovano a Zurigo, Berna, Sciaffusa ma quelli, dal momento che parlano il tedesco, sono molto integrati, “non disturbano”, per così dire. E poi ci sono molti italiani diventati svizzeri che rinnegano di essere italiani. Succede anche questo.

Paolo Bernasconi, ex procuratore a Lugano, ha detto che “dietro il risultato di questo referendum c’è un problema di istruzione” e che coloro che hanno votato a favore ignorano “le regole basilari dell’economia”, cosa ne pensa?
Che ha ragione. Se i frontalieri non venissero a lavorare qui salterebbe tutta l’economia ticinese. E non c'è solo il fatto che costano meno ma che spesso sono anche più preparati rispetto agli svizzeri.

Di fatto quella espressa con il voto è stata una scelta anti-italiana.
È così, ma è l’opinione del 30-40% della popolazione, non tutti i ticinesi la pensano così. Bisogna ricordarsi che c’è sempre qualcuno che si trova più a sud di noi. Fa quasi sorridere poi che Salvini elogi l’esito di questa votazione.

"Quando gli svizzeri dicono che gli italiani rubano loro il posto di lavoro dicono una bugia."

La Brexit lo scorso giugno, ora il Ticino che evoca muri, sono prova che lo spirito europeo va progressivamente affievolendosi?
Mah, vede, quasi metà della Svizzera è anti-europea, fiera di essere neutrale e i suoi abitanti fieri di essere extracomunitari, a questo tengono molto, come gli inglesi. Del resto la moneta degli elvetici è forte, l’economia funziona, la disoccupazione è al 3,1%, certo, hanno questo atteggiamento da primi della classe ma i numeri danno loro ragione. Quando gli svizzeri dicono che gli italiani rubano loro il posto di lavoro dicono una bugia, quelli che figurano disoccupati è perché non hanno voglia di lavorare. Solo che poi diventa facile rigirare le cose e dire “Prima i nostri” riciclando slogan tanto cari alla Lega Nord, coniati già ai tempi di Umberto Bossi. Niente di nuovo, insomma.

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Kommentare

Bild des Benutzers Alberto Stenico
Non dimentichiamo, però, che noi altoatesini/sudtirolesi abbiamo uno Statuto di Autonomia che recita (Art.10): "I cittadini residenti nella provincia di Bolzano hanno diritto alla precedenza nel collocamento al lavoro nel territorio della provincia stessa...". Il principio vale sia per gli "stranieri", che per cittadini italiani di altre province (Trento compresa). Non mi risultano a Bolzano grida di scandalo, proteste o richieste di modifica di questo articolo dello Statuto.
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