Economia | Lavoro e territorio

Contrattare a Bolzano

Il contratto di lavoro nazionale, non riconosce le differenze territoriali del mondo del lavoro.
Serve una contrattazione locale e lavoratori ed imprese protagonisti.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: Unsplash

E’ stato giusto, oltre 50 anni fa, abolire le cosiddette “gabbie salariali”. A quel tempo, a livello centrale, da Roma, venivano stabilite retribuzioni differenziate per ogni provincia. Nessuna autonomia per i territori, ma solo una classifica arbitraria del diverso valore del lavoro, in genere con divario tra Nord e Sud. Le gabbie sono scomparse, ma purtroppo ne è rimasto ancora intatto il tabù. I contratti di lavoro sono nazionali, di categoria, di grandi gruppi economici, ma mai di carattere territoriale: non si possono differenziare retribuzioni-base e tantomeno normative del lavoro in funzione dei diversi mercati del lavoro territoriali. Al massimo si procede ad integrazioni, piuttosto marginali, al contratto nazionale di lavoro, valido da Capo Passero alla Vetta d’Italia. Nel frattempo, in questi ultimi cinquant’anni, è successo di tutto e il mercato del lavoro si è ancor più profondamente modificato e differenziato nel territorio. Differenti performance economiche, differenti livelli di prezzi per i generi di prima necessità e per le case. E’ rimasta ancora presente la piaga della disoccupazione, ma nel contempo ci sono territori con grande carenza di manodopera. Ci sono distretti con attività economiche a forte richiesta di personale specializzato, altri, al contrario, dove prevalgono ancora attività a bassa qualificazione professionale.
Può un unico contratto nazionale di lavoro dare una risposta adeguata alle diverse situazioni con le quali lavoratori ed imprese si confrontano? Certo, no. Il contratto lascia scoperte parti importanti della condizione lavorativa specifica in ogni territorio: dalle retribuzioni, ai benefit sociali, alla flessibilità della organizzazione del lavoro. Regole uguali per situazioni differenti sono la peggiore ingiustizia. Ciò che il contratto unico nazionale non copre, diventa spazio crescente per l’iniziativa unilaterale e discrezionale dei datori di lavoro con l’indebolimento di ogni prospettiva di partecipazione dei lavoratori. E’ la ditta che offre (quando vuole e a chi vuole) quello che nel contratto di lavoro non è previsto.
Bene ha fatto il Sindacato della mia provincia ad annunciare un anno 2023 di contrattazione locale per aumentare i salari e non solo. Gli stessi datori di lavoro, alla prese con la carenza di manodopera, dichiarano la disponibilità di sedersi al tavolo delle trattative. Vedremo, ma ormai si è capito come sia indispensabile ritagliare un vestito su misura per il mondo del lavoro altoatesino. Usciti dalle “gabbie”, prendiamoci le nostre responsabilità e diamo in prima persona e urgentemente risposte concrete a chi lavora in Alto Adige/Südtirol.
(www.albertostenico.it)