pascoli_1.jpg
w
Advertisement
Advertisement
Avvenne domani

La quadratura del cubo

Il dibattito sulla nuova sede del Museo Archeologico di Bolzano rivela ancora una volta una città sospesa tra passato e futuro
Colonna di
Ritratto di Maurizio Ferrandi
Maurizio Ferrandi04.06.2022
Advertisement

Mentre resta irrisolto il mistero riguardante il perché la realizzazione di una nuova sede per il Museo Archeologico debba occupare il primissimo posto nell’agenda di una Bolzano che parrebbe avere ben altri problemi, e più urgenti, da risolvere, dobbiamo prendere atto che sul tema si è scatenata l’ennesima disfida tra innovatori e tradizionalisti, tra difensori della memoria architettonica e propugnatori di soluzioni all’avanguardia.
Un balletto di opinioni che, nel capoluogo altoatesino più che altrove dura ormai da decenni tingendosi a volte dell’inevitabile coloratura di una polemica a sfondo etnico/storico.
In attesa di vedere chi vincerà stavolta la tenzone, vale forse la pena di riepilogare, come è costume di questa rubrica, la trama di alcune almeno delle puntate precedenti.

Si è rotto il ponte

Il primo capitolo è riservato ad una struttura che guarda direttamente negli occhi l’edificio che secondo il progetto di Renzo Piano dovrebbe scomparire per lasciar posto al cubo e alle betulle: il ponte Talvera.
È il primo dicembre del 1977 quando, dopo alcuni sondaggi sulle fondazioni del vecchio manufatto d’epoca austroungarica, ci si accorge che c’è il concreto rischio che venga giù tutto. Decisione immediata e obbligata: blocco del traffico pesante. Passaggio consentito solo a pedoni e bici. Ad alleviare i disagi arrivano, a tempo di record, due ponti Bailey realizzati dal genio militare. A quel punto si pone l’interrogativo su come rimpiazzare il vecchio ponte nato a suo tempo per sostituire una passerella il legno e collegare la città vecchia con Gries e quindi Merano e divenuto quindi anello di congiunzione tra il centro storico e la città “nuova” disegnata da Marcello Piacentini.

A questo punto, con un certo ritardo, si sveglia il popolo dei bolzanini affezionati al passato

In Comune si decide di bandire un concorso per il progetto di un ponte tutto nuovo. Il concorso si fa e vince il progetto dell’Architetto Bruno Micheli. A questo punto, con un certo ritardo, si sveglia il popolo dei bolzanini affezionati al passato. Il ponte, dicono, va ricostruito com’era per conservare nel tempo l’immagine consacrata dalle cartoline turistiche. È una battaglia che si sviluppa anche nelle aule giudiziarie. I protezionisti raccolgono ben 23 mila firme a sostegno di una richiesta che, alla fine, riesce a far breccia anche nell’apparato politico. Il progetto di Bruno Micheli finisce in un cassetto e il ponte viene ricostruito esattamente com’era. È inaugurato il 29 settembre del 1990, dopo ben tredici anni di chiusura Nella stessa operazione di recupero puntiglioso del passato va annoverata anche la ricostruzione della torre del Museo Civico abbattuta in epoca fascista. Restando in tema di ponti va sottolineato che una scelta diametralmente opposta viene compiuta qualche centinaio di metri più a sud per il ponte Druso che perde per sempre le proprie caratteristiche e le aquile romane che lo adornavano.

Dagli al razionalista!

Allargando di quel tanto il raggio delle notazioni non si può non percorrere idealmente il Corso Libertà e fermarsi davanti alla memoria dello splendido Cinema Teatro Corso, demolito proprio negli anni in cui si litigava sul ponte Talvera, senza che nessuno allora gridasse più di tanto allo scempio. Il palazzone di uffici e negozi che lo ha sostituito è oggi semivuoto come molti altri edifici della zona. In molti casi il denominatore unico è costituito dal fatto che la proprietà è del maggior player privato dell’urbanistica cittadina, lo stesso che con un rapido colpo di mano si assicurò il controllo di tutti o quasi tutti gli edifici della Bolzano piacentiniana e che ora detta le regole anche per la possibile acquisizione dell’ex INA. Vis a vis con l’ex Cinema Corso un altro punto dolente dell’urbanistica bolzanina. Il grande complesso scolastico dell’ex Longon attende ormai da anni di diventare il polo bibliotecario unico della città. In questo caso la necessità di conservare l’assetto originario è stata raggiunta con un compromesso: Salva la facciata con la scalinata e demolito tutto il grigio edificio retrostante. Sono scelte utilizzate anche per l’ex GIL di via Druso, recuperata da un triste destino di cinema a luci rosse e ora sede dell’EURAC.

Funzionò in quel caso la tutela artistica, le cui regole a Bolzano sembrano attivarsi un po’ a singhiozzo

Il nostro percorso va concludersi su una piazza, quella intitolata ai Domenicani, il cui lato ad ovest è chiuso da un altro gioiello del razionalismo, fotografato e citato sui libri di storia dell’arte. Il proprietario, sempre quello di cui sopra, fu costretto anni fa a rimettere al loro posto le scritte che decorano la facciata. Funzionò in quel caso la tutela artistica, le cui regole a Bolzano sembrano attivarsi un po’ a singhiozzo. Proprio vicino all’edificio in questione c’era infatti il bel complesso che ospitava, sin dai tempi della Duplice Monarchia, l’ospedale cittadino. Rimasto deserto dopo il trasferimento dei reparti a San Maurizio. Era stato riadattato con ottimi risultati per accogliere le collezioni del Museion. A ripensarci oggi sarebbe potuto diventare una location ideale anche per Ötzi, ma il destino, cinico e baro, ha voluto altrimenti.

L’unico condannato al silenzio è lui Ötzi che probabilmente se ne sarebbe rimato volentieri nel suo gelido giaciglio vicino al Giogo di Tisa

Occorreva trovare una sede per la nuova Università e il vecchio edificio, con i suoi corridoi, i passaggi gli stanzoni fu demolito in un batter d’occhio assieme agli alberi maestosi che adornavano il giardino prospicente la facciata principale. A ricordarcelo resta solamente, ben restaurata, una palazzina che si affaccia su via Ospedale. Al suo posto un cubo sicuramente funzionale ma che forse poteva trovar posto anche da qualche altra parte.
Cari turisti, il giro nella Bolzano dello scontro tra vecchio e nuovo, tra tutela degli insiemi e ardimento futurista finisce qui. Tutti, come giusto, dicono e diranno la loro opinione, L’unico condannato al silenzio è lui, Ötzi, che probabilmente se ne sarebbe rimasto volentieri nel suo gelido giaciglio vicino al Giogo di Tisa.

Advertisement
Advertisement
Ritratto di Massimo Mollica
Massimo Mollica 4 Giugno, 2022 - 20:30

Bellissimo articolo come sempre! Il punto è qual'è la vera anima di Bolzano Bozen? Davvero perdiamo identità se viene buttato giù l' ex INA? Per la cronaca sono dovuto andare a vedere il significato di INA: Istituto Nazionale Assicurazioni (operante sul mercato italiano dal 1912 al 2013). E onestamente non credo che appartenga (l' ufficio) alla storia di questa città, e se lo appartiene nessuno lo ha tramandato, quindi di fatto non esiste. Diverso il discorso delle scuole Pascoli, dove è andata a studiare mia mamma. Ma qui l'intento è nobile: una biblioteca degna del suo nome, visto che oggi è relegata quasi a simboleggiare il declino della cultura.
Ribadisco , qual'è la storia che vogliamo tramandare di questa città? O è semplice nostalgia di un tempo che non ritornerà mai più?
E ancora, quand'è che è finita la politica, a tal punto che il "maggior player privato dell’urbanistica cittadina" prendesse il totale sopravvento?
E' proprio vero che viviamo in un periodo nichilista dove Dio è morto. L'attuale diattriba su dove mettere la mummia ha solo motivazioni economiche. Chissà quanti intrallazzi vi sono in gioco. E lo scandalo sulle intercettazioni ha avuto un mero impatto mediatico, utile al giornalista, ma non ha svelato le vere mancanze di questa nostra società.

Advertisement
Advertisement
Advertisement