E alla fine, stremati, si arresero

La proposta del Landeshauptmann Luis Durnwalder di istituire una scuola "paritetica" sul modello di quella ladina per gli extracomunitari ha riportato in primo piano il problema della scuola e dell'insegnamento/apprendimento della seconda lingua. In realtà la proposta di Durnwalder, fortemente (e a ragione) criticata dai media e da molte parti politiche é perfettamente coerente con quello che la SVP da sempre propone per la scuola. Si tratta di un semplice "adeguamento" alle mutate circostanze che vedono ormai radicata e consistente la presenza di altre etnie oltre a quelle "canoniche".
Dare molto rilievo all'aspetto degli extracomunitari però rischia di mettere in secondo piano il problema che in realtà é globale. In particolare l'aspetto, a mio parere estremamente sottovalutato, dell'iscrizione in massa alle scuole tedesche non solo degli extracomunitari ma anche degli italiani (e io sono uno di questi).
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: © Oswald Stimpfl

Perché l'iscrizione di massa alle scuole tedesche non è solo la dimostrazione del fallimento totale del sistema scolastico (tutto) per quanto riguarda l'insegnamento della seconda lingua, della ferma volontà delle famiglie di superare il problema linguistico e garantire ai propri figli un futuro migliore nella società altoatesina, del sincero desiderio di superare finalmente le barriere etniche e di promuovere la reale convivenza.

Il fenomeno rappresenta anche la resa incondizionata di un gruppo in difficoltà che stanco di vedersi negate tutte le alternative, di essere discriminato da norme ingiuste come la proporzionale, alla fine decide di comportarsi come si comportano gli emigranti in terra straniera, iscrivendo i figli nella scuola dello stato che li ospita.

La differenza sostanziale é che mentre l'emigrante é consapevole di essere ospite (perché in effetti lo é davvero) e decide deliberatamente di iniziare per i propri figli un processo di integrazione che li condurrà all'assimilazione nel contesto culturale che li ospita, nel caso altoatesino questo sembra non essere percepito e anzi é spesso ignorato o addirittura negato.

La verità é che (e in questo sono pienamente concorde con la SVP) frequentando scuole dell'altro gruppo linguistico, in un contesto come quello locale dove gli italiani sono in netta minoranza, non ci si arricchisce, non ci si crea una nuova identità culturale ma si finisce per essere assimilati.

Non solo, c'è di peggio, si finisce per accettare il fatto di essere ospiti e quindi di essere nella necessità di essere assimilati.

Io non credo che gli italiani che hanno effettuato questa scelta siano tutti inconsapevoli di questo fatto, credo al contrario che lo siano, molti lo accettino addirittura di buon grado visto che é naturale cercare di passare dalla parte del più forte, altri lo intuiscano ma trovino la cosa imbarazzante, innominabile ma a cui non ci si può sottrarre.

A quelli che in questi giorni si ostinano a negare il disagio e il reale stato di discriminazione a cui é sottoposto il gruppo italiano in questo momento storico e che anzi sostengono il solito stereotipo dei fannulloni che non vogliono imparare il tedesco metto in evidenza come il gruppo linguistico italiano sia disposto persino a rischiare la propria identità culturale e alla rinuncia unilaterale ad un diritto (quello sancito dall'art. 19) pur di imparare la seconda lingua e integrarsi.

Vorrei mettere in evidenza anche come la SVP, normalmente rigidissima in questioni riguardanti la scuola, accetta questa situazione nonostante comporti per la scuola tedesca un aggravio e dei problemi non indifferenti. E se lo fa significa che ha capito che questo fenomeno farà da acceleratore nella corsa a quell'inconfessabile obiettivo alla base della sua politica: il ripristino in Alto Adige della situazione esistente prima del '18.

Come ho giá detto piú volte ci sono possibili soluzioni alla questione sudtirolese: questa é oggi la piú probabile e forse, se condotta in questo modo, quella piú semplice e forse incruenta; non di sicuro la piú "giusta"