Politica | Debito pubblico

Una via d’uscita con la moneta intera

È il debito pubblico a limitare la sovranità dell'Italia, non tanto l'euro.Ecco una proposta inedita per affrontare la sfida della riduzione del debito pubblico italiano.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: upi

Il debito pubblico pesa come un macigno sui conti dello Stato che anche alle attuali condizioni favorevoli è costretto a versare più di 60 miliardi ai proprietari di questi titoli. Niente di meno di 6 volte il costo totale del BBT! L’Italia, a fianco della Grecia, resta il paese più vulnerabile dell’Eurozona e questi rischi si aggravano con l’attuazione del programma del nuovo governo giallo-verde. Il governo Conte rischia di far la fine dell’ultimo governo Berlusconi nel 2011 (spread al 5,74%) non tanto perché troppo sovranista e antieuropeo, ma semplicemente a causa della pressione dei mercati finanziari.

In questo senso è il debito pubblico il vero limite della sovranità dello Stato italiano. L’Italia, membro dell’unione monetaria, ha liberamente aderito a questo patto accettando vincoli e obblighi dei patti sulla stabilità, tra l’altro quello di rientrare dal suo eccessivo indebitamente ad un massimo del 60% del PIL. Queste regole non sono fatte per l’eternità, certo, e possono essere modificate in un processo democratico all’interno dell’Unione monetaria. È chiaro comunque che la logica del sistema instaurato con la moneta unica spinge verso un’unione più stretta, non solo sul piano della politica monetaria, ma anche nella politica fiscale, economica e sociale. Macron e von Juncker hanno già predisposto i loro piani per rendere l’Eurogruppo più efficace e più stabile, di cui discuterà il vertice dell’Eurogruppo a fine mese. Si tratta tra l’altro di istituire un ministro europeo delle finanze con un proprio bilancio con un fondo di investimenti europeo, proprie entrate, nuovi poteri di coordinamento e di controllo dei bilanci nazionali. Questo tuttavia con consentirà di allentare la pressione nell’Eurogruppo sull’Italia di rispettare i limiti massimi per il debito pubblico. Un ministro delle finanze europee non potrà operare a maniche larghe nei confronti di alcuni paesi e mostrare i denti nei confronti di altri. In altre parole: l’Italia comunque dovrà stare ai patti.

Per rientrare dall’attuale 133% alla quota debito/PIL consentita Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, di recente ha fatto questa previsione ottimista: “Con un tasso di crescita annuo attorno all’1%, l’inflazione al 2% (coerente con l’obiettivo della BCE) e con l’onere medio del debito in graduale risalita verso i valori osservati prima della crisi, sarebbe necessario mantenere l’avanzo primario  intorno al 4% del PIL per ridurre il debito pubblico italiano al di sotto del 100% entro 10 anni.”

Da una ricerca recente (Becker/Fuest, Der Odysseus-Komplex, bpb 2017, p. 202) è emerso che l’Italia anche nelle migliori condizioni realisticamente pensabili (crescita del PIL alla media realizzata nel 1999-2015, cioè attorno al 2%, pareggio del bilancio dello Stato) potrebbe arrivare al traguardo fissato da Maastricht, cioè quota 60% del debito sul PIL, solo dopo 39 anni. Comunque anche in questo caso i contribuenti italiani dovrebbero essere spremuti a versare ogni anno ai creditori dello Stato circa 60-70 mdi. come interessi. Si tratta di un salasso insopportabile che va a scapito della sanità, della scuola, delle pensioni, della ricerca, delle infrastrutture e quasi completamente a favore delle banche e della grande finanza. Quindi occorre trovare un’alternativa, altrimenti le finanze pubbliche italiane rischiano di essere insostenibili.

Il piano B: la moneta intera

L’idea di fondo della moneta intera, illustrata nel mio ultimo libro (Moneta intera – La creazione del denaro in mano pubblica, ARCA POLITiS 2018),  è che la creazione di moneta debba essere un compito pubblico a servizio di tutti in mano di un’autorità pubblica indipendente, cioè la Banca centrale di proprietà pubblica (neanche ci siamo ancora in Italia). Alle banche verrebbe tolto il privilegio di creare denaro elettronico scritturale dal nulla, ma continuerebbero a svolgere tutti gli altri compiti, i servizi finanziari, crediti, investimenti patrimoniali ecc. Un concetto non affatto utopistico, tant’è vero che se ne discute in Scandinavia da tempo e il 10 giugno 2018 gli svizzeri ne decideranno in una votazione referendaria.

Quali vantaggi potrebbero scaturire dal sistema di moneta intera? Prima di tutto tutti i depositi a vista sui nostri conti di transazione sarebbero moneta intera emessa e garantita dalla Banca centrale dello stesso valore di banconote. Non farebbero più parte del bilancio delle banche e nel caso di un’insolvenza non farebbero parte della massa fallimentare. In Italia con un sistema bancario gravato da 300 miliardi di euro di crediti in sofferenza non siamo al riparo di tali insolvenze che di recente si sono registrate in altri paesi europei. Le banche non potrebbero più creare liberamente denaro elettronico dal nulla e alimentare i mercati finanziari e la speculazione sferrata. Al contrario: i mercati finanziari verrebbero stabilizzati perché le banche per i loro affari dovrebbero prima procurarsi la necessaria moneta intera. Tutto il sistema monetario sarebbe più protetto da crisi cicliche e bolle finanziarie. Lo Stato non sarebbe più chiamato a salvare banche private in difficoltà.

Quali vantaggi risultano dalla moneta intera per lo Stato e la Banca centrale? Oggi lo Stato incassa solo una parte del provento della creazione del denaro, cioè quello che risulta dalle monetine e banconote messe in circolazione ogni anno dalla Banca centrale. La parte di gran lunga più alta, cioè il provento della creazione del denaro elettronico, viene trattenuto dalle banche. Nel sistema di moneta intera è lo Stato ad incamerare tutto il provento di creazione del denaro.

Inoltre, nella fase di transizione lo Stato potrà realizzare un’entrata straordinaria sostituendo tutta la moneta bancaria in circolazione con moneta intera. Di questo modo l’Italia, per esempio, potrebbe estinguere circa la metà dell’importo del debito pubblico senza tagli, senza dolori senza drammi. La Banca centrale poi potrà governare lo sviluppo della massa monetaria in modo preciso e in rapporto proporzionale alla crescita del PIL. Con la moneta quindi si presenta l’opportunità letteralmente unica di abbattere l’ingente debito pubblico nel giro di pochi anni, silenziosamente e senza tagli dolorosi. La moneta bancaria sarebbe rimpiazzata nel giro di pochi anni da moneta dello Stato, creata dalla banca centrale indipendente e immessa in circolazione attraverso la spesa pubblica. Le casse dello Stato ne ricaverebbe un signoraggio di transizione una tantum di uguale entità, con cui sarebbe possibile ridurre notevolmente il livello di indebitamento.

Nell’Unione monetaria europea, la moneta bancaria all’inizio del 2013 ammontava a 4.900 miliardi di euro, pari circa il 60 per cento dell’attuale debito pubblico complessivo dei paesi dell’Eurozona di 9.600 miliardi. L’indebitamento pubblico potrebbe dunque essere quasi dimezzato, in misura variabile secondo l’entità del debito e la crescita dei singoli Stati, senza ricorrere a misure di austerità o favorire l'inflazione, l'aumento della disoccupazione e l'impoverimento. Oggi la moneta scritturale bancaria in circolazione in Italia ammonta a circa il 60% del PIL, cioè a circa 1100 miliardi. Nell’ipotesi di un passaggio alla moneta intera questo importo durante un periodo di transazione di 15-20 anni potrebbe essere sostituito con nuova moneta intera emessa dalla Banca centrale, in primo luogo attraverso la spesa pubblica. Nel caso italiano è ovvio che priorità di spesa pubblica sarebbe la riduzione graduale, ma decisa e puntuale dall’eccessivo stock di debito, non sostituendo i titoli di Stato scaduti con nuovi debiti.

Il sistema di moneta intera – nel mondo germanofono definito “Vollgeld”, in quello anglosassone “positive money” - eliminerà l’origine monetaria della crisi finanziaria e del sistema bancario. Passando dalla moneta bancaria a quella statale e dotando le banche centrali di un inderogabile potere monetativo indipendente si interviene in forma strutturale e duraturo sul piano del sistema monetario. Naturalmente all’interno dell’Eurozona sarebbe ideale se tutti i paesi membri adottassero questo sistema che comunque è particolarmente interessante per un paese superindebitato come l’Italia.

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Christian Mair Dom, 06/10/2018 - 10:23

"Geldpolitik – und dies ist eine Feststellung, keine normative Aussage – kann nicht fiskalische Probleme oder Strukturprobleme der Wirtschaft lösen, und auch Probleme der Finanzwirtschaft nur insoweit diese im fraktionalen Reservebanking wurzeln.“ (Joseph Huber, Oekonom, Initiator Vollgeldreform)

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