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L’ultimo viaggio

Vedere il mare per l’ultima volta, visitare il paese natale: esaudire gli ultimi desideri delle persone giunte alla fine della propria vita è il lavoro di David Tomasi.
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Foto: Wünschewagen - Sogni e vai

Il meranese David Tomasi, classe 1984, è uno dei due coordinatori del servizio “Sogni e vai”, un progetto comune fra l’associazione Croce Bianca e la Caritas della Diocesi di Bolzano e Bressanone, che esaudisce gli ultimi desideri delle persone giunte alla fine della propria vita. Parla con la voce ferma e sobria di chi ha lavorato come volontario sulle ambulanze per 15 anni ed è abituato a mantenere i nervi saldi. Il suo ruolo di coordinatore ormai è in gran parte amministrativo, ma negli occhi c’è ancora tutto l’entusiasmo di chi crede in quello che fa e nel sorriso l’empatia di chi è consapevole di toccare la vita degli altri. 

salto.bz: Signor Tomasi, in cosa consiste il progetto “Sogni e vai“?

David Tomasi: Cerchiamo di realizzare gli ultimi desideri delle persone che o per età molto avanzata o per malattia, stanno per giungere alla fine della propria vita e hanno bisogno di assistenza per poter realizzare i loro “sogni“. Queste persone magari sono costrette a letto e non possono più essere trasportate in macchina, hanno bisogno della bombola di ossigeno o di un’infermiera a seguito. Noi organizziamo tutto e li trasportiamo in maniera facile e sicura, completamente gratuita e senza barriere burocratiche di alcun tipo, per esempio a vedere un’ultima volta il mare, il paese o la casa dove sono nati; oppure li accompagniamo a centinaia di chilometri di distanza per assistere al matrimonio della nipote o al battesimo del pronipote.

 

 

Da quanto tempo esiste questa iniziativa e com’è nata l’idea?

L’idea è nata diversi anni fa in Olanda, lì le ambulanze tipo “Wünschewagen – Sogni e vai” fanno oltre 2.000 viaggi l’anno. Anche in Germania l’ASB, Arbeiter Samariter Bund, offre da molti anni questo servizio e ci sono oltre 20 ambulanze sparse in tutti i Bundesländer dedicate all’iniziativa “Wünschewagen”. La Croce Bianca fa parte di una rete di associazioni internazionali di volontariato e vedendo queste iniziative è nata l’idea di offrire un servizio del genere anche in Alto Adige in collaborazione con la Caritas della Diocesi di Bolzano-Bressanone. Abbiamo iniziato nel 2016, prima c’è stato un anno di preparazione, quindi ora siamo nel terzo anno di attività vera e propria.

Abbiamo 40 volontari con diverse specializzazioni, dall’assistente sociale al medico o infermiere specializzato in cure palliative. Troviamo le persone più adatte per accompagnare quel determinato paziente

Come è stato avviato il progetto qui da noi?

Con i fondi del 5 per mille abbiamo acquistato un’ambulanza nuova che è stata dedicata esclusivamente a questa iniziativa. All’interno ha tutta l’attrezzatura di una normale ambulanza, ma all’esterno si distingue dalle altre ambulanze nel colore e nelle scritte, perché il suo compito ed il suo “messaggio” è di tutt’altro tipo. I costi amministrativi, quelli della formazione del personale e quelli dei viaggi del progetto “Sogni e vai”,  invece vengono coperti dai fondi che riceviamo dalle donazioni dirette, in collaborazione con la Caritas. È importante sottolineare che questi viaggi sono finanziati direttamente dalle donazioni, perché vuol dire che siamo liberi da percorsi burocratici e indipendenti da finanziamenti pubblici, assicurazioni e uffici vari. Pur essendo organizzato dalla Croce Bianca, il servizio “Sogni e vai” non è finanziato con i contributi dei soci ma solamente con le donazioni raccolte sul conto dedicato esclusivamente a questa iniziativa.

 

 

Qual è la procedura per fare richiesta?

Normalmente ci contattano i pazienti stessi o un loro parente, un amico oppure il medico di base. Ci chiamano al numero diretto 0471/444555, dove rispondo o io o la mia collega della Caritas Giulia Frasca. Dopodiché valutiamo se è possibile esaudire il desiderio, se il paziente può essere trasportato ecc. Se il viaggio è ritenuto fattibile, contattiamo i nostri volontari: ne abbiamo 40, di madrelingua italiana e tedesca, con diverse specializzazioni, dall’assistente sociale al medico o infermiere specializzato in cure palliative. Troviamo le persone più adatte per accompagnare quel determinato paziente durante il viaggio e organizziamo tutto. 

All'inizio pensavamo che sarebbero arrivate anche richieste particolari, tipo voli col parapendio. Invece la maggior parte dei passeggeri chiede di fare cose che prima facevano abitualmente

Quante richieste avete l’anno?

Il numero esatto delle richieste non lo so, però non si scosta molto dal numero dei viaggi effettuati, ossia dei desideri esauditi. Nel 2019 abbiamo effettuato 40 trasporti, quindi quasi un viaggio a settimana, e abbiamo percorso un totale di 11.446 chilometri. Inoltre vanno aggiunti 18 viaggi già pianificati che purtroppo all’ultimo momento non si sono più fatti per un improvviso peggioramento dello stato di salute del passeggero prima della partenza.

Quanto tempo passa normalmente fra la richiesta e lo svolgimento del viaggio?

Se l’ambulanza è libera riusciamo a organizzarci anche nel giro di un paio di giorni. Ovviamente è meglio se abbiamo un po’ più di preavviso, ma se ci arriva una telefonata di un caso urgente che ci chiede un viaggio per il giorno dopo, faremo comunque tutto il possibile per esaudire anche quel desiderio.

 

 

Ci sono limitazioni di qualche tipo ai viaggi?

In linea di  massima chiediamo che i viaggi possano essere completati in giornata. Però per una staffetta con l’Arbeiter Samariter Bund di Essen in Germania siamo arrivati anche fino a Lago Negro in Basilicata, per portare un paziente a vedere un’ultima volta il suo paese d’origine da dove era emigrato da giovane.

Richieste con desideri particolari, speciali?

Quando abbiamo iniziato con il progetto “Sogni e vai” pensavo che sarebbero arrivate anche richieste particolari, tipo voli col parapendio o cose simili. Invece la maggior parte dei passeggeri chiede di fare cose che prima facevano abitualmente e che poi per malattia o anzianità non hanno più fatto. Come andare nella natura, al mare, in montagna, specie per quelle persone che da tempo sono costrette a letto, all’ospedale o in casa. C’è chi è voluto andare allo zoo, chi è voluto tornare sul posto dove ha lavorato per tutta la vita, chi vuole semplicemente partecipare al matrimonio della nipote o al battesimo del pronipote. Ricordo anche una signora di 100 anni che non era mai andata al ristorante e ha chiesto di andare a mangiare una cotoletta in un posto che è famoso per avere delle cotolette speciali. Oppure un signore di 104 anni che fino a 95 anni ancora sciava e che era stato un grande sportivo per tutta la vita. Ha chiesto di essere portato al lago di Costalovara perché da giovane andava a nuotare lì. Lo abbiamo portato su, abbiamo mangiato con lui vista lago e qualche settimana dopo è morto. 

Le emozioni danno un significato al proprio lavoro e capisci che - anche solo per un breve momento nella vita di quella persona - il tuo contributo è stato importante.

È difficile avere a che fare tutti i giorni con persone che sono giunte al termine della propria vita?

Io provengo da 15 anni come volontario nelle ambulanze della Croce Bianca, quindi ho visto anche incidenti molto brutti, che rimangono impressi; però quelle sono situazioni adrenaliniche, di emergenza ed efficienza, dove si tratta di portare il paziente in ospedale il più presto possibile. Con “Sogni e vai” il coinvolgimento emotivo è un altro; è sì un viaggio in ambulanza, però si sta insieme una giornata intera, si vede l’interazione con i parenti, e si assiste alle emozioni di tutti, alla melancolia degli addii ma a volte anche alla gioia di un matrimonio. Sicuramente sono esperienze che non ti scivolano addosso, per questo i volontari che accompagnano i viaggi fanno regolari sedute di supervisione con la Caritas e incontri fra colleghi, per elaborare il vissuto. Però le emozioni e la gratitudine dei passeggeri e dei loro parenti danno un significato al proprio lavoro e capisci che - anche solo per un breve momento nella vita di quella persona - il tuo contributo è stato importante.