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Politica | Omofobia

Ingerenza straniera

L’approvazione della legge Zan, ferma al Senato, è appesa a un filo.

Com’è noto, il disegno di legge Zan mira a punire chi commette o istiga a commettere atti di discriminazione o violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità della vittima, estendendo l’applicazione dell’aggravante già prevista dalla legge Mancino per la discriminazione a sfondo razziale, religioso ed etnico. Naturalmente, la destra si è messa subito di traverso. Per quale motivo? Perché la legge lederebbe la libertà di espressione. Che si tratti di un’argomentazione ridicola e pretestuosa, lo dimostra l’articolo 4 ("Pluralismo delle idee e libertà delle scelte"), che recita testualmente:

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

E quindi? Perché la conversione in legge sta incontrando tanti ostacoli e rischia concretamente di essere affossata? Perché a intervenire in tal senso, il 17 giugno 2021, è stata la Segreteria di Stato del Vaticano, depositando una nota ufficiale presso l’Ambasciata d’Italia per richiedere formalmente di intervenire nell’iter dell’approvazione della legge. Leggete qui:

Al riguardo la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa – particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere” – avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina.

[…]

La Segreteria di Stato auspica pertanto che la Parte italiana possa tenere in debita considerazione le suddette argomentazioni e trovare una diversa modulazione del testo normativo in base agli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa e ai quali la stessa Costituzione Repubblicana riserva una speciale menzione.

Perché dunque la Chiesa cattolica teme l’approvazione della legge Zan nella versione già approvata dalla Camera dei Deputati? Forse perché la sua intera dottrina su questo tema, rigorosamente codificata dal Catechismo della Chiesa cattolica del 1997 in cui l’omosessualità è definita “disordine morale contrario alla sapienza creatrice di Dio”, è improntata all’odio omofobico più atavico e ancestrale, reso indelebile dal sigillo divino fin dalla distruzione di Sodoma e Gomorra e rinnovato nei secoli con indomito fervore? O si teme, più prosaicamente, che il concetto di identità di genere apra la strada all’autodeterminazione, ovvero al diritto a cambiare da maschio a femmina a neutro o viceversa senza passare per operazioni chirurgiche o autorizzazioni medico-psicologiche, polverizzando definitivamente l’autorità della Chiesa nel determinare cos’è naturale e cosa invece non lo è?

Va da sé che un senatore o una senatrice con un minimo di spina dorsale restituirebbe con sdegno la richiesta al mittente. Ma in un paese in cui la laicità dello Stato è un concetto liquido e mercificabile (e dove i cattolici si annidano trasversalmente in tutti i gruppi parlamentari), c’è da temere il peggio.

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Josef Ruffa Mer, 09/08/2021 - 14:12

Guardando la foto, vedendo i plichi di carte ... mi vien da pensare una cosa. Ma siamo sicuri che i nostri rappresentanti politici vogliano effettivamente il digitale? Non serve il Recovery Fund per risolvere questo problema.

Mer, 09/08/2021 - 14:12 Collegamento permanente