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Il rapporto

Banche? Meglio se etiche

Fondazione Finanza Etica presenta a Bruxelles il rapporto sulla finanza sostenibile in Europa. Gli istituti di credito etici rendono sono una risposta alla "crisi".
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È passato un mese dalla convocazione urgente di un Consiglio dei ministri che - su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria - "ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti su Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia e a tutela della clientela e dei risparmiatori". L'articolo 22 del decreto spiega che "nello stato di previsione del Ministero  dell'economia  e delle finanze è istituito un Fondo con una dotazione di 1,3 miliardi di euro per l'anno 2019, destinato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale [...] e dalle garanzie concesse dallo Stato su passività di nuova emissione e sull'erogazione di liquidità di emergenza". Lega e M5S hanno salvato una banca, una delle tante pericolanti dopo un decennio di crisi e a causa di scelte non sempre efficaci del management e dei consigli d'amministrazione, in particolare per quanto riguarda l'erogazione del credito.

 

Grafico


 

I numeri al Parlamento europeo


Il 6 febbraio a Bruxelles la Fondazione Finanza Etica ha presentato presso il Parlamento Europeo uno studio sulla finanza sostenibile in Europa. A dieci anni dallo scoppio dell’ultima crisi finanziaria globale, che ha visto gli Stati europei spendere circa 654 miliardi di euro per salvare dal fallimento decine di banche in difficoltà, il rapporto spiega perché nemmeno un centesimo è servito a salvare una qualsiasi delle 23 banche etiche e sostenibili presenti in Europa, tra cui l'italiana Banca popolare Etica, che ha sede a Padova, compie vent'anni nel 2019 ed in Alto Adige opera con il banchiere ambulante Alessandro Alberini.
"Perché queste banche, che concedono crediti per lo sviluppo dell’economia reale e investono in base a precisi criteri sociali e ambientali, si sono dimostrate particolarmente resistenti alla crisi" spiega il rapporto. 
I motivi di questa resistenza? 

 

Banche che fanno le banche


Le banche etiche hanno continuato a fare le banche in modo classico, raccogliendo depositi e concedendo prestiti mentre le banche sistemiche (o too big to fail, quelle salvate) si sono dedicate molto di più ad altre attività (investimenti in titoli, servizi finanziari, ecc.).
Nel 2017 la concessione di crediti rappresentava in media quasi il 77% delle attività totali per le banche etiche e sostenibili ma solo il 40,52% per le grandi banche tradizionali.

La festa è finita e chi, come le banche etiche, non si è mai lasciato tentare dalla corsa a titoli esotici con promesse di guadagni mirabolanti, è stato premiato


Tra il 2007 e il 2017, così, le banche etiche e sostenibili hanno reso oltre il triplo rispetto alle banche tradizionali, con una redditività media annua (in termini di ROE-Return on Equity) del 3,98% contro l'1,23%.
Questo ci dice che fino al 2006/2007 le banche sistemiche hanno potuto godere di profitti drogati dalla speculazione e dall'indebitamento, ma poi - spiega Fondazione Finanza Etica - "la festa è finita e chi, come le banche etiche, non si è mai lasciato tentare dalla corsa a titoli esotici con promesse di guadagni mirabolanti, è stato premiato". 

 

Richieste all'Europa


Le banche etiche, strutturalmente diverse rispetto alle banche sistemiche, si sono dimostrate più resistenti alla crisi. Per questo, sostiene FFE, l'Europa dovrebbe riconoscere e premiare questa diversità. "I progressi fatti su questo fronte sono documentati nella terza parte del Rapporto, che analizza come sia cambiato il sistema finanziario a dieci anni dallo scoppio della crisi, quanto pesino ancora sulle decisioni politiche le lobby della finanza e quante occasioni di riforma si siano perse per strada negli ultimi anni, con il ritorno di un vento di restaurazione preoccupante su entrambe le sponde dell'Atlantico".
Il movimento della finanza etica auspica oggi un "maggiore coraggio da parte della Commissione Europea che sta lavorando all'introduzione di una definizione universalmente accettata (tassonomia) per gli investimenti responsabili in Europa. Fin qui la Commissione UE sembra volersi concentrare sui soli aspetti ambientali, mettendo in secondo piano i criteri sociali. Un errore di prospettiva che Banca Etica, insieme a Gabv (Global Alliance for Banking on Values) e Febea (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) sta cercando di far modificare, grazie alla presentazione di emendamenti al progetto di riforma". 

 

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