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Scenari

Le invasioni digitali

Intervista a Flavio Pintarelli sulla divulgazione culturale nell’era dell’esuberanza tecnologica.
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Ritratto di Hannes Obermair
Hannes Obermair 11 Ottobre, 2015 - 20:07
Semplicemente grande!
Ritratto di Massimo Mollica
Massimo Mollica 11 Ottobre, 2015 - 22:31
Mi viene da ridere perché ebbi modo di avere una specie di "conversazione" con lui tramite twitter. In realtà ci fu un batti e ribatti un po' puerile ma che ci può stare, e comunque civile, anche se acceso. Risposi a un suo amico sulla questione Benko (che ricordiamo ha rovinato per sempre la comunità bolzanina) e venni trattato come un "pezzo di merda qualsiasi". Poi io sbagliai perché li accusai di fascismo. (Non sapevo che fossero grillini) ma comunque sbaglia sia nel tono che nel' analisi. Il bisogno di comunicazione è insito nel DNS si ogni essere vivente. A uno sviluppo nelle telecomunicazioni è corrisposto un ampliamento della platea potenziale con la quale poter comunicare. Noi apparteniamo all'era digital/mobile. E quest' epoca nasce assieme a quello che noi chiamiamo comunemente INTERNET. In principio c'era ARPANET, quindi vennero le BBS, e successivamente i protocolli che noi conosciamo, in primis il TCP/IP. Quindi arrivò IRC e nacque la chat! Parallelamente c'erano le mailing list e i newsgorup. Quindi l'evoluzione portò a ICQ e MESSANGER (instanting messenger) . Finalmente, assieme all'evoluzione del web, spopolò il BLOG (al quale io sono affezionato). E quindi una sorta di blog più multimediale. Ovvero MYSPACE, quindi FACEBOOK e TWITTER. (la multimedialità si è spinta oltre, pensiamo alle foro con INSTAGRAM. Ma il punto non è questo. Questi sono solo strumenti e sono proprio curioso di capire cosa ci aspetta il futuro. IL punto è un altro! Non sono gli strumenti che influenzano l'essere umano (e se lo fanno succede solo in minima parte) ma altre variabili. E io l'ho capito nel dibattito politico italiano, o nei commenti su facebook, ma anche in questo sito, o nella conversazione avvenuta su twitter con l'intervistato (che non voleva assolutissimamente le mie motivazioni sapere perché sulla riqualificazione di via Alto Adige). Oggi, assistiamo preponderantemente al "ME NE FREGO" pensiero. Intendiamoci, c'è sempre stato, ma in minima parte. E oggi particolarmente in Italia. Il "ME NE FREGO" pensiero è quello che, per esempio, abbinato a una sottocultura da bar, porta a insultare nei commenti su Facebook. O porta, nei dibattiti politici, a parteggiare per una parte con un tifo da stadio, fregandosene del bene della nazione. IL "ME NE FREGO" è lo stesso, dei militanti di Casa Pound, di chi ha militato in politica per anni, e anche dei grillini, che assurgono ai migliori della società. Il "ME NE FREGO" pensiero non esclude a priore l'analisi (che comunque in Italia è poca, anche se ammetto che su SALTO.BZ ce n'è parecchia, per fortuna!) ma elimina a priori ogni possibilità di dibattito e confronto. La mia ragione è migliore della tua e quindi me ne frego della tua opinione! Al "ME NE FREGO" pensiero siamo tutti influenzati io in primis. Solo che umanamente dovremmo combatterla. E io penso in primis con la cultura, ma anche sforzandoci di dialogare e confrontarsi con chi la pensa diversamente da te. Facendo proprio quel caro concetto/sentimento portabandiera di Don MIlani (a me caro): I CARE!
Ritratto di Flavio Pintarelli
Flavio Pintarelli 12 Ottobre, 2015 - 08:51
Massimo, Massimo, Massimo cadi sempre negli stessi errori. Prima sono fascio, poi grillino (http://salto.bz/it/article/23032013/il-dietro-le-quinte-del-movimento-5-stelle)...domani a chi mi accomunerai per insultarmi? Al PD? Ti prego evita, sarebbe troppo. Kissini
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