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Comparativa

L'Italia spiegata da un tedesco

Un amico giornalista mi spiega cosa manchi all'Italia per diventare come la Germania. Solo una qualità, ma fondamentale.
Un contributo della community di jimmy milanese10.12.2016
Ritratto di jimmy milanese
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Stamane prendevo un caffè con un giornalista di Dortmund. Ama l'Italia, legge l'italiano e scrive correttamente in inglese. Segue quotidianamente la politica italiana per il giornale nel quale lavora.

Abbiamo parlato della situazione politica e gli ho chiesto l'autorizzazione a divulgare il suo pensiero. Lui ha acconsentito, a patto che non lo menzionassi, perché prima di concedere interviste ufficiali a colleghi dovrebbe chiedere l'autorizzazione, ma noi eravamo al bar e si stava chiacchierando. Ecco, in sintesi cosa mi ha detto.

“Vedi, Jimmy, voi italiani avete un problema primario che non è la Costituzione o il Senato che fa quello che fa la Camera o l'intrusione della Corte Costituzionale che vi smonta le leggi pezzo a pezzo (mi cita il caso del tetto alle indennità di mandato introdotto dal governo Monti, poi ammazzato dalla Corte). Anche da noi tra le diverse regioni le cose non vanno proprio benissimo, con la Baviera che finanzia l'inefficienza di altre regioni e con la nostra Alta Corte che spesso modifica il senso delle leggi approvate. Siamo abituati, ma reagiamo di fronte a tutto, anche all'invasione di immigrati: siamo a 1 milione e mezzo negli ultimi 16 mesi. Li inquadriamo e facciamo studiare e lavorare. Ora sono troppi, la Merkel prende parola al suo Congresso e dice 'Stop'. Una virata politica sul tema. Immagina cosa sarebbe successo in Italia. Invece, in Germania le polemiche sono poche e sterili, perché Merkel aveva un problema e lo ha risolto. Punto.

Quello che noi abbiamo nel DNA e che a voi manca è, appunto, la capacità di reazione ai problemi. Reazioni pragmatiche e non ideologiche, perché prima ci sentiamo tedeschi, poi socialisti o socialdemocratici. Quella reazione che ha permesso alla Germania di uscire da due guerre mondiali, una riunificazione e una crisi dei mercati, ma sempre più forte di prima. Noi reagiamo cambiando con comportamenti diversi tanto quanto nuove leggi, ma quelle vecchie spariscono e basta, non perché il nostro sistema legislativo è più efficace, credimi - potrei menzionarti mille casi simili ai vostri. Noi reagiamo perché il nostro DNA ci impone di dare apprezzamento, eleggere e confermare solo quei politici capaci di reagire ai problemi. Lo vedi in mille settori della società civile. Vai in una città, c'è un problema, ci torni dopo due settimane e quello stesso problema o lo hanno risolto o stanno decidendo come risolverlo. Accade ad ogni livello, dalle scuole, dove si insegna proprio a risolvere problemi di qualsiasi natura, fino al sistema universitario, molto pratico, pragmatico.

Io a Roma vado da due decenni per lavoro. Da ormai 7-8 anni alloggio in un Hotel. Molto bello, centrale e che offre tutti i comfort. Recentemente mi è capitata una stanza. Ora la richiedo espressamente, ha una bella vista su Roma - la vostra ineguagliabile forza che vi tiene a galla - ma la maniglia della porta del bagno, mi spiegano, era difettosa da ormai un paio di anni. Alla reception lo sapevano e non reagivano. Eppure, è una struttura piccola e agile, potevano farlo, ma non lo facevano.

A Roma - ma guarda che l'Italia io l'ho girata in lungo e largo - ci sono buche storiche nelle strade, cartelli divelti da secoli, muri imbrattati da sempre, credo. E nessuno reagisce. Tu mi dirai che il Movimento 5 Stelle, la Lega e i partiti di protesta, almeno loro, chiedono di reagire, ma io ti dico che non devono essere i partiti a proporre reazioni, devono essere i cittadini a pretenderle a chi li governa in quel momento. Stare lì alla finestra e dire: 'allora, lo fai o non lo fai, perché se non lo fai puoi essere anche mio fratello, ma ti mando a casa, subito'.

Io non so come fare a trasferire questa nostra qualità a voi italiani. Non credo sarà mai contenuta in nessuna riforma costituzionale o decreto legge, ma credo che questo sia il vostro grande problema. Non reagite, e non lo fate per mille ragioni che non voglio affrontare qui per un motivo semplice. Se lo facessi, sembrerei un italiano, invece, sono tedesco, e se la maniglia non va la cambio e basta. Esattamente quello che hanno dovuto fare in quell'Hotel a Roma, la seconda volta che mi hanno dato la stanza, perché altrimenti avrebbero perso un buon cliente”.   

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Ritratto di Mensch Ärgerdichnicht
Mensch Ärgerdichnicht 10 Dicembre, 2016 - 12:25

Parole sacrosante!

Ritratto di gianluca zampedri
gianluca zampedri 10 Dicembre, 2016 - 12:43

Tutto vero! Cambiare la mentalità di un popolo non è cosi semplice. C'è però secondo me un problema di fondo, cito: se non lo fai ti mando a casa anche se sei mio fratello... È possibile farlo da noi? È possibile individuare esattamente chi dovremmo mandare a casa per risolvere uno specifico problema?

Ritratto di gianluca zampedri
gianluca zampedri 10 Dicembre, 2016 - 12:48

Se si, abbiamo i mezzi cambiare la classe dirigente che non fa quello che promette? O quello che dovrebbe?

Ritratto di Tomas Kofler
Tomas Kofler 12 Dicembre, 2016 - 20:43

Lei sta dando da solo esempio perfetto di quello detto dal giornalista... piuttosto che mandarli a casa cerca già le scuse perchè non può farlo....

Ritratto di luigi spagnolli
luigi spagnolli 13 Dicembre, 2016 - 10:09

In Germania non mandano a casa nessuno. Se non amministrano bene non li rieleggono, se commettono reati li condannano, ma non esiste l'idea del "mandarli a casa". In Germania c'è un rispetto di fondo per chi ha un ruolo istituzionale: nessun giornale tedesco serio - anche in Germania esistono i tabloid - riporterebbe le affermazioni demagogiche e prive di fondamento che riempiono le "cronache politiche" italiane, e che altro non sono che perenni slogan elettorali ribaditi anche lontano dalle elezioni. Dopo le elezioni in Germania, come del resto in America, si lavora tutti per mandare avanti il Paese: in Italia chi ha perso le elezioni lavora per non far governare chi le ha vinte. Finché persiste l'idea del "mandare a casa", per cui Grillo e Salvini (per citarne due più rappresentativi, ma tutti gli altri sono sostanzialmente in campana con loro) avendo perso le elezioni, dal giorno dopo sono esclusivamente concentrati nel mandare a casa chi le ha vinte, l'Italia resterà quello che è: un Paese vittima di se stesso. E che per comodità dà la colpa ai "politici"...

Ritratto di Massimo Mollica
Massimo Mollica 13 Dicembre, 2016 - 11:43

Bellissimo articolo/intervista. Credo che il "problema" dell' Italia sia un po' più articolato però credo anche che bisogna partire da qui. Perché c'è questa disparità tra le due mentalità? Come mai vi è questo immobilismo/fatalismo italico? Viviamo in un paese dove se lo scandalo non passa dalla TV la giustizia non arriva. Guardiamo allo scandalo ma non ci chiediamo perché questo è potuto succedere! Storicamente la colpa a mio avviso è data dalla TV/giornalismo. Ma si potrebbe allargare pure alla scuola, che manca di un educazione formativa in tal senso. Politicamente gravi colpe le ha avute il berlusconismo, che non riguarda solo ed esclusivamente Berlusconi ma anche i suoi avversari. Oggi non si fa più analisi in Italia e di conseguenza non ci si chiede più perché accadano certe cose e perché non vengano messe a posto. C'è bisogno di riflettere e quindi di conseguenza c'è bisogno estremo di figure politiche che facciano riflettere.

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