Cronaca | L'addio

Alla dolcezza del vivere

Domenica 9 settembre ci ha lasciato Roberto Carlin, noto agente immobiliare bolzanino e interprete gentile della “douceur de vivre”.
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Foto: Valentino Liberto/Salto.bz

Avrebbe voluto che di lui si scrivessero solo poche notizie, le più scarne ed essenziali possibili. Che era nato il primo luglio del 1950, aveva frequentato il Liceo Torricelli di Bolzano, era stato ufficiale degli alpini, aveva lavorato quasi una vita come agente immobiliare e che – tra le varie cose compiute, come una laurea in sociologia all'Università di Urbino – aveva amato ed era stato amato (una figlia, medico, risiede attualmente in Asia). La rammemorazione però non può certo fermarsi a queste esteriorità. Roberto Carlin era un personaggio notissimo a Bolzano, anche a causa della sua fisionomia inconfondibile e, soprattutto, della sua gentilezza.

Negli ultimi anni lo si poteva incontrare quasi sempre all'Hotel Laurin, d'inverno nella sala fumatori, oppure sul terrazzino che guarda il giardino, quando il tempo più mite o il caldo dell'estate lo consentivano. Un grande bicchiere d'acqua, qualche caffè, la sigaretta sempre accesa. Roberto stava lì, a presidiare l'ineffabile frontiera dell'eleganza con i suoi gesti, le sue parole confidenziali ma rispettosissime rivolte al personale di servizio o ai frequentatori abituali dell'albergo.

Quando per esempio non c'era posto, e lui era già seduto ad un tavolo con attorno ancora una sedia libera, immediato era l'invito ad unirsi a lui. Allora sollevava gli occhi dall'Ipad o dal libro che stava leggendo (amava le storie di spionaggio, come quelle di John le Carré) e cominciava a chiacchierare nel modo amabile che lo contraddistingueva. Si poteva restare anche in silenzio, eventualmente, godendo semplicemente della sua presenza amichevole.

Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano molto aggravate. Il tumore alla gola – ripresentatosi in forma più aggressiva dopo che già una volta, anni fa, era stato rimosso – non gli dava tregua. La scelta di vivere “con qualità” fino in fondo, però, non è mai mancata. “Rifiuto la chemioterapia perché non ho più speranze e non voglio morire rovinandomi ancora di più gli ultimi giorni”, mi aveva confidato una volta. Ci scambiavamo dei messaggi e, ai primi d'agosto, sono andato a trovarlo al San Maurizio, dove ormai entrava e usciva: “Non ho paura, temo solo i momenti in cui sto per soffocare”. Poi ritrovava subito anche l'occasione di scherzare: “Sento il profumo del caffè...”, mi disse una mattina, quando gli chiesi timidamente “come va?”.

Hannes Niedermair, lo Chef de Bar del Laurin, gli è stato molto vicino nei momenti della fine. Ormai non parlava più e riusciva solo a tracciare poche parole su dei foglietti. Semplici, toccanti annotazioni come questa: “Cerca di vedere (non guardare) attentamente ciò che ti circonda e ti troverai immerso in un abbraccio così intenso che si può definire magico. Ed è quello che siamo. Uomini misteriosi e magici”.

In uno degli ultimi messaggi telefonici che ho ricevuto – datato 30 agosto – il presagio e il commiato: “Dalla camera della morte... ti saluto. Mi raccomando, scrivi solo poche note, l'essenziale. Poi mi piacerebbe che al Laurin si facesse un brindisi in mio ricordo”. Ciao Roberto, brinderemo e non ti scorderemo mai.