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Bolzano, sette telecamere installate in alcune scuole superiori per prevenire lo spaccio di droga. Siglata l'intesa a Palazzo Ducale fra Caramaschi e il prefetto Cusumano
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È la tattica del controllo quella che Bolzano squaderna per contrastare e prevenire lo spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole: telecamere e aumento della sorveglianza all’esterno degli edifici scolastici da parte delle forze dell’ordine. Un’altra soluzione securitaria mentre, a monte, nel merito delle strategie per la cosiddetta riduzione del danno a Bolzano ci sarebbe ancora non poco da fare.
Tutto nasce dal progetto che il Comune di Bolzano ha presentato al Commissariato del Governo lo scorso 27 maggio e che è stato approvato prima dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e poi dal Ministero dell’Interno, allora guidato da Matteo Salvini, che lo ha finanziato. Stamani (12 settembre) a Palazzo ducale lo step successivo: la sottoscrizione, da parte del prefetto Vito Cusumano e del sindaco Renzo Caramaschi, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine, dei rappresentanti della Sovrintendenza e delle Intendenze scolastiche, di un Protocollo di intesa - a integrazione del “Patto per la sicurezza urbana” siglato nel giugno 2018 - per la prevenzione, appunto, dello spaccio di droga fuori dalle scuole.

 

Commissariato del governo - riunione
Scuole sicure: sette telecamere per prevenire e contrastare lo spaccio di stupefacenti, firmato il Protocollo d'intesa. 

 

Il progetto prevede - informa la nota di Palazzo Ducale - l’installazione, presso alcuni istituti di istruzione secondaria di secondo grado del capoluogo, di sette telecamere, collegate alla sala operativa della polizia municipale, nonché l’impiego dei vigili urbani intorno agli edifici durante l’anno scolastico appena iniziato. L’annuncio dell’iniziativa viene tuttavia prontamente accompagnato da un giro di rassicurazioni: Commissariato del Governo, Provincia Autonoma di Bolzano, Comuni, ASL e Autorità scolastiche italiane, tedesche e ladine puntano in sinergia - e auspicabilmente anche attraverso il contributo non solo dei luoghi di formazione ma anche delle famiglie “attraverso nuove forme di dialogo, di coinvolgimento e di partecipazione” - “alla promozione di specifiche iniziative educative e di sensibilizzazione che possano affiancare e accrescere i risultati dell’incessante attività di controllo del territorio, svolta dalle forze di polizia, specie nelle aree urbane maggiormente interessate allo spaccio e nei luoghi di aggregazione dove può avvenire l’uso di sostanze stupefacenti”. L’intenzione dichiarata è quella di sviluppare progetti di sostegno “per quei ragazzi che sono inseriti in contesti sociali più fragili e a a rischio di marginalità”. Seguiranno incontri fra il prefetto Cusumano e le parti interessate per elaborare un “programma di lavoro più ampio”. Intanto l’operazione “grande fratello” in salsa altoatesina, versione scolastica, è pronta. La sicurezza prima di tutto.

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