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Cannabis

Endlich legal?

Seit Freitag läuft die Unterschriftensammlung für ein Referendum zur Legalisierung von Cannabis. Beinahe die Hälfte der nötigen Unterschriften wurden bereits gesammelt.
Di
Ritratto di Valentina Gianera
Valentina Gianera14.09.2021
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Ritratto di Alessandro Stenico
Alessandro Stenico 15 Settembre, 2021 - 00:13

„Cannabis, 330 mila firme in 72 ore. Eutanasia, giustizia e caccia: è boom referendum con la firma digitale Spid“ cosi Cesare Zappini sull'edizione odierna del „Corriere della Sera“
ancora più interessante l'articolo di Andrea Fabozzi sul „Manifesto“ di oggi che entra più sul tema della raccolta firme digitale:
…....Il tetto delle 500mila firme necessarie per chiedere il referendum abrogativo, da raccogliere secondo modalità barocche mai aggiornate a dimostrazione della ostilità di fondo del legislatore per questa forma di democrazia diretta, è servito a garantire una almeno minima rappresentatività dei promotori.
Negli anni quesiti sulla carta assai popolari, magari perché formulati in modo da assecondare le pulsioni più immediate dell’elettorato, non hanno superato lo scoglio della raccolta firme. Né d’altra parte si può dire che questo abbia limitato eccessivamente i referendum, visto che dal 1974 – l’anno in cui tardivamente si è tenuta la prima consultazione – al 2016 le firme necessarie sono state raccolte per 69 quesiti (in media 1,6 l’anno).

Il referendum è (quasi) sempre stato l’iniziativa di una minoranza (così è stato pensato), ma una minoranza organizzata e radicata.

Adesso la firma online applicata a regole scritte cinquant’anni fa potrà consentire anche a un piccolo gruppo di amici, senza alcuna rappresentatività, di lanciare in rete qualsiasi proposta di referendum. E di farlo gratis da quando, entro il prossimo gennaio, sarà attiva la piattaforma governativa per le sottoscrizioni online. Anche la proposta più demagogica e persino illegittima potrebbe incrociare la corrente ascensionale della rete. Saltato il banchetto, l’attivismo del click e la «democrazia del tinello» (S. Rodotà) non prevedono nemmeno un minimo di informazione consapevole necessaria. Non parliamo del confronto.

Così stando le cose, c’è il rischio che anche referendum palesemente inammissibili, per esempio in materia di tasse, raccolgano facilmente un consenso enorme. In tre mesi diversi milioni di sottoscrizioni. Nel nostro sistema il controllo della Corte costituzionale sui quesiti continua a essere previsto in una fase successiva, a firme raccolte e depositate. E così i giudici potrebbero trovarsi a dover inevitabilmente bocciare richieste avanzate a furor di popolo. Lo spazio spalancato ai demagoghi è evidente. La necessità di correggere qualcosa anche. Con le firme online l’istituto referendario è cambiato, fare finta di non vederlo non è saggio. Anche se questa volta è per una buona causa.
Anche „Open“ affronta il tema con un articolo interessante:
https://www.ilpost.it/2021/09/13/firme-digitali-referendum/

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