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Socioindividualismo

Chi pensa per sé pensa per tre

Riflettere per vivere – vivere per riflettere. Alcune considerazioni sul rapporto odierno tra pensiero, individuo e società.
Un contributo della community di Anna Sergio16.06.2019
Ritratto di Anna Sergio
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Noto come ogni giorno le figure politiche italiane si definiscono in base a una definizione negativa dei loro avversari in ambito politico ma anche al di fuori di esso. Perché quando si parla di politica si parla di tutto e tutti sentono il bisogno, spesso il dovere, di dire la propria riguardo a un tema che ha risvolti personali, sociali, culturali, storici etc. La politica tocca tutti gli ambiti della vita umana e permette un’estensione della rappresentazione della realtà a 360 gradi: significa che la figura politica di successo cercherà sempre l’aggancio alla quotidianità dell’elettore, ma soprattutto cercherà di persuadere l’elettore evocando determinate emozioni.

La paura è probabilmente lo strumento più efficace per persuadere. Attirare l’attenzione scatenando paura significa evocare reazioni leste, impulsive, erroneamente interpretate come unico modo di agire perché catapultati in una situazione di pericolo imminente seppur illusorio.

Questo tipo di retorica fa uso di parole che hanno lo scopo di allarmare, di preparare chi le ascolta o legge a reagire velocemente, difendersi, attaccare; improvvisamente l’elettore si trova in guerra e deve scegliere da che parte stare. E alla figura politica intenzionata ad arruolare più persone possibile non resta che dare un’idea chiara di chi è e del perché conviene seguirla. Trasmette la sua idea facendola rimbalzare sulla realtà, usando esempi, nomi, luoghi, avvenimenti storici reali per renderla più concreta, tangibile. Fanno parte di questa realtà anche le altre figure politiche e mediatiche, le quali vengono rappresentate come nemici che a loro volta contribuiscono all’autorappresentazione di chi le definisce come tali.

L’uso ironico della parola “risorse” segnala una preoccupante complicità tra figure politiche e elettorato. La complicità risulta preoccupante in quanto è fondata sul disprezzo, ovvero un disprezzo per gruppi di persone e singole figure politiche e mediatiche condiviso da centinaia di migliaia di persone e compreso anche in modo implicito. Così “risorse” significa il contrario, anche se il contrario non esiste, ma implica che di risorse non si tratta: si attribuisce inutilità a un gruppo di persone. Ed è proprio a questo punto della complicità comunicativa tra figura politica e elettorato che bisogna porsi la domanda: ci troviamo di fronte a un gruppo di persone d’accordo su molti punti con una figura politica oppure sono un gregge che segue senza se e senza ma un cane da pastore? Bisogna tuttavia interpretare la metafora del gregge anche come metafora cognitiva, ovvero del nostro modo di pensare. Condividere idee, storie, ironia di una figura politica è il primo passo per seguire il percorso cognitivo da lei tracciato. Più una figura politica o mediatica è presente nel quotidiano, più forte sarà la sua influenza nell’indirizzare il flusso di pensieri delle persone che la ascoltano. Per tornare alla paura: questo sentimento alza barriere che ci impediscono l’accesso a determinati ambiti concettuali, o meglio, ci danno un’idea parziale di quegli ambiti concettuali. Così facendo la figura politica tiene le persone lontano dall’approfondimento di ambiti concettuali (e dallo scorgere aspetti positivi di ambiti definiti esclusivamente in modo negativo dalla figura), fornendo loro la sua rappresentazione di questi luoghi della cognizione inesplorati.

Mi appello dunque non alla nazione né al popolo, ma all’individuo umano con la facoltà che lo distingue da tutti gli altri esseri viventi: la riflessione.

Non rinunciamo a ciò che ci permette di scorgere tutti gli aspetti di un fenomeno, sia quelli negativi sia quelli positivi, e di metterli in rapporto fra loro. Non rinunciamo a pensare fuori da schemi che figure politiche e mediatiche cercano di imporci, non rinunciamo a intraprendere ognuno il proprio percorso cognitivo. La molteplicità dei percorsi cognitivi implica una moltiplicazione della coscienza oggettiva. La coscienza oggettiva o intersoggettiva è quel ponte tra individuo e società per cui ci è possibile trovare il giusto punto d’incontro tra bisogni individuali e collettivi.

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