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Congiuntura

Investite, con fiducia!

Economia sudtirolese molto solida per export e turismo, in Trentino c’è potenziale per investimenti.
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I numeri sono positivi, l’economia è solida visti anche il +7,9% del Pil altoatesino fra il 2007 ed il 2015 rispetto al -7,6% del Pil italiano. Tanti segnali positivi nel rapporto sulle economie delle Province di Trento e Bolzano redatto dal team di economisti di Banca d’Italia composto da Antonio Accetturo, Petra Degasperi, Andrea Locatelli e Francesca Modena.

La presentazione nella sede di Banca d’Italia di piazza Vittoria a Trento comincia con le parole di Pierluigi Ruggiero, direttore dell’istituto a Trento.

«I dati sono positivi, la ripresa si consolida. In Trentino c’è incremento delle attività economiche soprattutto nei servizi e nell’industria. Prosegue il periodo difficile per le costruzioni. I prestiti sono stabili, le imprese sono restie sul procedere verso nuovi investimenti».

Vi sono segnali positivi anche sul tasso di occupazione, sulle ore lavorate, sui consumi e sull’accesso al credito. In Trentino sono più dinamiche le banche con sede fuori provincia, mentre le banche di credito cooperativo sono impegnate nel riqualificare il proprio portafoglio prestiti diminuendo le sofferenze.

In sei mesi le Casse Rurali trentine hanno perso circa un punto percentuale di quota di mercato, scendendo dal 49,9% al 48,8%.

Luigi Parisotto, direttore della Banca d’Italia in Alto Adige, può narrare una situazione ancora più rosea. «Vi sono dati favorevoli in ogni settore, con Raiffeisen che continua ad assistere piccole e medie imprese e famiglie e punta a creare un gruppo cooperativo locale entro gennaio 2018. La solidità, oltre ai 15 punti in più rispetto all’Italia nell’ultimo decennio, è data anche da turismo ed export che vanno molto bene».

Antonio Accetturo mostra nella sua presentazione come l’Italia sia al 13esimo trimestre di crescita, con una crescita più forte nel centro-nord e nello specifico nel Nordest.

«La congiuntura trentina – chiarisce l’economista – è simile a quella nazionale, mentre la Provincia di Bolzano è più resiliente alla crisi rispetto al resto del territorio nazionale».

Export trainato da macchinari e mezzi di trasporto. «Gli investimenti stagnano ancora in Trentino, c’è una capacità produttiva inutilizzata».

Economie regionali Trentino ed Alto Adige, per Mattia Frizzera

 

Fra Trento e Bolzano tre differenze lampanti: Alto Adige esporta per 1 miliardo di euro in più rispetto al Trentino, le presenze turistiche in Alto Adige sono doppie (31milioni) rispetto a quelle in Trentino (16milioni), le costruzioni crescono in Alto Adige e calano in Trentino.

Per questo barometro economico di novembre 2017 gli economisti di Bankitalia propongono un nuovo indicatore, l’indicatore di liquidità delle imprese. Un rapporto tra depositi a breve e titoli delle imprese nelle banche e prestiti a breve. In Alto Adige dal 2009 a oggi la crescita è costante dal 40% fino all’attuale 130%. In Trentino fra il 2009 ed il 2012 il rapporto è del 60%, poi la curva si impenna ed oggi siamo al 160%.

Ma allora gli imprenditori trentini si mettono i soldi sotto il materasso o comprano il Cayenne per il figlio? «In Trentino è aumentata la liquidità perché sono diminuiti gli oneri finanziari dei prestiti. Si tratta di una sorta di “ricchezza artificiale” guidata dalla politica monetaria. Aumenta redditività ma non cresce il business. In Alto Adige la redditività aumenta perché i fatturati espandono».

In sintesi quindi per gli imprenditori trentini la tormenta è passata, il terreno da arare c’è. Serve fiducia. Magari partendo da maggiore impiego per la generazione fra i 20 ed i 40 anni, la più qualificata della storia, che spesso è quella che deve cercare fortuna altrove.

 

Dalle Meinungen torniamo ai Fakten, che dicono che le imprese sudtirolesi, che hanno maggiormente investito, sono anche quelle che hanno maggiore debito strutturale. Mentre oggi fra gli economisti si parla della crescita senza credito.

In Alto Adige i prestiti alle piccole imprese sono stabilizzati, mentre aumentano quelli alle grandi imprese. Il tasso di occupazione è migliorato a nord della Salurner Klause dello 0,8% nel primo semestre del 2017, a sud dello 0,4%. Le retribuzioni orarie nette per i lavoratori dipendenti sono aumentate ed il monte salari è in crescita: maggiori redditi che si ripercuotono quindi positivamente anche sui consumi.

Anche i dati dell’Handelskammer Bozen dicono che c’è un lieve aumento del clima di fiducia delle famiglie altoatesine.

Nel mondo bancario mentre Don Guetti cala Friedrich Raiffeisen vola sopra al 43% di quota di mercato. Il motivo è dato da un semplice dato, quello dei crediti deteriorati.

Dei 19 miliardi di euro dati in prestito dalle banche trentine il 19% dei crediti è deteriorato (22,6% nel mondo del credito cooperativo trentino). Mentre dei 21 miliardi di euro dati in prestito in Alto Adige i crediti deteriorati sono l’8,8%. La media italiana è del 16,4%.

Ergo le banche trentine non aprono i rubinetti agli imprenditori locali perché sono rimaste molto scottate negli ultimi anni.

«La capitalizzazione delle imprese trentine – spiega Ruggiero – significa timore, sfiducia. Ma ci sarebbe modo di mettere in campo qualcosa subito».  

Il rapporto completo lo trovate qui

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