Economia | La vertenza sul web

Röchling, sindacati divisi

La rinuncia alle quattordicesime per i neoassunti andrebbe a creare lavoratori di serie A e B? Oppure la stabilizzazione delle loro posizioni è più importante?
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Foto: Yan Stroeb

La vertenza Röchling resta molto ingarbugliata, l'accordo complicato. Dopo essere approdata in Giunta provinciale su iniziativa degli stessi lavoratori – in 450 hanno firmato la petizione arrivata in mano al Landeshauptmann Luis Durnwalder – le nebbie non si sono certo diradate e se ne saprà sicuramente di più dopo l'incontro in programma il 18 giugno tra azienda, rsu, sindacati e tre rappresentanti del comitato dei firmatari. La discussione non sarà semplice: i sindacati sono su posizioni differenti (favorevole all'accordo prospettato dall'azienda la Cisl, contrarie Cgil e Uil) e tra gli stessi dipendenti della Röchling non mancano divisioni.

E sui social network le contrapposizioni tra diverse sensibilità nel trattare la questione vengono a nudo. “La notizia non la è la divergenza di opinioni tra sindacati ma il fatto che una grande industria assuma del personale” posta il segretario della Cisl Michele Buonerba. A cui risponde polemicamente il neosegretario di Rifondazione comunista Gianfranco Maffei: “Comunque la si metta è sempre la solita storia e le aziende hanno imparato che ricattando i lavoratori c'è sempre qualche sindacato che pensa che i diritti siano una merce di scambio per accordi sempre al ribasso. Del resto le posizioni della cisl sono ben note... purtroppo”.

Le schermaglie proseguono, ma il punto della polemica contro la Cisl lo affronta lo stesso Maffei. “Giustificate tutto dicendo che non c'era altro da fare, accettando questa cultura dell'emergenza che costringe a contrattare con la pistola alla tempia – attacca in un altro post –. Sulla Roechling nessuna certezza che non vada in Romania... ottenuto questo chiederanno dell'altro e voi cosa risponderete... che è meglio un uovo oggi che una gallina domani?”. Il segretario Cisl risponde con pacatezza, sottolineando l'importanza della stabilizzazione del posto di lavoro: “Penso in questa fase il sindacato deve avere il coraggio di negoziare sempre nuove tutele che non per forza devono essere salariali. Dico questo perché fino a quando le tasse sul lavoro saranno quelle di oggi, le imprese avranno sempre delle oggettive ragioni a chiedere riduzioni di costi”. Alla discussione si aggiunge anche Fabio Parrichini, con una proposta concreta: “La mia proposta è contratto di solidarietà espansivo, riduzione del 10% per tutti i lavoratori in CDS (perciò una media di 16 ore in meno al mese) e stabilizzazione per tutti i 90 lavoratori, maggior risparmio per l'azienda e occupazione garantita”. Una soluzione realistica?

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michele buonerba Mar, 06/18/2013 - 23:34

I sindacati in Italia sono tanti perché tante sono le culture che convivono nel nostro paese. L'unità d'azione in passato ha portato a ottimi risultati per i lavoratori ma, a fasi alterne, le divergenze sono emerse e le diverse culture si sono profilate in misura maggiore. Noi della CISL siamo cresciuti a pane e pragmatismo e quindi siano sempre favorevoli al negoziato con chiunque. Questo a condizione che si possa arrivare ad un risultato positivo per le persone che rappresentiamo. Il caso della fabbrica di Laives è uno di questi e se siamo seduti al tavolo pensiamo che si possa arrivare ad un accordo. L'alternativa è quella di rinunciare al negoziato, ma questo modo di agire è estraneo alla nostra cultura.

Mar, 06/18/2013 - 23:34 Collegamento permanente