Politica | Pd davvero?

"Il mondo non è uno sfigo su tutto"

Presentato ieri al Cristallo il nuovo libro di Piero Fassino "Pd davvero". Un lungo dibattito sul centrosinistra, guardando nello specchietto retrovisore.
Fassino
Foto: Domenico Nunziata

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"Prodi è tornato riservatamente in campo per ricostituire il centrosinistra", dice Piero Fassino , svariate volte ministro e ultimo segretario dei Democratici di Sinistra, adesso incaricato da Matteo Renzi come mediatore e unificatore per una possibile coalizione di centrosinistra. "Domani incontro Pisapia". Non solo Prodi è ridisceso in campo ma anche colui che questa espressione in politica l'ha inventata, Silvio Berlusconi, che a detta di Fassino "seduce sempre". Infatti anche l'ex-Cavaliere si prepara a unificare il centrodestra e tutti i sondaggi, come la maggior parte delle mosse a sinistra, remano a favore dell'altro schieramento, ringiovanito dall'opposizione e più aggressivo, visti i toni e le azioni di Salvini e Meloni. Ma procediamo con ordine.

Ieri (17 novembre) in una saletta adiacente al Teatro Cristallo, Piero Fassino ha presentato Pd davvero,  il suo nuovo libro edito da La Nave di Teseo e moderato da Alberto Faustini,  direttore dei quotidiani Alto Adige e Trentino. La prima parte della discussione ha trovato il suo cardine in alcune digressioni archeologiche rispolverando vecchi nomi e simboli ormai dimenticati, da L'Ulivo all'Unione agli stessi Democratici di Sinistra, di cui Christian Tommasini, che ha introdotto Fassino, è stato ultimo segretario provinciale. "Il Pd ha avuto varie fasi, come quella della vita e all'inizio era troppo gravato dai genitori che l'avevo cresciuto - Margherita e DS - adesso vedo candidati che hanno militato solamente nel Pd e non hanno niente alle spalle, però il dibattito pubblico è regredito", così dice Fassino, che tra lo spauracchio di un nuovo ritorno di Berlusconi e l'affermazione di una neo-Lega (senza Nord, come ha annunciato Salvini), ritornano gli antichi refrain della sinistra di qualche anno fa: "Non possiamo lasciare in mano il paese a quelli lì", con l'aggiunta dei Cinque stelle ovviamente, che tra l'altro hanno sconfitto lo stesso Fassino lo scorso anno alle comunali di Torino.

 

Il perno

"Per ricostituire il centrosinistra serve che ci sia una forza perno e altre forze minori a fianco", questo sarebbe il piano di Fassino per una futura - quanto imminente nella necessità - coalizione di sinistra in vista delle prossime elezioni politiche, in cui il Partito Democratico, come dice Fassino, dovrebbe essere l'azionista di maggioranza e le altre quote societarie andrebbero poi distribuite in base alla forza degli altri partitini che andranno a comporre il polo centrosinistra. "La sinistra dovrà fare come fece con l'euro vent'anni fa, quando i cittadini si sentivano parte della storia, avevamo creato un sentiment, un clima buono. Adesso si respira solo un clima ansiogeno, non si trovano mai buone notizie sui giornali, si deve arrivare a pagina ventuno. Ma il mondo non può essere uno sfigo su tutto". 

"Una volta mi inviarono per conto dell'Unione Europea per gestire la situazione in Birmania. Creare una coalizione di centrosinistra con al centro il Pd credo sia più difficile", risponde neanche tanto ironicamente Fassino, incalzato da Faustini, che successivamente gli chiede: "Lei ha parlato prima di riforme ma ogni governo parla di riforme, addirittura ne parlavano i riformisti del Partito Socialista e i miglioristi del Partito Comunista, però queste riforme non si vedono". Fassino non è d'accordo, crede che la parola riforma si stata svuotata di senso ma che ci sarebbe alcune misure per sbloccare il paese, se non fosse che il suo segretario nazionale, Matteo Renzi, è già convinto di averlo fatto, o almeno in parte. "Dico cose impopolari, come il fatto di essere contrario al taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti - approvata dal mio partito - che permette solo ai ricchi di fare politica. Abbiamo calvalcato un'onda che è quella dei nostri tempi, potremmo tornare alla politica di censo se non stiamo attenti". 

 

Magistrati e giornalisti

Le posizioni di Fassino sulla riunificazione del centrosinistra sembrano chiare, totalmente antitetiche quelle antiche dell'Unione, dove la maggioranza era composta da 17 gruppi parlamentari, esperienza di governo finita poi per le vicende di Clemente Mastella, indagato nel 2008 e poi prosciolto da ogni accusa qualche tempo fa, intanto sono passati dieci anni. Fassino sfrutta questa occasione per tirare una stoccata anche alla magistratura - come il suo eterno nemico Berlusconi - che non sarebbe stata abbastanza "responsabile delle conseguenze" della caduta del Governo Prodi.

Pochi giorni fa invece è stato pubblicato La Gente - viaggio nell'Italia del risentimento, un saggio sul gentismo italiano, quel fenomeno per cui "la gente" pone come filtro della realtà i propri incubi privati, un road movie dell'incubo dove si viaggia dai Vaffa Day ai fatti di Gorino, fino ad arrivare a toccare i quartieri di Ostia. Il saggio si pone come ideale contraltare del tempo di evoluzione di un nuovo linguaggio, più o meno vecchio quanto il Pd stesso, ma di cui La Gente ne è una naturale conseguenza sociologica, forse non in stretto collegamento ma - addirittura al contrario -  in reazione al libro La Casta. Nel 2007 infatti nasce il Partito Democratico ma allo stesso tempo esce La Casta, scritto dai giornalisti del Corriere della Sera Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, il saggio sugli scandali dei privilegi della classe politica, che ha portato - almeno nel linguaggio - a un rivolgimento del discorso politico italiano, su cui Fassino non manca di spendere due parole. "E' stata un'operazione vergognosa e denigrante, adesso tutti credono che i politici siano corrotti ma sono meno dello 0.5% quelli sporchi, la stragrande maggioranza non può essere corrotta o nel malaffare. Parlano di Casta, perché loro non hanno scritto un libro alla casta a cui appartenevano loro, dato che i finanziamenti pubblici alla stampa non erano minori di quelli della politica".Così conclude Fassino, che durante la sua presentazione ha citato Prodi, L'Unione, Mastella, Berlusconi e persino D'Alema. Oltre ad aver fatto da ricostruzione storica della formazione della sinistra italiana ha involontarimente fatto da cartina di tornasole della nostalgia e della frammentazione e del continuo rimbalzo e rimpallo della sinistra in Italia in preda delle sue discontinue metamorfosi.