Società | criminalità

Keep calm e dimentica le ronde

L’Alto Adige degli allarmismi, dei proselitismi su Facebook e delle ronde. Storia di una Provincia impaurita? Il Questore: “situazione sotto controllo ma monitoriamo”.

Con la vicina Europa incubatrice e fertile procreatrice di partiti e movimenti di opinione inclini a xenofobia e razzismo – dal greco Alba dorata con i suoi squadroni paramilitari al tedesco Pegida contro i tagliagole islamici (ma per non rischiare di prendere abbagli di sorta, contro gli islamici tout court) -, mantenere un certo obiettivismo critico, sganciare i sentimenti dagli avvenimenti, ridimensionare geograficamente i fatti, va detto, è un’impresa spesso oziosa e trascurata. Al contempo l’infotainment e cioè la spettacolarizzazione dell’informazione, in particolare sull’argomento criminalità, è una specialità sopraffina che non smette di sedurre organi di stampa e paladini improvvisati del quieto vivere civile con un certo, collaudato charme ipnotico. Ragionare per emergenze significa in molti casi prediligere soluzioni eticamente discutibili purché abbiano i caratteri dell’immediatezza.

Prendiamo ad esempio la questione delle cosiddette ronde in Alto Adige. Servono? Sono necessarie? Sono misure giuste o potrebbero creare disordine, sovrapposizione con gli organi di polizia, scarso coordinamento?
Per fare chiarezza, come ci spiega il questore di Bolzano Lucio Carluccio, è necessario separare il concetto giuridico di sicurezza pubblica da quello di sicurezza urbana. La prima è di esclusiva competenza delle forze dell’ordine e ha come referenti a livello provinciale il Prefetto sotto il profilo politico e amministrativo e il Questore sotto quello tecnico; la seconda concede ai sindaci potere di ordinanza in materia di degrado urbano e atti di inciviltà al fine di garantire ai propri concittadini un ambiente sicuro e di favorire la coesione sociale.
Gli osservatori volontari – e non è improprio affermare che il rischio di presentarsi in alcuni casi come milizie di partito piuttosto che come gruppi di volontariato esiste – a cui saltasse in mente di “pattugliare” la città devono essere preventivamente autorizzati, ma finora l’arruolamento degli aspiranti sceriffi, di fatto, non c’è stato.

C’è al contrario un proliferare attivo di gruppi su Facebook – alcuni contano anche più di diverse migliaia di iscritti come l’ "Iats reichts”che ha lanciato una petizione dal nome “Für mehr Sicherheit gegen Einbrecher in Südtirol/Per una maggiore sicurezza contro i ladri Alto Adige” – che rivendicano il diritto di mettere in guardia la collettività dalla minaccia del crimine (topi d’appartamento perlopiù) e, perché no, di fare fronte comune.
Accade però che, all’interno di questi sfogatoi telematici, di tanto in tanto vengano inserite le foto dei presunti delinquenti, per poi fare subito marcia indietro forse frenati – ci piacerebbe pensare – da un rimorso di coscienza, redarguiti, piuttosto, da chi conosce i dispostivi legislativi.
Non è consentito infatti “pubblicare dati sensibili senza l’autorizzazione della persona stessa in quanto se ne viola la privacy. Anche la polizia, per esempio, possiede un archivio in cui raccoglie i dati sensibili ed è soggetto a stretto controllo da parte del garante della privacy il quale vigila sulla tutela della riservatezza del cittadino”, spiega Carluccio che aggiunge: “noi consigliamo di segnalare alle autorità competenti eventuali episodi criminosi, finora non c’è arrivata alcuna denuncia circa l’attività di questi gruppi su internet ma continueremo a monitorare la situazione”.

La delinquenza straniera, intanto, finisce sempre più spesso in prima pagina, lo sforzo più urgente dovrebbe quindi diventare quello di evitare il diffondersi dell’equazione immigrato-criminale, “è una questione di senso deontologico – sottolinea Carluccio – noi ci impegniamo a non dare sponda a strumentalizzazioni di alcun genere e smentisco categoricamente che ci sia un’attenzione peculiare nei confronti degli immigrati in quanto tali, per inciso, il fatto che le ultime tre espulsioni si siano verificate a poca distanza temporale l’una dall’altra è del tutto casuale”.

Difficile ignorare il fatto che nell’ultimo anno i furti siano inequivocabilmente aumentati, nonostante un decremento nelle ultime settimane, come puntualizzato dal Questore. Un incontro informativo sul tema è stato organizzato proprio ieri dalla polizia. “Fare informazione è la contromisura più efficace – avverte Carluccio – è inoltre a disposizione dei cittadini il sito della polizia di stato [www.poliziadistato.it, ndr] dove è possibile accedere a una banca dati informativa di pubblica utilità. In più dallo scorso agosto disponiamo di risorse aggiuntive che aiutano a controllare il territorio nei fine settimana”. Ma qual è la spiegazione per questo incremento dei furti? “Ci sono certamente da considerare il disagio sociale e aspetti di carattere normativo, ma il mio compito è quello di applicare le leggi vigenti, non di criticarle”, conclude il Questore.

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Oskar Egger Ven, 02/20/2015 - 08:27

Finalmente una voce fuori dal coro. Tutto reale, quanto detto, da aggiungere che il buon cittadino ormai in stato d' assedio, spende molto di piú per una vita mediocre e per una tutela ormai piú che debole.

Ven, 02/20/2015 - 08:27 Collegamento permanente