Politica | Il libro

"Voglio parlarne con Salvini"

Le intercettazioni del caso Sad svelano un complotto interno contro Bessone. "Occorre un chiarimento". Intanto Ladurner si rivolge ai vertici Svp: "Dimettetevi tutti".
Bessone, Massimo
Foto: LPA

“Credo alla buona fede di Salvini e Calderoli, da quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche sono stati raggirati da alcuni miei colleghi di partito. Voglio parlare al più presto con entrambi, ci vuole un chiarimento per vedere come affrontare il futuro”. Massimo Bessone, assessore leghista della giunta Kompatscher, reagisce così alla pubblicazione delle intercettazioni del caso Sad nel libro di Christoph Franceschini e Artur Oberhofer (Freunde im Edelweiss) , che evidenziano come sia stato, di fatto, vittima di un complotto per impedire la sua elezione a vicepresidente della Giunta provinciale.

 

Per capire le sue parole occorre fare un salto all’indietro. Il 2018 è l’anno d’oro di Salvini. Al "capitano" basta un tweet per guadagnarsi megaservizi nei tg, titoli sui giornali e punti percentuali nei sondaggi. Alle elezioni provinciali che si svolgono in autunno il Carroccio ottiene un risultato irripetibile: 4 eletti. Bessone è nettamente il più votato: 4.398 preferenze. Secondo, Giuliano Vettorato, con 3.001. 1.397 voti di differenza, visti i numeri, sono un abisso. Quando è chiaro che la Stella alpina, sotto la spinta dell’Athesia world (che nel mondo Svp da sempre coincide con l’ala economica e riunisce imprenditori e contadini ultraconservatori), sceglierà come partner italiano la Lega invece di Pd e Verdi, tutti danno per scontato che il vicepresidente italiano sarà Bessone. In politica funziona così. Se ci sono 10-15-20 preferenze di differenza è un conto. Ma con quelle proporzioni di solito non ci sono dubbi. Il presidente designato Arno Kompatscher, che almeno inizialmente avrebbe preferito esplorare una possibile coalizione nero-rosso-verde, se la mette via e contatta Bessone dando per scontato che sarà lui il vicepresidente.

Ma pochissimi in quel momento sanno quali grandi manovre si stiano svolgendo sotto traccia. Il patron di Sad Ingemar Gatterer, che dalle intercettazioni risulta perennemente in trance agonistica, guarda avanti. Che sia tramite un PPP, una società in house, un appalto vinto, o una scelta per acclamazione, il suo unico obiettivo è che l'azienda continui a incamerare centinaia di milioni, svolgendo il servizio di trasporto pubblico per conto della Provincia. Ed è letteralmente pronto a tutto. Gatterer da qualche anno si è scelto il suo compaesano e amico di famiglia Luis Durnwalder come consulente (ma il suo cachet è un segreto di Stato). Come se, prima di una vera liberalizzazione del traffico su rotaia a livello nazionale, per vincere gli appalti e ottenere commesse, Trenitalia prendesse come consulente Mario Draghi o il ministro Enrico Giovannini. Geniale.

 

Nel libro di Franceschini e Oberhofer ci sono decine di intercettazioni che mostrano come l’Alt-Landeshauptmann non si faccia alcuno scrupolo ad usare tutto il peso che la sua figura può avere. Sapendo di avere l'appoggio di Athesia e di parte del partito, Gatterer e Durnwalder,  assieme al direttore di Sad, l’avvocato Mariano Vettori, sotterraneamente fanno tutto quello che è nelle loro possibilità per poter “scegliere” il futuro assessore alla mobilità. Durnwalder vuole Thomas Widmann. Dice di poterlo tranquillamente controllare e che  sarebbe l’unico in grado di risolvere il problema dell’assegnazione del servizio a Sad in quattro e quattr’otto. Ma in alternativa si pensa ad un leghista. Mariano Vettori, che è da parecchi anni vicino al Carroccio, prova prima a testare suo nipote Carlo (terzo eletto del Carroccio, passato nel frattempo a Forza Italia). Trova poi una sponda in Giuliano Vettorato. Lo incontra varie volte e cerca di convincerlo a chiedere come unica "grande competenza" la mobilità. Tra gli eletti del Carroccio Vettorato è il solo vicino a Filippo Maturi. L’ex consigliere comunale bolzanino, pur essendo diventato deputato “per caso” (così scrivono Franceschini e Oberhofer) grazie alla fraterna amicizia con Andrea Crippa (che in via Bellerio siede nella stanza dei bottoni), ha un potere notevole. I “ribelli” Bessone, Mattei e Vettori vengono quindi messi in un angolo e la trattativa con la Stella alpina viene presa in mano dal Commissario nazionale, Roberto Calderoli. Il senatore-dentista fa quello che gli dice Salvini, il quale sulle questioni altoatesine ascolta Crippa, che a sua volta pende dalle labbra di Maturi. Si fa di tutto, quindi, per assegnare la mobilità a Vettorato, che viene istruito direttamente dallo stesso direttore di Sad, Mariano Vettori. Ma le cose andranno in modo diverso.

Kompatscher fiuta i piani dell’asse Gatterer-Durnwalder-Widmann-Achammer e fa una scelta muscolare: assegna la mobilità a Daniel Alfreider (vittima a sua volta di una campagna di delegittimazione studiata a tavolino sul modello Stasi) e non dà la vicepresidenza tedesca ad Achammer (ma a Schuler). Per quanto riguarda gli italiani "Arno" rispetta l’indicazione di Calderoli, che a sorpresa, impone Vettorato alla vicepresidenza e lascia le competenze minori a Bessone. A Vettorato viene anche assegnato il ruolo di commissario della Lega. Un doppio schiaffo non da poco, per l’ex consigliere comunale brissinese. Ma lui se la mette via e con il passare dei mesi le turbolenze nel partito si riducono lievemente. Almeno in apparenza.

 

Intervistato oggi (20 marzo) dal Corriere dell'Alto Adige Giuliano Vettorato nega che la Lega si sia fatta influenzare. Bessone, pur educatamente, qualcosa da dire ce l’ha. “Sapevo fin dall’inizio di essere stato vittima di un’ingiustizia – afferma -  anche se sinceramente non potevo immaginare le cose fossero andate proprio in questo modo. Pensare che dei miei colleghi di partito abbiano tramato alle mie spalle seguendo le indicazioni di un imprenditore, lascia obiettivamente dell’amaro in bocca. Mi rende triste anche il pensiero che sia stato sovvertito l’esito del voto per esaudire degli interessi privati. Io non ha mai avuto astio con Giuliano Vettorato, vedo che è uno che si impegna. Sono contento di uscirne pulito, ma mi pare che ognuno debba fare un esame di coscienza. Oltre alla vicepresidenza mi è stato tolto anche l’incarico di partito. Credo alla buona fede di Salvini e Calderoli, da quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche sono stati raggirati. Voglio parlare al più presto con entrambi, ci vuole un chiarimento per vedere come affrontare il futuro”.

Ieri sera, intanto, l'ex consigliera Svp Jasmin Ladurner, da sempre considerata vicina a Kompatscher e costretta a dimettersi nel mese di gennaio per alcune centinaia di euro di spese di viaggio, ha diffuso via Facebook un "regalo di compleanno" al Landeshauptmann (ieri faceva 51 anni) in cui chiede le dimissioni di tutti i personaggi coinvolti nelle intercettazioni. "Io ho fatto degli errori e mi sono dimessa. Mi rivolgo a voi: Philipp (Achammer), Tommy (Widmann), Christoph (Perathoner), Meini (Durnwalder) und Luis (Durnwalder), dimettetevi".  Anche qui va fatto un piccolo passo indietro, aiutandosi con il libro di Franceschini e Oberhofer. Ancora prima della formazione della Giunta i protagonisti del libro ragionano sulla fine politica di Alfreider in relazione allo "scandalo delle baite" (inchiesta poi archiviata) e Luis Durnwalder saluta come un'epifania il possibile ingresso in consiglio di Paula Bacher, considerata del "giro". Due anni dopo qualcuno nel partito fa avere alla stampa le carte dei rimborsi sulle spese di viaggio di Ladurner e in consiglio entra, appunto, Paula Bacher.