Cronaca | Storia

L’Università chiede scusa

80 anni dalle leggi razziali: a Pisa gli atenei italiani riconosceranno pubblicamente la complicità con il fascismo. Ci sarà anche il rettore dell’unibz Paolo Lugli.
Mussolini
Foto: upi

Fare i conti, troppo a lungo rimandati, con il passato. A ottant’anni dalle leggi razziali quella di domani, 20 settembre, si preannuncia una giornata storica: a Pisa i rettori di tutti gli atenei italiani chiederanno scusa per l’epurazione di studenti e professori ebrei da scuole e università riconoscendo la complicità che una consistente parte del mondo accademico dimostrò verso le scelte del regime fascista, a cominciare dall’adesione al “Giuramento di fedeltà al Fascismo” del 1931 che così recitava:

«I professori di ruolo e i professori incaricati nei Regi istituti d'istruzione superiore sono tenuti a prestare giuramento secondo la formula seguente: Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l'ufficio di insegnante e adempire tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti, la cui attività non si concilii coi doveri del mio ufficio».

Chi si fosse rifiutato di giurare (e in tutta Italia a ribellarsi furono solo una quindicina su oltre 1.200 docenti universitari) avrebbe perso la cattedra. Per sottrarsi al giuramento ci fu anche chi andò anticipatamente in pensione, rassegnò le proprie dimissioni o fuggì all’estero.

 

Un “anniversario scomodo”

 

Il 18 settembre 1938 150mila persone affollarono, acclamanti, piazza dell’Unità a Trieste, dove Benito Mussolini avrebbe annunciato la promulgazione delle leggi razziali. Qualche giorno prima, il 5 settembre, nel suo “buen retiro” di San Rossore, in provincia di Pisa, il re Vittorio Emanuele III firmava il primo provvedimento in difesa della razza, il Regio decreto numero 1381, “Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri”. L’ottobre successivo il Gran consiglio del fascismo emetteva una “dichiarazione sulla razza“ - uno dei principali documenti delle leggi razziali -, che diventò regio decreto di legge il 17 novembre 1938.

 

 

Alla “Cerimonia del ricordo e delle scuse” di domani, inserita nell’ambito di “San Rossore 1938” con il suo ampio programma di eventi e organizzata dall’Università di Pisa, in collaborazione con la Scuola Normale e l’Imt di Lucca, parteciperà anche il rettore dell’unibz Paolo Lugli, come confermano dall'ateneo bolzanino. Il suo omologo dell’Università di Pisa Paolo Mancarella, a nome dell’intera Accademia italiana, farà dunque ammenda per la prima volta pubblicamente. Solo nell’ateneo pisano, del resto, furono espulsi venti docenti e quasi trecento studenti e fu impedita l’iscrizione degli studenti ebrei negli anni successivi al ’38. Dopo il discorso di Mancarella è prevista una risposta della presidentessa delle Comunità ebraiche Italiane Noemi Di Segni e verrà proiettato un videomessaggio della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento Auschwitz-Birkenau. Sarà inoltre letto un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al termine della cerimonia verrà scoperta una lapide in ricordo dell’evento.

 

 

Commemora lo “scomodo anniversario” delle leggi razziali anche l’Anpi Alto Adige Südtirol secondo cui la ricorrenza rappresenta un monito per il presente: “Oggi, sia pure in forme diverse dal passato, rischiano di riproporsi con forza i pericoli mortali del razzismo e della discriminazione. Anche nel 1938, si cominciò con la soppressione progressiva di tutti i diritti civili e sociali per poi arrivare alla negazione della dignità stessa delle persone e all’orrore dello sterminio. È, dunque, necessario rinnovare, oggi, senza se e senza ma, a partire dalle istituzioni locali, l’impegno attuale che deve derivare dalla memoria scritto a chiare lettere, nell'articolo 3 della Costituzione e troppo spesso rimasto solo sulla carta: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’”.