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www.sasabz.it (foto elaborata)
Un ormai non più nuovo autobus a metano di Sasa, che non paiono stare simpatici né ai vertici di Sasa né della Provincia. Il rinnovo della flotta resta un tema che si inserisce accanto all'incertezza sull'eventuale gara europea per i servizi gestiti da Sasa.
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Mobilità pubblica

Sasa, «quo vadis»? Un’analisi

Rimane grande incertezza sul destino di Sasa, sulla possibile gara europea e sul rinnovo della flotta che rischia di finire in secondo piano. Ci mancavano solo gli e-bus.
Un contributo della community di Michele De Luca19.10.2016
Ritratto di Michele De Luca
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Il recente appello lanciato dal primo cittadino del capoluogo sulla questione del destino di Sasa fa capire che vi sia una situazione nebulosa che solo la politica potrà risolvere, sempreché ciò sia ritenuto un obiettivo strategico. In poche parole, ci avevo visto giusto nel maggio scorso quando ne accennai. Il presidente Pagani ne parlò a maggio e poi a giugno e accennò ai ben noti appetiti di Sad su Sasa, non una novità. Siamo arrivati ad ottobre inoltrato e solo ora il maggior azionista di Sasa decide di agire, meglio tardi che mai.

Sasa e mancato rinnovo della flotta: segnale non ricononsciuto

Eppure i segnali c'erano e, per quanto siano stati scarsi a livello pubblico, s'era capito che qualcosa non andava proprio dal mancato esito del rinnovo della flotta di Sasa, che ha urgente bisogno di essere rinnovata poiché, stando allo standard che si è data la Provincia, bisogna sostituire ben 48 mezzi vecchi di più di dodici anni con una spesa di oltre 10 milioni di Euro (che diventano oltre il doppio, se non il triplo per bus elettrici e/o a idrogeno). Tra l'altro siamo quasi a fine 2016 e nel 2017 se ne aggiungeranno altri da sostituire. Una situazione ben diversa rispetto a prima del 2008 quando di autobus ne venivano acquistati anno dopo anno garantendo una certa “freschezza” dei mezzi. Cosa di cui si è lamentato di recente il presidente Pagani in Consiglio Comunale a Merano.

Quindi la tattica provinciale, tralasciando gli appetiti altrui su Sasa, apparirebbe chiara. Mettere in gara i servizi di Sasa, non optando per la società “in-house” che la novellata legge provinciale sulla mobiltà prevede e ci si potrebbe perdere nell'esercizio retorico del perché questa previsione sia stata inserita nella normativa solo un anno fa.

Il rinnovo della flotta, che sembrerebbe un aspetto secondario, invece ha una sua valenza, soprattutto economica. Non mi soffermo invece su quello che sono gli aspetti politici della vicenda, che ben sono stati esposti in un recentissimo articolo qui su salto.bz.

Gara pubblica anche per Sasa per evitare i costi degli investimenti?

Più volte è stato affermato a livello provinciale, ad esempio nel comunicato del 15.3.2016, che con la nuova normativa non verranno più finanziati gli acquisti di bus ma che ciò sarebbe stato riconosciuto come rimborso aggiuntivo per km. In poche parole, la Provincia si risparmia l'esborso e il finanziamento quota capitale e interessi per i mezzi con un pagamento diluito nel tempo e pone tale investimento iniziale sulle spalle dei futuri (nuovi?) concessionari. Un po' a dire che la coperta è sempre più corta, forse si farebbe bene a ricordarselo nel “ricco” Alto Adige. Come dimostrano i tagli già effettuati dal 2013 in poi.

In questo il tema del rinnovo della flotta e, soprattutto, della tipologia di trazione rischia di finire in secondo piano. Ma a torto. Vediamone il perché.

La scelta del gasolio suggellata dai bandi di gara?

La scelta, di fatto, pro gasolio appare chiara. Unicamente per risparmiare e, nonostante tanti proclami pro “green mobility”, il tutto appare già deciso. Infatti, la risposta che mi è stata data dal direttore di dipartimento Florian Zerzer, coordinatore del gruppo di lavoro “Green Mobility”, il 10 marzo scorso è chiara. Alla mia domanda...

"1. Che tipologia di bus si compreranno nel 2016 o 2017? Come si intendono muovere le aziende di tpl quando compreranno da sé i bus nuovi a seguito della nuova L.P. sulla mobilità?”

… la risposta è stata:

“Con la fine del 2018 scadono le attuali concessioni per i servizi di trasporto pubblico in Alto Adige. In futuri l’acquisto di autobus non sarà più cofinanziato dalla Provincia con contributi d’investimento ma le aziende dovranno garantire una certa qualità del materiale rotabile fissato nei contratti di servizi da impiegare per i servizi di linea. Nell’offerta che presenteranno per la partecipazione alle gare dovranno anche calcolare il costo dell’ammortamento nel prezzo unitario a km. I requisiti di qualità saranno certamente l’età dei mezzi da impiegare e a basso o zero emissioni nocive a secondo della tecnologia disponibile sul mercato.”

Queste sono parole che dovrebbero far riflettere ma sono coerenti con la logica “idrogeno- ed elettrocentrica” provinciale che esclude qualsiasi altra alternativa. Il tutto è, come ho più volte evidenziato, in parziale ma significativo contrasto con quanto previsto dal punto 3.5.5.2 del Piano Clima 2050 che è chiarissimo in questo senso: parla di avere una flotta nel 2025 di autobus (urbani) a “azionamento elettrico, a idrogeno, a metano”. Ma non è una sorpresa. Sono anni che lo evidenzio nel silenzio generale. Oltretutto pure in Consiglio Provinciale un richiamo a tale indicazione è stato bocciato. Ora viene presentato il conto.

Cosa prevederanno i contratti di servizio?

La chiave di volta sarà proprio cosa sarà stabilito nei contratti di servizio. Se non vi sarà alcun riferimento al citato “Piano Clima 2050”, è ovvio che, con la ricerca di un affidamento a basso costo i (vecchi o nuovi) concessionari ben si asterranno dall'attuare investimenti non previsti né dal bando di gara, né dal contratto di servizio per lucrare al massimo sul rimborso chilometrico.

Come questo possa essere coerente con un servizio di qualità ma soprattutto avanzato dal punto di vista ambientale, solo la Provincia ce lo può spiegare e la cartina di tornasole saranno i bandi di gara. Il dibattito quindi, se mai ci sarà (ne dubito fortemente), dovrà essere fatto adesso, mica quando i bandi saranno già pubblicati!

La facciata superficiale “green” del tpl affidata a STA

Nella citazione di cui sopra si parla di bus a zero emissioni (bus elettrici e a idrogeno), ma è chiaro che le “sperimentazioni green” i concessionari ben si guarderanno dal farle per i costi spaventosi che comportano. Non a caso la citata legge sulla mobilità prevede all'art. 6 che di ciò se ne faccia carico, guarda caso, STA:

La Società Strutture Trasporto Alto Adige S.p.A. – STA, di seguito denominata STA:

  1. (...)
  2. può acquistare e gestire veicoli e materiale rotabile da mettere a disposizione dei gestori di servizio di trasporto pubblico;
  3. provvede alla promozione del trasporto pubblico e sviluppa progetti per l’introduzione di servizi innovativi; 

In poche parole uno schema collaudato: una bella ma costosissima facciata “green” ad idrogeno (e in futuro elettrico) finanziata direttamente dalla Provincia con STA. Il resto della flotta dei concessionari tutta a gasolio. Presumo sia il sogno nel cassetto di taluni dirigenti e politici locali.

Lo spreco pazzesco della linea con i bus elettrici

La riprova? I bus elettrici che si acquisteranno per la linea polo tecnologico-centro città a Bolzano, notizia fresca del 18 ottobre. Sono stato l'unico a parlarne nei mesi scorsi nel disinteresse generale, as usual. Costo: 3 milioni di € per quattro e-bus messi "generosamente" a disposizione di Sasa dalla Giunta Provinciale, ma si era parlato di cinque mezzi ed avevo capito subito che i costi erano stati sottostimati vedendo i costi di altre realtà che si sono imbarcati nella assai costosa avventura elettrica... ma tant'è. Però, cara Sasa, con quella cifra si sarebbero potuti comprare da 13 a 14 bus a metano da 12 metri. Penso sia superfluo commentare oltre se non che... sono davvero curioso quali bus elettrici verranno acquistati con la prossima gara di appalto...

La scelta sbagliata di Sasa del 2011/12: un marchiano errore strategico e di disinteresse politico

Per Sasa, l'avevo già scritto, l'aver scelto nel 2011/12 autobus a gasolio invece di sceglierli a metano, è stata una scelta strategica profondamente sbagliata. Oggi Sasa non può far valere una flotta alternativa e sostenibile, se non solo parzialmente e con ormai vecchi bus a metano, alcuni dei quali rientrano nel lotto dei 48 da sostituire. In poche parole, come ho scritto tante volte, mancanza di strategia e di lungimiranza, quindi chiara responsabilità gestionale ma anche politica visto che allora i proprietari di Sasa se ne sono semplicemente disinteressati facendo da meri notai di scelte eterodirette dalla Provincia.

Alla Provincia il tpl “green”, ai concessionari quello “black”

Riassumendo, si spende e spande da una parte per pochissimi mezzi ma si ha il “braccino corto” dall'altra. Il “top” della non strategia perché in provincia, con buona pace delle “sperimentazioni” in corso, non abbiamo né fabbricanti di autobus, né di produttori di componenti automotive del settore bus. Insomma, la politica dell’enorme “foglia di fico”: una manciata di costosi bus a idrogeno ed elettrici che coprono centinaia di bus a gasolio, vecchi, presenti e, purtroppo, futuri.

Grato, ovviamente, se qualcuno vorrà smentirmi.

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Ritratto di Leo Schmieder
Leo Schmieder 28 Ottobre, 2016 - 00:29

Grazie per quest'analisi ben dettagliata e chiara. È stato un piacere leggerLa.

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