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Società | Maltrattamenti

Destrieri veloci come il vento

Vogliamo essere sempre più informati, ma non siamo disposti a pagare per disporre di una informazione di qualità. Il paradigma di un fallimento.

Stamani ho letto il mio oroscopo. In genere non lo faccio, diciamo che “non ci credo”. Oggi però recava un monito preoccupante e lo trascrivo: “Il poeta dell’antica Grecia Simonide fu uno dei primi a farsi pagare per i suoi testi. Si guadagnava da vivere componendo versi su commissione. Una volta gli chiesero di scrivere un tributo al vincitore di una corsa tra muli. All’inizio si rifiutò di farlo, spiegando che la sua sensibilità non gli consentiva di comporre versi su un tema così volgare. Ma il suo potenziale mecenate aumentò notevolmente la cifra che gli aveva offerto, e poco dopo Simonide gli presentò un’ode appassionata che conteneva perfino l’espressione destrieri veloci come il vento. Per le prossime settimane ti propongo questo poeta come modello da seguire, Scorpione. Cerca di essere più flessibile del solito su quello che sei disposto a fare per ottenere la ricompensa che vorresti”. La morale della storiella non è difficile da cavare. Farsi pagare i testi che scriviamo è sempre stato difficile, inoltre il committente che sfrutta il talento di uno scrittore (o di un giornalista) ha sempre pronto un mulo da celebrare. Ma può andare persino peggio di così. Oggi il committente, in sostanza il pubblico che dovrebbe costituire il soggetto pagante destinato a fruire dell'immenso flusso di scrittura prodotto, pretende che lo scrittore stesso, o il giornalista che dovrebbe fornirgli le informazioni, si comporti come un mulo. Se verrà pagato non interessa più a nessuno, anzi, ognuno si aspetta che le notizie appaiano gratuitamente sullo schermo del proprio computer o del telefonino, tanto per essere consumate all'istante e poi subito digerite: senza badare alla loro qualità, senza cioè curarsi né dell'approfondimento del lavoro in base al quale esse vengono scovate, né dello stile con il quale eventualmente sono state scritte (al contrario: se lo stile è troppo ricercato o sorvegliato, quei testi saranno percepiti come troppo difficili e verranno saltati a pie' pari). Anche voi che leggete o ascoltate quanto vi sto dicendo, anche voi probabilmente sarete tra quelli che ritengono che il poeta Simonide debba ringraziare il cielo che qualcuno, allora, sia stato disposto a pagarlo per scrivere di muli, garantendogli la pagnotta. Del resto, perché pagare se abbiamo internet, se abbiamo i social che soddisfano il nostro desiderio di essere intrattenuti incessantemente da una chiacchiera cosmica, alimentata da una forma di volontariato saccente ed entusiasta (vale a dire entusiasta della propria saccenteria)? Insomma, il paradigma del fallimento è questo: spendiamo volentieri quattro o cinque euro al giorno per prendere il caffè al bar e mentre beviamo il caffè ci piace sfogliare distrattamente il giornale che troviamo posato lì sul banco. Di pagare anche il giornale, e chi ci scrive, però, non se ne parla. Lo farà qualcun altro. E se non lo farà, va bene lo stesso. Un altro caffè, per favore.