Politica | Il censimento 2021

La ladinità è anche nonesa

La Val di Non rivendica nuovamente la sua incontestabile ladinità. In che modo può questo coinvolgere la provincia di Bolzano?
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
San Romedio im Nonstal
Foto: Othmar Seehauser

La Val di Non è lungo la linea del confine nord occidentale con la provincia di Bolzano, un confine aperto in entrambi i sensi, con quotidiani spostamenti per lavoro, legami e proprietà familiari. Le due province sul confine, inoltre, sono separate e unite dalla stessa autonomia. La Val di Non rivendica ora nuovamente la sua incontestabile ladinità. In che modo può questo coinvolgere la provincia di Bolzano, gli equilibri dell’autonomia nei rapporti con Trento?

 

"Chei che parla en nones",  la consapevolezza di parlare una lingua diversa

                                                                                                                

In Trentino, le difficoltà della nuova delibera per la dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico ladino devono spronare la popolazione nonesa a mobilitarsi per contrastare il tentativo di insabbiare l’espressione della volontà popolare. Non ci si lasci scoraggiare, ma si reagisca insieme per avere il riconoscimento che ci spetta. Quattromilacinquecento settantaquattro (4574), tanti siamo noi membri del gruppo pubblico di facebook intitolato Chei che parla en nones. Anita Endrizzi di Cavareno fondò il gruppo nel 2014: “Canche l’ai fat no aruesi mai dit!”, affermò con soddisfazione all’inizio del 2020. I membri, quotidianamente si collegano e chattano in nones, l’idioma di un’intera valle, quella del Noce, con un fondamento linguistico culturale comune, quello del ceppo ladino noneso.

Nella Valle di Non sono insediate da 2000 anni popolazioni ladine nate dall’innesto della lingua e cultura romana sulle popolazioni retiche preesistenti. Nella lingua derivata da questa fusione è chiaramente evidente il sostrato retico. Ogni noneso quando lascia la valle e raggiunge altre località del Trentino è ben consapevole di doversi esprimere in un’altra lingua, non gli servono attestazioni di riconoscimento per saperlo.

Nel censimento per le minoranze del 2001 i nonesi si dichiararono appartenenti alla minoranza linguistica ladina per il 18% (bastava il 15% per essere dichiarati minoranza linguistica), nel 2011 per il 25%, in numero superiore alla stessa popolazione della Val di Fassa; e questo nonostante gli ostacoli e l’espressa contrarietà delle istituzioni provinciali. Non è chiaro perché il governo di una provincia autonoma, che deve la sua autonomia alla presenza di minoranze, si espresse contrario al riconoscimento. Le motivazioni addotte contrastano con gli studi e le dichiarazioni di storici e linguisti. Questo rifiuto non rispetta la legge dello Stato, e neppure la volontà di un’intera valle. Ecco la norma dell’articolo 4 comma 1 del Decreto Legislativo 16 dic. 1993 n. 592: “Nei censimenti generali della popolazione italiana è rilevata, sulla base di apposite dichiarazioni degli interessati, la consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina residenti nella provincia di Trento.” Alle popolazioni ladine del Trentino Alto Adige è riconosciuto per legge il diritto di valorizzare attività culturali, il rispetto della toponomastica ed è garantito l’insegnamento della lingua ladina e della cultura che essa rispecchia. Il terzo comma dell’articolo 15 dello Statuto Speciale nel nuovo testo afferma: “La Provincia di Trento assicura la destinazione di stanziamenti in misura idonea a promuovere la tutela e lo sviluppo culturale, sociale ed economico della popolazione ladina e di quella mochena e cimbra residenti nel proprio territorio, tenendo conto della loro entità e dei loro bisogni.”

Lo studioso Graziadio Isaia Ascoli dichiarò gli Anauni il ceppo delle genti ladine storicamente più rintracciabile. Retico è il loro stesso nome e retici sono numerosi toponimi. Nel corso dei secoli le popolazioni della valle mantenevano la loro antica lingua e fin dal 1700 producevano una letteratura in Nònes, accuratamente raccolta e stampata. La provincia di Trento deve la sua autonomia al particolare passato storico, comune alla confinante provincia di Bolzano; le minoranze linguistiche riconosciute sono in numero limitato. Con il riconoscimento di minoranza ladina della Valle di Non si otterrebbe la convalida di un’autonomia che non viene sempre compresa. Sul percorso di questo ambito giusto riconoscimento si pone quest’anno un ostacolo che rende più disagevole la dichiarazione. Al modulo del censimento non è più allegato l’apposito formulario per la dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico ladino; per la sua compilazione si dovrà quindi recarsi alla sede comunale, che per la recente fusione di diversi comuni, non sarà più facilmente raggiungibile. Esiste anche la possibilità di compilare il formulario in internet e inviarlo per email. L’Italia risulta essere fra i paesi meno digitalizzati in Europa. Che dire? C’è davvero di che dubitare. In aggiunta, il modulo della dichiarazione è sempre stato rigorosamente anonimo. La scelta di avvalersi del diritto di dichiararsi ladini è personale e segreta. Seguendo queste ultime nuove regole vengono ancora rispettati anonimato e segretezza?

Dott.ssa Liliana Turri
Malgolo, Romeno, Tn 

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Johannes A. Mer, 07/21/2021 - 19:44

Nonesi: Si dichiariano una minoranza e poi a calcio tifano tutti Italia e girano con la bandiera Italiana. Alle elezioni politiche del 2018 votavana per la coalizione di centrodestra con dentro Biancofiore, Meloni etc.

Mer, 07/21/2021 - 19:44 Collegamento permanente
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Mario Turri Mer, 07/21/2021 - 20:54

Ci sarebbe da aggiungere al ragionamento anche él Solànder, parlato in Val di Sole con alcune varianti (come anche él Nònes in Val di Non, del resto). Il linguista Enrico Quaresima lo ha collocato, non a caso, nello stesso "Vocabolario Anaunico e Solandro" del 1991.

Mer, 07/21/2021 - 20:54 Collegamento permanente
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Liliana Turri Dom, 07/25/2021 - 14:56

In risposta a di Mario Turri

Mario T.: I solandri che si dichiararono ladini furono meno del 5%. Il frequente contatto con la confinante Lombardia e il turismo hanno annacquato l’ancor pur presente ladinità; un po’ come succede in val Badia, dove però grazie al riconoscimento di minoranza ladina c’è un grande impegno nella salvaguardia della lingua e della cultura ladina badiota.

Dom, 07/25/2021 - 14:56 Collegamento permanente
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Liliana Turri Dom, 07/25/2021 - 14:53

Johannes A.: le sue osservazione non sono pertinenti. Reclamare il diritto di salvaguardare la propria lingua e la propria cultura non significa diventare amici o nemici di un’altra cultura. Quanto al voto politico, l’analisi riportata da lei si riferisce al momento, non a secoli di storia!

Dom, 07/25/2021 - 14:53 Collegamento permanente