Economia | intervista

“Non tornerei mai indietro”

Reinventarsi professionalmente ai tempi del Covid. Roberta Creazzo e il lavoro del social media coach, i pro e contro di una carriera da freelance in questo ambiente.
Roberta Creazzo orizzontale
Foto: Roberta Creazzo

Roberta Creazzo, bolzanina di origini calabresi, ha sviluppato le buone qualità di entrambi questi mondi culturali – solarità, pazienza, precisione, apertura mentale – per combinarle alla perfezione nella professione di social media coach. Alla fine del 2019 lascia il suo lavoro da social media manager a tempo indeterminato per inseguire il sogno di una carriera “da solista”, che la porta a realizzare tutti i progetti che ha in testa. E di progetti in testa ne ha molti.

 

salto.bz: Creazzo, tutti conosciamo ormai la professione del Social Media Manager, molto meno quella di Social Media Coach. Cosa significa esattamente?

Roberta Creazzo: Fare la social media coach significa allenare ed educare il proprio cliente a utilizzare al meglio i propri canali social. Lo scopo è quello di tirare fuori il talento dalle persone che seguo: ognuno ha un proprio specifico talento e deve soltanto imparare a comunicarlo al meglio sui social. Quello che mi preme è educare i miei clienti ad un utilizzo consapevole dei social, che sono un canale mediatico ricco di sfaccettature, alcune positive, altre meno. Il mio scopo è lasciare qualcosa ai miei clienti: rispetto al classico social media manager che segue e gestisce i canali social del proprio cliente, io preferisco insegnare al cliente come seguirli e gestirli lui stesso in prima persona. È molto più utile per un’azienda formare i propri dipendenti all’utilizzo di queste tecnologie, piuttosto che semplicemente darle in mano ad un’agenzia esterna che probabilmente non conosce appieno il pubblico di riferimento quanto lo conosce invece un dipendente interno.
Ovviamente la mia professione è particolarmente orientata al business, quindi alleno prevalentemente persone che utilizzano i social per la loro attività imprenditoriale (sia pubblica che privata). In particolare, prediligo le microimprese e i personal brand, perché essendo io stessa una freelance abituata a dovermela “cavare da sola”, mi sento più vicina al loro mondo.

 

 

Ci racconta del suo background e di come e quando ha deciso di diventare freelance?

Il mio percorso è stato molto lineare da un certo punto di vista, meno da un altro. La linearità sta nel fatto che fin dai tempi del Liceo l’aspetto comunicativo per me era fondamentale. Mi sono infatti orientata verso studi universitari di mediazione linguistica – dove ho scoperto anche il mondo del marketing – e poi di promozione del turismo e dell’organizzazione di eventi. Iniziata la carriera professionale, sono subito entrata nel mondo del turismo altoatesino, inizialmente in ambito di vendita, poi seguendo interamente il Mercatino di Natale di Merano. Pian piano i social media hanno acquisito importanza anche nel settore turistico e ho iniziato a seguire i canali social dell’azienda di soggiorno di Merano, studiando molto e allo stesso tempo mettendo in pratica quello che studiavo.  Sono poi stata social media manager per I'agenzia di marketing dell'Alto Adige per diversi anni. Finché, a un certo punto mi sono semplicemente iniziata a chiedere se volevo crescere – e la risposta era ovviamente un grande 'sì'” – e come lo potessi fare. Ho quindi iniziato a considerare l’opportunità di crescere in proprio, diventando freelance. E alla fine, dopo un lungo periodo di pianificazione e di “tastare il terreno”, a gennaio 2020 ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato per diventare una social media coach freelance. A ripensarci ora, sapendo tutto quello che è successo nei mesi successivi, è stata una cosa da pazzi, ma non tornerei mai indietro.

Pensavo che nessuno mi avrebbe contattata in un momento di crisi globale così grave.

Quindi si è lanciata in questo progetto proprio subito prima che scoppiasse una pandemia globale. Come ha reagito?

Sinceramente le prime due settimane sono stati momenti di panico totale: avevo due clienti in tutto e non avevo entrate. Dall’oggi al domani ci siamo trovati tutti chiusi in casa in una situazione psicologica già di per sé molto difficile. Pensavo che nessuno mi avrebbe contattata in un momento di crisi globale così grave. D’altro canto, in quei mesi di lockdown totale ho avuto un’infinità di tempo disponibile per concentrarmi al meglio sulla mia comunicazione, sono stata molto presente sulle pagine social che avevo appena aperto, specialmente su Instagram. Appena le aziende hanno potuto riaprire, sono stata letteralmente sommersa dalle richieste di formazione e il mio percorso di coaching è iniziato a pieno regime. A causa della pandemia, tante imprese hanno realizzato l’importanza dei social media per comunicare e vendere online. In un certo senso la crisi sanitaria mi ha aiutato a farmi notare più in fretta e con meno sforzo.

Si definisce soddisfatta della sua crescita in questo primo anno di attività?

Sono incredibilmente soddisfatta. Negli anni da dipendente ho “seminato” bene, nel senso che grazie al passaparola tra ex colleghi ho ricevuto tantissime richieste di coaching. La maggior parte dei clienti aziendali che seguo mi hanno contattata senza che io li cercassi e questo mi fa enormemente piacere. Su Instagram poi mi faccio notare anche da clienti dal resto d’Italia, che seguo principalmente facendo formazioni ad hoc per soddisfare le specifiche esigenze di ogni impresa. Come dicevo, non tornerei mai indietro. Per quanto la vita da freelance non sia una passeggiata – specialmente tutta la parte amministrativa e il fatto di lavorare da soli senza avere un confronto con gli altri – la maggiore soddisfazione è quella di sapere che l’unico artefice del mio successo sono io stessa.

Su Instagram è riuscita a creare una community ampia e molto affiatata intorno ai suoi contenuti. Che genere di contenuti preferisce condividere con il suo pubblico?

Cerco sempre di ispirare le persone a dei ragionamenti, di dare loro quel qualcosa in più per riflettere sul perché va fatto qualcosa. Desidero che i miei follower siano interamente consapevoli di tutti gli aspetti dei social, che ci condizionano incredibilmente nella vita di tutti i giorni. La mia filosofia è sempre quella dell’educare: è importante che all’interno delle aziende i social media manager siano consapevoli del mezzo che hanno per le mani, dei suoi benefici ma anche dei suoi rischi.

A causa della pandemia, tante imprese hanno realizzato l’importanza dei social media per comunicare e vendere online. In un certo senso la crisi sanitaria mi ha aiutato a farmi notare più in fretta e con meno sforzo

Uno degli aspetti dei social che creano più disagio sociale è proprio il non saperli dosare all’interno della propria quotidianità. Come coniuga la sua vita privata con i social?

Partiamo dal presupposto che a chi lavora con i social media deve piacere stare sui social. Io per esempio ho una bella community di persone che mi incoraggiano e che contribuiscono a rendere la mia presenza sui social meno pesante. D’altro canto, è chiaro che non si può essere presenti sempre. Nel mio caso, ho dei clienti da seguire e mille altre cose da fare e se dedico troppo tempo ai miei social non ho più il tempo di fare tutto il resto. Sono i miei clienti che "pagano le mie bollette", mentre dai miei post sui social non guadagno nulla in termini economici. La cosa più difficile è quindi trovare un giusto equilibrio per essere presenti e aiutare i propri follower, ma anche per garantirsi una vita tranquilla. È importante riconoscere che se per un giorno non pubblico nessun post, non succede niente. Invece in tanti si fanno troppi problemi e ci stanno male, si paragonano continuamente agli altri e questo ha delle gravi conseguenze psicologiche.

Quali sono quindi il maggiore pro e il maggiore contro di lavorare come freelance nell’ambito dei social media?

Il beneficio principale per me è che sapendo fare questo lavoro, conoscendo bene i trucchi dei social, puoi utilizzare le tue competenze per sponsorizzare te stesso e il tuo business su questi canali. Il maggiore contro è avere una grande responsabilità: devi essere molto attento a quello che dici e ai messaggi che fai passare. Hai a che fare coi budget e con la reputazione di altre persone e aziende e non puoi certo permetterti di fare errori.

 

 

Lei è anche una bravissima cantante. Come coniuga la sua passione per la musica con i social?

Nel mio tempo libero canto in una band disco funk anni 70 che si chiama The Giggers. La musica e i social sono le mie due grandi passioni e ci trovo tantissimi punti in comune. Quando un’azienda va sui social media è come quando una cantante sale sul palcoscenico: devi attirare l’attenzione del pubblico e mantenerla. Quando canto calcolo come mi muovo, come mi pongo verso il pubblico, quello che dico, tutto va pensato e pianificato in anticipo: come per i social c’è una base strategica per riuscire a renderli un elemento utile per i propri obiettivi di business. Inoltre, anche la disciplina e la costanza accomunano la musica e i social.

Ci fa un esempio di come combina nel concreto musica e social?

A inizio 2020, quando ho cominciato la mia attività freelance ho messo in piedi un progetto chiamato “Rock your coffee”. L’idea era quella di organizzare degli eventi di networking a colazione dove appassionati di musica e di social media potessero confrontarsi su varie tematiche. In musica ci sono tantissimi spunti che possono essere sviluppati nei social. Il primo (e unico, a causa del lockdown subentrato poco dopo) evento di Rock Your Coffee che ha effettivamente avuto luogo era dedicato ai testi: da un lato come si scrive il testo di una canzone, dall’altra come rendere i propri testi sui social media più attraenti, efficaci e persuasivi. Purtroppo gli altri eventi poi sono stati sospesi, ma da lì mi è venuta anche l’idea di Social Coffee, il format di cui al momento vado più fiera.

 

 

Di cosa si tratta?

Da ormai un anno tutti i lunedì mattina, all’ora del caffè, faccio una diretta Instagram con un altro esperto del mondo del marketing digitale. È un format che mi ha fatta conoscere molto tra i follower delle persone che ospitavo e mi ha dato quindi grandi soddisfazioni e visibilità. Ora Social Coffee diventa anche un podcast: la prima puntata è già disponibile sulle varie piattaforme di podcast. Adoro registrare i podcast con le cuffie davanti al microfono: utilizzare la mia voce per esprimermi è sicuramente una mia grande passione.