Inthen, sito archeologico
Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati
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Diario di viaggio

Il lago Inle

la vita intorno all'acqua
Un contributo della community di Progetto COOLtour24.03.2020
Ritratto di Progetto COOLtour
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Il lago Inle è un lago di acqua dolce situato nelle montagne dello stato Shan che occupa la zona centro orientale della Birmania. È il secondo lago del paese con una superficie di circa 116 km² ed uno dei più alti, si trova a un’altitudine di quasi 1000m.

La minoranza etnica predominante è quella degli Intha, letteralmente figli del lago, che vivono nelle quattro città principali circostanti, in numerosi piccoli villaggi sulle sponde o direttamente in palafitte sul lago stesso. Parlano un dialetto arcaico, vengono dal sud del paese e si sono insediati nell’area in epoca medievale. Sono in gran parte agricoltori autosufficienti, coltivano frutta e verdura su orti che richiedono tempo e ingegno per essere realizzati: si tratta di orti galleggianti fertilissimi che restano ancorati al fondo grazie a pali di bambù.

Per spostarsi da una casa all’altra, i figli del lago, pagaiano su piccole canoe o su barche un po' più grandi a motore diesel che viaggiano velocissime. Per pescare gli uomini hanno sviluppato una tecnica di canottaggio tutta loro che prevede di stare a poppa con il peso su una gamba sola per avvolgere il remo con l’altra. In questo modo riescono a muoversi più agilmente tra le canne e le piante galleggianti.

Palafitte sul lago
Palafitte sul lago, Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Per visitare il lago Inle normalmente si fa base nella piccola cittadina di Nyaungshwe.

Io il primo giorno ho preso una bicicletta a noleggio e ho visitato la parte nord del lago, una pedalata tranquilla che mi ha permesso di vedere il lago da una prospettiva diversa da quella classica, e più usata tra i turisti, della barca. 

Da Nyaungshwe, tramite la strada che costeggia il lago, ho raggiunto il villaggio di Maing Thauk, spesso lasciato fuori dai “tour organizzati” (tranne durante il giorno del mercato). Il pontile conduce fino al villaggio vero e proprio costruito sulle tipiche palafitte. Da lì con una barchetta che oltre me ha caricato anche la mia bicicletta, ho raggiunto l'altra sponda del lago che ospita il minuscolo e grazioso villaggio Kaung Daung. Ogni volta che si arriva in uno di questi villaggi, si ha l’impressione di essere tornati indietro nel tempo

Villaggio, Lago Ingle
Villaggio, Lago Ingle, Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Se si va al lago Inle è doveroso fare un giro in barca per osservare da vicino la vita dei suoi abitanti tra palafitte (chiamate Long Houses), orti galleggianti e piccoli canali. Molte “agenzie” locali offrono tour di mezza giornata o giornata intera, normalmente le tappe sono già stabilite ed i gruppi sono abbastanza grandi. Si visita il mercato rotatorio -un mercato che si tiene ogni cinque giorni, secondo il calendario buddista, in uno dei diversi villaggi che circondano il lago- si conoscono alcuni dei luoghi sacri più importanti e si visita il villaggio delle 'donne giraffa’ (di questo ne parlerò nel prossimo articolo per invitarvi a fare una riflessione: lasciate perdere questo teatrino per turisti e soprattutto abbiate rispetto per le diverse etnie, cercare le “donne giraffa” così come individui di altre comunità semplicemente per scattargli una foto o, peggio ancora, farvi una foto con loro da mostrare al vostro rientro, significa rapportarsi con loro come se fossero animali o fenomeni da circo!).

 

Alba sul lago
Alba sul lago, Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Piuttosto vi consiglio di fare come me e Esther, una ragazza conosciuta il giorno prima in ostello. Noi abbiamo contrattato un tour in barca 'personalizzato' e spendendo qualcosina in più (comunque cifre esigue, circa 9 euro a testa) abbiamo fatto il giro che volevamo e ne siamo rimaste soddisfatte! Siamo partite alle 6 per vedere l'alba dal lago e subito dopo abbiamo visitato il mercato nel paesino che l'ospitava quel giorno. Era molto presto, abbiamo incontrato solo una coppia di turisti e moltissimi locali. Tra questi moltissime donne dell’etnia Pa-Oh, la seconda maggiore etnia dell’altopiano dopo gli Shan, si distinguono per gli asciugamani colorati utilizzati come turbanti voluminosi per coprire i capelli. Tutte indossano corte casacche scure, bordate di blu o di viola.

Abbiamo fatto colazione proprio al mercato con un piatto tipico: dei noodles con una sorta di purè di patate, arachidi ed una salsa “strana”. Non so bene che cosa fosse, ma non era per niente male!

Donna Pa-Oh
Donna Pa-Oh, per Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Da lì ci siamo dirette verso sud. Abbiamo visitato il villaggio di Thaung Tho (a circa 2 ore e mezza di navigazione) e siamo salite fino all'omonima Pagoda ed il Monastero. Tappa successiva, il villaggio Kyauk Thaung: se anche voi non amate il turismo di massa, sarete piacevolmente sorpresi, turisti non ce ne sono affatto.

Tornando ci siamo fermate all'imperdibile Inthein, un sito archeologico stupendo, centinaia e centinaia di stupa e templi costruiti fra il trecento e il settecento, alcuni restaurati, molti altri in rovina e invasi da cespugli e rovi. Siamo rientrate dalla gita in barca, stanche ma felici. 

Inthen, sito archeologico
Inthein, sito archeologico, Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

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