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Martina Stuflesser

"Hangerle" dell'artista Martina Stuflesser è la nuova opera in vendita sull'Artstore di Salto, quest'anno a cura di Lottozero.
Hommage
Foto: Martina Stuflesser

Lottozero in conversazione con Martina Stuflesser

Artstore: Cotone, lino, lana e seta sono le fibre vegetali e animali con cui decostruisci e ricostrusci le tue opere, prediligendo il recupero di materiali trovati, talvolta umilissimi, o che ti sono stati donati. Che significato ha per te il recupero dell’esistente, anche nelle sue forme più insignificanti e invisibili (come possono essere gli stracci da cucina su cui scegli di intervenire), e come è nata questa tua passione per la materia tessile?

Martina Stuflesser: Il tessuto ha una storia antica, millenaria, sono stati ritrovati resti carbonizzati che risalgono al sesto millennio  a.c. a Catahöyük in Turchia, sito archeologico dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. 
La lavorazione del tessuto precede tutte le altre (ferro, ceramica) perché proteggersi dal freddo era fondamentale per la sopravvivenza. 
I tessuti ci avvolgono, arredano le nostre case, sono onnipresenti. Tutto ciò mi affascina, mi porta a cercare stoffe vecchie, tessute a mano, consumate, lise, rattoppate, umili e insignificanti come gli stracci da pavimento. I tessuti con cui lavoro mi sono stati donati quasi esclusivamente da donne. Questo é un fatto importante perché sono tessuti che ne portano con sé il vissuto, sono intrisi di storie, storie taciute, povertà, sfruttamento, sottomissione e violenza, diventando per me fonte di ispirazione. 
Questi tessuti diventano supporto per il mio lavoro, li trasformo, elevandoli, dando loro un altro valore e un significato socio-politico.

 

 

 

Anche quando utilizzi la carta, intrecciata a formare un tessuto, o elementi prelevati dalla natura a ricordo di antiche usanze contadine, il tuo metodo di lavoro è il risultato di una lenta addizione di gesti, che assume un carattere quasi meditativo e rituale. Come si integra questo sistema di lavoro nella società di oggi che corre veloce?

Innumerevoli fili formano un tessuto, é l'intreccio, parola per me di grande significato. L'intreccio" metaforicamente ci unisce tutti, allo stesso modo siamo "intrecciati", cioè connessi alla natura, ne facciamo parte.
La ripetizione mi porta alla meditazione, é come un mantra, la preghiera del rosario; ogni giorno ha in sé la ripetizione; si ripetono i giorni della settimana, come il sorgere e il tramontare del sole, il ripetersi delle stagione e via dicendo.
Nei miei lavori prevale la ripetizione dei gesti, ciò induce alla riflessione, all'introspezione.

 

 

 

Dedichi esplicitamente il tuo lavoro alle donne, al loro ruolo troppo spesso silente nelle società. "Hommage" è a questo proposito, una sorta di manifesto politico in cui, come già in altri lavori, ti servi del linguaggio in maniera diretta, perentoria e provocatoria. Come è nato questo progetto e che significato assume per te?

Ho sempre voluto omaggiare donne importanti, metterle in luce, dare loro una voce. In questo lavoro ho scelto ci citare donne di ogni epoca, conosciute e poi dimenticate, che hanno lasciato una traccia, donne attive nei campi più svariati, nella letteratura, nella musica, nella scienza, nella lotta per i diritti, nella mistica.
Il tessuto su cui ho cucito non è casuale, è un canovaccio che simboleggia il lavoro casalingo, al quale le donne erano destinate. É per questo che alcune donne in passato, per poter pubblicare i loro testi, li firmavano con uno pseudonimo.
Perché il cucito? Il cucito faceva parte delle attività femminili, ed era anche una mansione esercitata dalle monache in convento, non a caso ho iniziato questo lavoro proprio durante il Covid. Ho cucito per ultimo il nome di una giovane donna imprenditrice che ha sviluppato un progetto molto importante dal punto di vista sociale e della sostenibilità, un auspicio per il futuro.
La ripetizione nel ricamo è presente anche nel mio ultimo lavoro, appena terminato. Vi sono elencati i nomi in latino di piante, coleotteri, molluschi, anfibi, cavallette, libellule, rettili, uccelli, e mammiferi in via di estinzione o già estinti. É un appello, un grido di dolore, un manifesto!
Trovo che il tessuto sia da collegare alla femminilità, mi sento vicina ai destini di tante donne, e nel mio lavoro cerco di esprimerne la solidarietà e la sofferenza.
Il prossimo lavoro lo dedicherò al tema del femminicidio.

 

 

 

 

Nell’opera che hai scelto per l’Artstore di Salto un semplice canovaccio da cucina diventa il supporto su cui presentare, e allo stesso tempo negare con una serie di fenditure e intrecci supplementari, la geometria della griglia, e tutto ciò a cui essa allude  nella pittura modernista così come nel linguaggio della tessitura, intreccio ortogonale di trama e ordito.
Ci racconti la storia di quest’opera, la relazione con il manufatto tessile di partenza, e come l’hai tecnicamente realizzata?

L'opera si chiama "Hangerle", parola tedesca dialettale che vuole dire canovaccio. Un canovaccio usato fino a consumarsi, un tessuto umile, insignificante, lo strappo in contrasto con il disegno geometrico. Tagliando e intrecciando il tessuto, l’opera assume un carattere arcaico; estraniata dal contesto originale finisce per avere una sembianza di astrattismo.

 

 

 

Martina Stuflesser

HANGERLE

Tecnica: canovaccio tagliato e intrecciato
Dimensione: 23 x 19 cm

1000€  


(tasse ed eventuale trasporto esclusi)

 

Martina Stuflesser (1953) è un’artista originaria della Val Gardena, vive e lavora tra Bolzano e la Val Camonica.
Nel suo lavoro interviene su materiali tessili preesistenti, spesso umili e legati alla dimensione del quotidiano, trasformandoli in manufatti unici e preziosi attraverso un lavoro lento e minuzioso di ricamo e cucito, che disfa e ricrea trame e texture di superficie. Un lavoro di recupero, non solo del materiale in contrapposizione al consumo veloce, ma anche del valore e del ruolo della donna nella società, che spesso viene ignorato, sfruttato o dimenticato.

www.martinastuflesser.com