Cultura | Diario di viaggio

Hsipaw

trekking al villaggio Pankham
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Hsipaw è una piccola cittadina che si trova nello stato Shan, a circa 200 km a nord di Mandalay. Purtroppo, a causa soprattutto del commercio cinese ma anche del turismo che aumenta di anno in anno (anche se oggi è ancora poco sviluppato) sta diventando molto “rumorosa”. Uscendo già la mattina presto però, quando la città è immersa nel sonno e di motorini non ce ne sono in giro, passeggiare tra le sue stradine semideserte è davvero suggestivo. 

A Hsipaw si va normalmente per fare trekking, ci sono percorsi sia da fare in giornata che in più giorni. Io ho deciso di farne uno corto, di circa 30 km andata e ritorno, verso il piccolo villaggio montano di Pankham. Si tratta di un sentiero tracciato, relativamente semplice da seguire, in gran parte pianeggiante tranne l’ultimo tratto che conduce al villaggio che è particolarmente ripido. In totale sono 800 m idi dislivello. Il tragitto da Hsipaw a Pankham passa per campi di riso, piccoli villaggi rurali, alberi secolari e ruscelli. Di tanto in tanto, in prossimità dei villaggi, avrete la possibilità di riposarvi bevendo un buon thè nelle cosiddette Tea Houses. Probabilmente durante il cammino incrocerete anche i buffali d’acqua: non fatevi intimorire dalla loro stazza, sono docili e per niente aggressivi.

Una volta raggiunto il villaggio, sono stata accolta calorosamente dai locali. Ho mostrato ad una ragazza che mi era venuta incontro, la foto di una signora della quale mi aveva parlato Avi, un’amica israeliana che avevo conosciuto qualche settimana prima a Bagan e che già era stata a Pankham. Mi aveva ripetutamente suggerito di chiedere di questa signora. Dopo aver visto la foto, la ragazza mi ha sorriso e mi ha accompagnata dalla signora in questione che, per una cifra simbolica, mi ha ospitata nella sua casa dove viveva con il marito e le due figlie. Nonostante la comunicazione fosse possibile solo tramite gesti, si è creata fin da subito una bellissima atmosfera.

Le abitazioni sono fatte a mano secondo una tradizione antica, le pareti sono intessute con maglie di bambù. I pasti caldi si preparano su una “piastra” adagiata su un piccolo fuocherello che si accende in una grande stanza e che serve anche per scaldarsi. La famiglia che mi ha ospitata, ha preparato una cena deliziosa che abbiamo mangiato seduti su delle stuoie intorno ad un tavolino di legno.

La gente di Pankham è umile e amichevole, i bambini sono bellissimi. Appartengono per lo più alla tribù Palaung, una delle delle più antiche del sud-est asiatico, che oltre a vivere sulle colline boscose dello stato Shan si trovano anche vicino al confine con la Tailandia e la Cina. Sono dediti all’agricoltura, all’allevamento di sussistenza e alla lavorazione del legno.

Sono rimasta a Pankham solo una notte perché il mio tempo di permanenza in Birmania stava per scadere (il visto ti permette di rimanere nel paese solo per 30 giorni), ma l’esperienza è stata così forte che sono sicura che un giorno tornerò!