Cultura | Diario di viaggio

Mandalay

tra templi e mercati
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
Pagoda a Mandalay
Foto: Giulia Pedron © Tutti i diritti riservati

Sono arrivata a Mandalay dopo essere stata a Mindat e non è stato così facile lasciare la quiete del piccolo villaggio per recarmi nuovamente in città. Il cambio è stato brusco soprattutto perché preceduto da un lungo (ma divertente!) viaggio di quasi 10 ore a bordo di un minivan. Arrivata a Mandalay letteralmente in un bagno di sudore, una mototaxi mi ha portata all'ostello facendomi provare fin da subito il brivido della strada e del traffico urbano.

Mandalay è una città “giovane”, fu fondata nel 1857 dall'imperatore Mindon Min come capitale dell'ultimo Regno di Birmania. Costruita su una collina e racchiusa da imponenti mura erette per difendersi, nel 1885 fu conquistata dai britannici, che posero fine al regno e lo annetterono all'India britannica. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata dal Giappone e tornò ad essere dipendente solo nel 1945.

Mandalay conta circa 1 milione di abitanti ed i vari quartieri sono molto diversi tra di loro. La zona intorno al Palazzo reale è molto ordinata e pulita mentre le altre zone (quelle che ho visto io) sono molto più caotiche. Così come a Yangon, a Mandalay anche camminare sul marciapiede 'inesistente' o attraversare la strada diventa un'avventura. Una buona opzione può essere quella di conoscere la città a piedi o in bicicletta. Io consiglio inoltre di noleggiare un motorino e raggiungere i posti più distanti dal centro!

A Mandalay si trova la famosa Pagoda bianca, il nome originale è Sandar Mu Ni Pagoda, che diventa ancora più bella al passaggio dei monaci che ne contrastano il candore con le tuniche rosse. Sempre nei pressi della pagoda, si trovano due templi: il Shwenan Daw Kyaung  e il Atumashi Kyaung. Uno dei due è molto antico ed è interamente costruito in legno. Entrambi si trovano su lato nord-est del palazzo reale. 

​​

Sempre parlando di templi, per concludere la giornata con un bellissimo tramonto, si può andare al Mandalay Hill: una scalinata che attraversa vari edifici religiosi fino a raggiungere la pagoda più alta. Per percorrerla ci vuole circa un’ora ma la vista da lassù ripaga ogni sforzo.

Mandalay è conosciuta anche per i numerosi mercati, e io di mercati vado matta! Li considero lo spirito del luogo, che sia una città, un paesino o un villaggio. Sono sempre una delle prime cose che cerco sulla mappa! Grandi, colorati, disordinati...è proprio qui che tutti i sensi vengono accontentati: vista, udito, olfatto, tatto e gusto, nessuno viene lasciato fuori.

E come dicevo, a Mandalay ce ne sono veramente tanti!

C’è il Zaycho Market che rientra tra i più disordinati che io abbia visto. Migliaia di persone si mescolano tra l'infinità di alimenti e prodotti esibiti per terra e sulle bancarelle. La gente è frenetica, i motorini suonano ed i sidecar, spesso con a bordo signore anziane con grandi sacchetti, passano a fatica tra la gente. Imperdibile!

C’è il Flower Market che si mescola con in Marlar Newe Market, entrambi vicino al fiume, due mercati che sono uno l'estensione dell'altro, si passa dai fiori alla verdura.

C’è il Phy Kyaw Market impossibile da trovare anche sulla mappa ma che vale la pena di conoscere anche perché da lì si può proseguire tra le stradine di un 'piccolo villaggio dentro la città' dove le persone sono contente di vedere viaggiatori.

E poi c’è il China Town Night Market: una parte dedicata alla vendita di frutta e cianfrusaglie cinesi e una parte per mangiare non solo pietanze cinesi ma anche tipiche birmane. L'unico problema è capire cosa ordinare visto che i menù, giustamente, sono solo in inglese. L’unica opzione è quella di affidarsi al caso!