Cronaca | Coronavirus

“Torno, farò la mia parte”

Josef Simeoni, ex primario del Servizio Igiene, in pensione, risponde alla chiamata dell’Asl. “Farò consulenza al distretto di Laives, per lasciare i medici in trincea”.
Josef Simeoni
Foto: Josef Simeoni

“L’Asl mi ha chiamato per dare una mano e non potevo dire di no, c’è bisogno di qualsiasi aiuto possibile”. Josef Simeoni, 70enne ex primario del Servizio Igiene e Sanità Pubblica del Comprensorio di Bolzano, in pensione da due anni, è pronto a fare la sua parte sul fronte della lotta al coronavirus. Simeoni è uno di quei medici che in Alto Adige, come in tutta Italia, sono stati richiamati in servizio dopo essersi ritirati dal “mestiere”. Ma di tornare a indossare il camice bianco non l’aveva messo in conto, “specie in una situazione come quella attuale, minacciati da un nemico di queste dimensioni”, racconta lo specialista a salto.bz.

L’Asl mi ha chiamato per dare una mano e non potevo dire di no, c’è bisogno di qualsiasi aiuto possibile 

L’ex dirigente sarà “di stanza” a Laives, nel relativo distretto sanitario, non appena le condizioni saranno tali da poterlo riaprire, quando le misure governative, cioè, verranno alleggerite. Simeoni metterà a disposizione la sua lunga esperienza acquisita sul campo.“Un medico deve sempre essere presente durante le vaccinazioni ed è qui che entro in gioco, farò da supporto al personale sanitario e fornirò consulenza sulle vaccinazioni stesse così come sul Covid-19, la preoccupazione, anche fra le mamme, è infatti molto alta”. Avere un “alfiere” sanitario al distretto di Laives significa anche sgravare dall’impegno dottori che in questo momento sono indispensabili in trincea, presso l’ospedale di Bolzano.

“È un virus aggressivo, insidioso quello con cui abbiamo a che fare, che richiede un lungo periodo di incubazione ed è molto bravo a infettarci, data anche l’alta percentuale di asintomatici, in molti casi inconsapevoli di esserlo, che oltre a essere numerosi hanno la possibilità di spostarsi di più e quindi di contagiare altri. Perché se si incontra una persona per strada è evidentemente impossibile stabilire se sia infetta o meno, in mancanza di sintomi, e questo rende tutto più critico - spiega l’ex primario -. Motivo per cui è necessario mantenere sempre e comunque una certa distanza gli uni dagli altri durante le nostre sporadiche, strettamente necessarie uscite. Dobbiamo capire che restare a casa è l’unica via praticabile, l’effetto del virus diminuisce solo se restiamo a casa ed evitiamo i contatti sociali”. 

 

Simeoni è attualmente presidente della Residenza per anziani di Laives, “ho detto alla direttrice che possiamo sentirci al telefono anche più volte al giorno, ma di certo non posso correre il rischio di portare il virus nella struttura, perciò non mi muovo dalla mia abitazione”. Per alzare il livello di sicurezza nella casa di riposo è stata presa una decisione precisa: una sola persona per stanza. “Ciò è stato possibile spostando alcuni ospiti in un albergo, dove vengono curati esattamente come nella residenza di via Mayr e dove valgono le stesse regole, tra cui il divieto assoluto di visita da parte dei parenti, se non per l’ultimo saluto in caso di imminente decesso, con tutte le rigorose precauzioni del caso. In questo modo possiamo garantire una vera e propria quarantena per i nostri anziani”. 

È un virus aggressivo, insidioso quello con cui abbiamo a che fare, che richiede un lungo periodo di incubazione ed è molto bravo a infettarci

Così si procede, un giorno alla volta. “Certo, abbiamo tutti paura - ammette il medico -, questa situazione può durare mesi, abbiamo infatti appurato che non passa tutto in due settimane come qualcuno poteva originariamente pensare, ma è anche vero che abbiamo maturato maggiore esperienza sul virus rispetto a quando tutto è iniziato. È inopportuno fare prognosi, dato che si tratta di una malattia del tutto nuova, la battaglia è lunga - conclude Simeoni -, ma dobbiamo rimanere ottimisti”.