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“Unser Hotel ist judenfrei”

L'utilizzo del turismo come mezzo di propaganda nazionalista. Quando l’antisemitismo passava alla reception.
Colonna di
Ritratto di Maurizio Ferrandi
Maurizio Ferrandi29.01.2022
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La Giornata della memoria, che a Bolzano, quest’anno, ha assunto un carattere e una dimensione del tutto particolari, rappresenta un'iniziativa sicuramente meritoria ma, concentrando tutta l’attenzione sullo sterminio attuato negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, rischia a volte di far dimenticare quanto quell’odio, quella volontà di cancellare un popolo intero dalla faccia dell’Europa, allungassero le loro radici in un passato lontano e prossimo.

Parliamo dell’antisemitismo come di una costante della storia del vecchio continente, dei pogrom sanguinosi, delle espulsioni di massa, delle conversioni forzate, dei ghetti costruiti per separare e imprigionare. Una cultura dell’odio che non si è affatto estinta nel momento in cui sono venuti affermandosi principi di democrazia e di rispetto dei diritti umani, ma che ha continuato a fluire nelle vene del pensiero più scuro, alimentato da un nazionalismo trionfante, in Europa, a partire dai primi decenni dell’ottocento.

È una realtà che viene spesso nascosta, dimenticata, visto che conoscerla significa fare i conti, in un certo senso, col nostro passato prossimo. Ce ne siamo occupati, per quel che riguarda il filone dell’antisemitismo religioso, rievocando la vicenda, vicina a noi nello spazio e molto più prossima nel tempo di quanto ci piacerebbe immaginare, del bambino Simone da Trento, vittima mai esistita delle cosiddette Pasqua ebraiche, venerato per secoli, solo recentemente rimosso dal martirologio della Chiesa, non senza aspri contrasti con coloro che alla realtà dell’infame menzogna non vogliono, in nome della cosiddetta tradizione, ancora oggi rassegnarsi.

È una realtà che viene spesso nascosta, dimenticata, visto che conoscerla significa fare i conti, in un certo senso, col nostro passato prossimo

C’è un altro aspetto di questa cultura che ci ha toccato abbastanza da vicino nei decenni a cavallo tra l’ottocento e 900. È un antisemitismo diverso, a carattere sociale ed economico. Nell’impero austroungarico anche in altre zone dell’Europa, l’affermazione sociale degli ebrei, liberati progressivamente dai ceppi che ritenevano inchiodati ad una condizione di minorità desta progressivamente un rancore invidioso sempre più forte. Il cosiddetto “Panico del 1873”, una crisi economica di dimensioni non inferiori, in relazione al sistema finanziario dell’epoca, quella più nota del 1929 fu attribuita, nel dire della gente, proprio alle speculazioni della finanza ebraica, senza tener conto che gli esponenti di quest’ultima ne avevano patito le conseguenze non meno di tutti gli altri. Fu una molla potente per la crescita di un antisemitismo che avrebbe trovato uno dei suoi campioni nel popolarissimo sindaco di Vienna Karl Lueger e un attento uditore, qualche anno più tardi, in un giovane pittore squattrinato che vendeva i suoi acquerelli per poche monete nelle strade della capitale austriaca.

Era un antisemitismo che finì per assumere caratteristiche anche paradossali come quella che vogliamo brevemente citare e che riguarda un fenomeno che andava allora affermandosi per la prima volta in maniera sempre più vasta: quello del turismo. La storia è raccontata con dovizia di particolari in un bel libro dello storico germanico Frank Bajohr, edito qualche anno fa ad Amburgo e il cui titolo è quello che mi sono permesso di copiare per questa breve nota. La storia è quella di una sorta di circuito che viene a crearsi tra la Germania e l’Austria Ungheria e che raggruppa località singoli alberghi, pensioni che garantiscono ai propri clienti di non accettare ospiti di religione ebraica.

Esistevano veri e propri elenchi dei luoghi di villeggiatura che potevano essere scelti con fiducia da chi provava disgusto all’idea di trascorrere le proprie vacanze vicino all’odiato nemico

Il fenomeno assume anche un nome evocativo: “Sommerfrischen Antisemitismus” ed esistevano veri e propri elenchi dei luoghi di villeggiatura che potevano essere scelti con fiducia da chi provava disgusto all’idea di trascorrere le proprie vacanze vicino all’odiato nemico. È un fenomeno, tra l’altro, che si inquadra in quello più generale dell’utilizzo del turismo come mezzo di propaganda nazionalista e che ha vissuto una stagione di furibonde polemiche proprio nel vecchio Tirolo. Vi erano elenchi di alberghi e pensioni che potevano e dovevano essere preferiti dalla clientela tedesca, cui si contrapposero i nomi di esercizi che invece stendevano la passatoia rossa per il turista italiano. Pur essendo investita solo marginalmente dal fenomeno la nostra terra non si fece mancare nemmeno qualche citazione nelle guide del turismo antisemita: negli elenchi compaiono i nomi delle località di Rencio, sobborgo di Bolzano e di Bagni di Scaleres vicino a Varna. Non è dato sapere a cosa si dovessero in realtà queste citazioni, ma in qualche modo i nomi delle due località, nella guida degli alberghi Judenfrei ci sono pur finite.

L’antisemitismo, però, esisteva e resisteva. Circolava come un veleno nelle vene della società, in attesa di manifestarsi in tutta la sua brutale ferocia quando i tempi e le condizioni politiche che l’avessero permesso

Naturalmente vi erano, ed erano sicuramente molto più numerosi, i luoghi dove invece i villeggianti di religione ebraica venivano accolti senza problemi. Basterebbe ricordare, solo per fare una degli esempi più noti, le vacanze di Sigmund Freud a Lavarone, nel Trentino, e sull’altopiano del Renon.

L’antisemitismo, però, esisteva e resisteva. Circolava come un veleno nelle vene della società, in attesa di manifestarsi in tutta la sua brutale ferocia quando i tempi e le condizioni politiche che l’avessero permesso. E allora per gli ebrei e per gli altri nemici della razza pura non si sarebbe più trattato di essere allontanati da un albergo.

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Hartmuth Staffler 29 Gennaio, 2022 - 14:37

Man könnte auch erwähnen dass Alcide Degasperi, ein übler Antisemit, in Wien Vorträge über das Schicksal des armen Simonino gehalten hat. Degasperi war natürlich auch ein Bewunderer von Bürgermeister Lueger. Sein etremer Antisemitismus hat schließlich die von einigen Klerikalkonservativen betriebene Seligsprechung verhindert.

Ritratto di Maximi Richard
Maximi Richard 29 Gennaio, 2022 - 23:24

Obwohl die Klerikalkonservativen selber Antisemiten sind.

Ritratto di Hartmuth Staffler
Hartmuth Staffler 30 Gennaio, 2022 - 07:39

Gerade deshalb wollten sie ja die Seligsprechung Degasperis.

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Sigrid Weber-Koessler 31 Gennaio, 2022 - 17:21

Ich kann als ergänzende Lektüre dazu "Keine Ostergrüsse mehr! Die geheime Gästekartei des Grandhotel Waldhaus in Vulpera " Lois Hechenblaikner . Andrea Kühbacher . Rolf Zollinger (Hg.) Edition Patrick Frey No 319 empfehlen.
Das umfangreiche Buch gibt unerwartete Einblicke in die Eidgenössische Hotellerie.

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