Cronaca | Fine vita

“Ora siamo più forti”

Caso Davide Trentini, assolti Cappato e Welby. Mina: “Rifarei tutto da capo, insistiamo con il Parlamento per una legge sull’eutanasia e il suicidio assistito”.
Cappato, Welby
Foto: Il Tirreno

Marco Cappato e Mina Welby, rispettivamente tesoriere e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sono stati assolti ieri, 27 luglio, dalla Corte di Assise di Massa dall’accusa di aver aiutato il suicidio di Davide Trentini, 53enne malato di sclerosi multipla dal 1993. “Assolti perché il fatto non sussiste” per l’accusa di istigazione e assolti dall’accusa di aiuto al suicidio perché il fatto non costituisce reato. “Sono molto soddisfatta, questa sentenza ci dà una forza in più per continuare a insistere presso il Parlamento riguardo la legge sull’eutanasia e il suicidio assistito” dichiara a salto.bz Welby.


Le tappe


Il 13 aprile del 2017 Davide Trentini aveva fatto ricorso al suicidio assistito a Basilea, in Svizzera. Con l’aiuto di Mina, che lo accompagnò fisicamente e che svolse anche il ruolo di interprete in lingua tedesca presso la clinica elvetica (la moglie di Piergiorgio Welby, pioniere della battaglia per l’eutanasia legale e per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia, è originaria di San Candido), fu possibile completare la documentazione necessaria ottenendo il via libera per il ricorso alla morte volontaria. Cappato sostenne economicamente Davide, raccogliendo i soldi che gli mancavano attraverso l’associazione Soccorso Civile. “Basta dolore” è il messaggio che Trentini lasciò attraverso la Coscioni. “La cosa principale è il dolore, bisogna focalizzarsi sulla parola dolore. Tutto il resto è in più”. Il giorno dopo Cappato e Welby andarono ad autodenunciarsi ai Carabinieri. Un atto di disobbedienza civile, come fu anche quello legato al caso di Dj Fabo, la cui vicenda processuale vide Cappato imputato e assolto per averlo aiutato a raggiungere la Svizzera dove ottenne il suicidio assistito.

Rifarei tutto di nuovo per Davide, e il nostro impegno prosegue anche per le altre persone che stiamo accompagnando in Svizzera, per morire in modo dignitoso (Mina Welby)


Il traguardo


L’obiettivo imprescindibile resta uno: “Sono convinta che possiamo avere una buona legge sull’eutanasia e sul suicidio assistito, così da garantire un diritto a tutti i cittadini. Ed essere esauditi quando non si riesce più a sopportare le sofferenze” sottolinea Welby. “Abbiamo depositato ormai sette anni fa alla Camera la proposta di legge di iniziativa popolare in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di liceità dell’eutanasia. Due punti sono stati già approvati nella legge 219 entrata in vigore alla fine del gennaio del 2018: il rifiuto di trattamenti sanitari è infatti possibile e lo chiedono già molti malati; e poi c’è il testamento biologico”.

 

La procura aveva chiesto 3 anni e 4 mesi per Welby e Cappato. “Chiedo la condanna ma con tutte le attenuanti generiche e ai minimi di legge. Il reato di aiuto al suicidio sussiste, ma credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell’interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito. Colpevoli sì - aveva detto il pm di Massa Marco Mansi - ma meritevoli di alcune attenuanti che in coscienza non mi sento di negare”.

“Rifarei tutto di nuovo per Davide, e il nostro impegno prosegue anche per le altre persone che stiamo accompagnando in Svizzera, per morire in modo dignitoso - dice Welby -. La forza per non fermarmi la raccolgo ancora e sempre dal ricordo di mio marito Piergiorgio, gli ho promesso che sarei andata avanti e così ho fatto e spero di poter fare il più a lungo possibile”.