Società | Discriminazioni

Nasce lo Sportello Nuovi Diritti

CGIL-AGB inaugura in questi giorni il nuovissimo Sportello Nuovi Diritti dedicato all'assistenza verso persone LGBTQI+ che subiscono discriminazioni sul luogo di lavoro.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: unsplash.com

Articolo di Lisa Bringhenti

 

Alla vigilia della discussione a Montecitorio della proposta di legge contro l’omobitransfobia, la Cgil-Agb ha avviato lo Sportello Nuovi Diritti-Gleiche Rechte, un servizio rivolto alle persone che, nel mondo del lavoro, subiscono discriminazioni per il proprio orientamento sessuale e/o per la propria identità di genere.  
    
Ne abbiamo parlato con Elena Fabiani, funzionaria sindacale della Cgil-Agb, e responsabile del nuovo sportello.    

Sig.ra Fabiani, da dove nasce la necessità di uno sportello dedicato a questo tipo di discriminazione e quali sono le specificità di questo servizio?    

Lo Sportello Nuovi Diritti è un servizio che parte alla vigilia di una data importante, quella del Transgender Day of Remembrance, ricorrenza della comunità LGBTQI+ che si celebra il 20 novembre per commemorare le vittime dell'odio e del pregiudizio verso le persone transgender. L’idea fondante è quella della battaglia antidiscriminatoria, ma l’orizzonte al quale guardiamo è ampio: da un lato le dinamiche sociali incidono sulle lavoratrici e sui lavoratori destinatari delle discriminazioni e viceversa, quello che succede nei posti di lavoro e nelle aziende condiziona fortemente le dinamiche sociali. Per questo, pensando alla nostra terra ci siamo resi conto che il percorso da seguire, così come già avvenuto in Cgil a livello nazionale, era quello di partire dai luoghi di lavoro per rappresentare un’idea più inclusiva di modello di società e dello stare insieme.     

Per chi non fosse familiare con la sigla LGBTQI+, può spiegarcela in breve?

Certamente. L'acronimo LGBTQI+ sta ad indicare persone lesbiche (L), gay (G), bisessuali (B), transgender (T), queer (Q) e intersessuali (I). Il + finale indica tutte le altre possibili identità di genere e orientamenti sessuali e le persone sieropositive.

Come si può rendere il luogo di lavoro un luogo inclusivo per le persone LGBTQI+?     

L’azione antidiscriminatoria, rivolta alla tutela dei diritti delle persone LGBTQI+ non può prescindere dall’avanzamento di politiche inclusive. Come farlo in modo concreto? Abbattendo attraverso un mutamento culturale il muro del pregiudizio e della paura per arrivare a riflettere su quel diritto inalienabile di essere se stessi e se stesse sul luogo di lavoro. Ci stiamo “allenando” anche al nostro interno. Da quest’anno, infatti, la Cgil-Agb ha strutturato un programma di formazione sulle tematiche LGBTQI+ rivolto ai funzionari sindacali, ma successivamente anche ai lavoratori delegati sindacali sui posti di lavoro. 

In concreto quali sono le competenze dello Sportello?     

Lo sportello si occupa di consulenza e tutela contrattuale, avvalendosi all’occorrenza del supporto delle categorie e dei servizi del sindacato. Attraverso dati concreti e grazie alle storie di vita che ci arrivano dai più diversi ambiti, vogliamo innanzitutto accrescere la conoscenza e la consapevolezza del diritto alla tutela attraverso le norme antidiscriminatorie. Una spinta importante da parte del sindacato può essere data dalla normativa contrattuale. Conoscere questa tematica significa essere in grado di portare all’interno della contrattazione collettiva un nuovo modo di approcciarsi al complesso mondo dei nuovi diritti: abbiamo a disposizione strumenti importanti come la contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale. 
    
Qual è il quadro della situazione nel nostro Paese relativamente alla discriminazione di persone LGBTQI+?

Le delineo un perimetro attraverso i dati di un’indagine statistica dell’OCSE del 2019 che svela che il livello di accettazione dell’omosessualità in Italia è tra i peggiori tra i paesi Ocse. Ad esempio, solo il 37% degli intervistati voterebbe per una persona transgender per ricoprire una posizione lavorativa elevata. 

Inoltre, i dati confermano che a parità di curriculum vitae i candidati omosessuali hanno circa il 30% di probabilità in meno di essere chiamati per un colloquio di lavoro rispetto ai candidati italiani eterosessuali. Il tema è molto complesso e sfaccettato.     

Quali sfide e discriminazioni sono più comuni per una persona LGBTQI+ sul luogo di lavoro?     

Innanzitutto, per denunciare una discriminazione, un lavoratore è costretto a fare coming out, cosa che dovrebbe essere lasciata alla libertà individuale. Le forme di discriminazione possono inoltre assumere forme molteplici, tra termini dispregiativi, offese, molestie verbali e fisiche.    
Uno dei principali aspetti problematici è quello dell’accesso al lavoro: uomini e donne omosessuali si trovano ad affrontare comportamenti discriminatori soprattutto sul luogo di lavoro, ma in alcuni casi il loro orientamento sessuale è un fattore meno discriminante nei criteri di assunzione. Sussistono infatti settori che, rispondendo a stereotipi sociali, rappresentano per i lavoratori omosessuali ambiti di vera e propria segregazione lavorativa, come il settore della moda, oppure la professione di commessi o parrucchieri. 

Diversamente, le persone transessuali e transgender, a causa dell’elevata stigmatizzazione sociale di cui sono oggetto - data la visibilità della propria identità di genere - sono invece più spesso discriminate nell’accesso stesso al lavoro, tanto che sarebbe più corretto parlare di esclusione dal mercato del lavoro e non solo di discriminazione nel mercato del lavoro. Stando alle statistiche di una delle prime ricerche condotte sul tema delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, dal titolo “Io Sono Io Lavoro”, la maggioranza degli episodi ha avuto luogo nel settore del commercio, dei servizi all’impresa e delle libere professioni, riguardando soprattutto i livelli di inquadramento più bassi. La forma più grave di discriminazione in ambito lavorativo, il licenziamento, ha riguardato soprattutto le persone trans.    

I dati del servizio di supporto telefonico per persone LGBTQI+, Gay Help Line, mostrano che nel 2019 si sono registrati circa 20.000 contatti per denunciare discriminazioni, aggressioni o allontanamento dalla casa familiare da parte dei genitori. Discriminazioni che nel 2020 durante l’isolamento da Covid-19 si sono accentuate.     

Come ha influito la pandemia sulle discriminazioni verso persone LGBTQI+?     

La pandemia, e più specificatamente la quarantena, hanno influito principalmente per quanto riguarda l’ambito abitativo. Una recente ricerca condotta sull’isolamento da covid-19 nelle comunità LGBTQI+ lo scorso aprile, promossa dal servizio Speakly Gay Help Line, dimostra che in media una persona su tre ha subito episodi di discriminazione da parte delle persone con cui vive, come battute offensive, isolamento o violenze, il 15,7% di entità grave. Tra i minori di 18 anni, il 77,53% ha problemi di accettazione e supporto da parte delle persone con cui vive. Il 52,08% delle persone trans ha subito episodi di discriminazione medio-gravi e il 20% di entità grave.     

In conclusione, come si può intervenire per salvaguardare i Nuovi Diritti in ambito lavorativo?    

È necessario lavorare molto sull’informazione, sensibilizzazione e formazione del personale e dei dirigenti per quanto riguarda le materie inerenti all’orientamento sessuale e all’identità di genere. 
Lo scorso 13 maggio Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha scritto una lettera al Ministro degli Affari esteri  e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, facendo specifiche raccomandazioni, tra le quali la creazione di un’istituzione indipendente per i diritti umani, il rafforzamento di leggi e politiche per contrastare le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere, nonché il potenziamento dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale).

Nelle scorse settimane, inoltre, l’ Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha messo a disposizione una guida realizzata nell'ambito delle azioni previste dal PON INCLUSIONE 2014-2020, con la quale fornisce un contributo alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni nei luoghi di lavoro nei confronti delle persone LGBTQI+. Si tratta di strumenti utili alle aziende al fine di veicolare una cultura positiva della valorizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici LGBTQI+ e, di conseguenza, la garanzia del rispetto dei loro diritti e della loro inclusione nel mondo del lavoro. 

In generale, è importante riconoscere i meccanismi sociali che generano discriminazione e andare ad agire alla base di questi meccanismi. Questo richiede necessariamente un lavoro di squadra, che è quello che come CGIL-AGB stiamo cercando di fare. Ci tengo infatti a ringraziare il fondamentale supporto che riceviamo da Centaurus Arcigay, le cui elevate competenze costituiscono per noi un supporto imprescindibile.