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Aprile, una caduta del 98,5%

Effetto lockdown sugli arrivi: nell’inverno 2019/2020 calano del 23%. Il Covid ha interrotto una stagione d’oro per l’Alto Adige che viaggiava sul +10%. I numeri Astat.
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Foto: Benedikt Geyer on Unsplash

Pensare che la stagione era partita bene. L’inverno 2019/2020 viaggiava su livelli record, con un aumento del 9,6% per gli arrivi e del 9,9% per le presenze fino a febbraio. Poi, dal 10 marzo, giorno della chiusura delle strutture ricettive e degli impianti, tutto è cambiato. Ora a quantificare il crollo prodotto dal coronavirus su uno dei settori trainanti dell’Alto Adige sono i numeri forniti dall’Astat: in totale dal novembre 2019 all’aprile 2020 gli arrivi sono calati del 23,3% rispetto allo stesso intervallo 2018/2019, le presenze del 22%. Numeri, anche se attesi, che fanno paura e arrivano in un momento in cui la stagione estiva si appresta a partire gravida di incertezze.

 

Arrivi, 685.000 in meno

 

Nella stagione invernale 2019/20 (da novembre 2019 ad aprile 2020), dice il computo dell’ufficio provinciale di statistica, gli arrivi si fermano sui 2,3 milioni, cioè 685 mila in meno (-23,3%) rispetto all’inverno 2018/19. Anche il numero dei pernottamenti si riduce rispetto all’inverno 2018/19 del 22,0% (-2,7 milioni) raggiungendo circa 9,7 milioni. 

 

 

Il buon andamento della parte centrale dell’inverno non poteva certo colmare il divario. Analizzando i valori su base mensile, dicembre, gennaio e febbraio segnano andamenti positivi rispetto all’anno precedente, sia negli arrivi che nelle presenze. La crescita percentuale maggiore si era registrata in febbraio con il 18,7% negli arrivi (+112 mila) e il 19,9% nelle presenze (+565 mila). L’aumento è dovuto essenzialmente alle vacanze di carnevale, che nell’inverno 2018/19 cadevano di marzo. Febbraio è il mese che registra il maggior numero di presenze con più di 3,4 milioni. 

 

Marzo -78,2%, aprile -98,5%

 

A partire dal 10 marzo la chiusura anticipata degli impianti sciistici e degli alberghi ha cambiato radicalmente lo scenario. A marzo le presenze sono crollate del 78,2%, in aprile del 98,5%. Va ricordato che gli hotel non erano completamente chiusi in quanto in Alto Adige sono rimasti aperti esclusivamente per le esigenze degli addetti all’emergenza o del personale medico.

Una magra consolazione per l’Alto Adige è il fatto che anche nel vicino Tirolo sono simili, solo leggermente migliori. Nel Land austriaco confinante ci sono stati quasi 5,0 milioni di arrivi (-19,9%) e 22,9 milioni di presenze (-16,6%). 

 

 

La diminuzione interessa tutto il territorio provinciale, seppure con delle differenze tra le comunità comprensoriali. Le presenze a Merano e nel Burgraviato ad esempio diminuiscono del 47,8% (-737 mila presenze) sull’inverno precedente, in val Pusteria si registrano 723mila presenze in meno (-14,9%), per un totale di 4,1 milioni presenze. 

 

Norvegia, segno più

 

Curiosità mentre nella stagione invernale 2019/20 tutti i Paesi di provenienza segnano un meno, l’unica nazione in controtendenza è la Norvegia, con quasi 26mila presenze, cioè 6.800 in più rispetto all’inverno precedente (+36,1%).