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Dialogo o monologo?

Bolzano: il declino italiano

Occuparsi dei problemi del gruppo italiano in Alto Adige non è nazionalismo. È impegno per la convivenza.
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Queste degli ultimi mesi sono le ultime tappe di un lungo declino del gruppo italiano in Alto Adige. Solo quest’anno registriamo a questo riguardo fatti importanti (e negativi): l’incorporazione del più diffuso quotidiano di lingua italiana nel primo gruppo editoriale tedesco, la chiusura delle ultime grandi imprese di costruzione italiane (un tempo dominanti il mercato locale), la ulteriore scissione della più antica centrale cooperativa “italiana”, le conclusioni della Convenzione per la modifica dello Statuto che hanno visto una mozione finale di maggioranza tedesca e 4 (diconsi quattro!) mozioni di minoranza italiane.
Declino e marginalità crescenti che non vengono percepite con l’attenzione che meritano. Sarà l’età media degli altoatesini che è significativamente più alta di quella dei sudtirolesi, sarà la generosa politica sociale di Mamma Provincia, sarà la perdita di passione politica da parte degli altoatesini, ma pare che noi ci si accontenti di fare gli spettatori passivi di questa storica perdita di ruolo.
Il guaio è che anche i partiti italiani e tedeschi che governano questa nostra Provincia Autonoma fanno gli spettatori passivi e non riconoscono questo tema.
È un errore, perchè la convivenza e il futuro dell’autonomia hanno bisogno di più voci e più culture. Anche di quella italiana.
(www.albertostenico.it)
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Commenti

Ritratto di Michele De Luca

Non è una sorpresa e sarà sempre più un declino perché fra integrazione e assimilazione dei gruppi linguistici, è la seconda che sta avvenendo. Il tutto sotto l'ombrello dello statuto di autonomia. Una rigidissima ripartizione etnica ha contribuito a che il gruppo predominante abbia poi lentamente fatto presa sugli altri, si pensi solamente l'iscrizione nelle scuole tedesche di alunni di lingua italiana (per tacere di quelli di altre etnie che chiaramente vedono "dove tira il vento"). Da qui l'assimilazione. Non è una tragedia ed è nei fatti. Nell'economia la predominanza è evidente, negli enti pubblici un po' meno, ma solo un po' con situazioni assurde di posti dirigenziali non assegnati se non si trovano i candidati di quel determinato gruppo. Nel forum dei 100 il prof. Toniatti ha proposto, in deroga alla proporzionale etnica, di "premiare i talenti", ma la proposta è già di per sé quasi "eversiva". Si andrà avanti con le vicepresidenze, già questo indice di marginalità, ma è chiaro dove ciò condurrà. Nella sanità solo per estrema necessità si sta derogando a questi rigidi vincoli. Forse così qualcuno del gruppo italiano avrebbe qualche chance di farcela, forse. Ma il tema centrale dovrebbe essere di guardare avanti indipendentemente dai gruppi di appartenenza soprattutto in una società che è ormai, almeno nei centri più grandi, multietnica. Da qui la sfida della scuola e mi fermo qui su questo argomento perché è spinoso assai. Questa probabilmente è la sfida futura come quella, ancora sul tappeto, di parlare correntemente italiano e tedesco (anche se poi oggi di lingue se ne dovrebbero parlare ben di più). E qui si zoppica tremendamente, aggiungendoci pure l'ostacolo insuperabile dei variegati dialetti sudtirolesi che certo non si risolve proponendo lezioni di dialetto.

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Ritratto di Mensch Ärgerdichnicht

Ma concretamente Signor Stenico, Lei cosa proporrebbe? E domanda ancora più importante, chi dovrebbe porre in essere un'eventuale proposta? Perché Lei ha pienamente ragione in un punto: il gruppo etnico italiano ha completamente perso la passione per la politica. E se è la politica, come credo personalmente io, a dover dare proposte per ridare lustro ad una parte della gente di questa terra, è necessario che questo gruppo torni a votare e magari lo faccia con un po' di sale in zucca.

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