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Südtirol ist nicht democrazia?

Come il nostro territorio NON sta cogliendo le sfide per il proprio futuro lasciandosi mollemente trasportare dalle torbide correnti dell'estrema destra.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: Joke Battles Wikia

Cambiare tutto perchè nulla cambi,

spiegare questo minuscolo territorio al resto del mondo, sempre ciò sia di una qualche utilità, sta diventando sempre più complicato anche per i pochi nativi che qualche domanda ogni tanto se la fanno.

Gli idealisti che hanno tentato di creare una cultura della convivenza e del superamento delle odiose barriere etniche e che spesso capita di incrociare per le vie del capoluogo, ultimamente hanno un'espressione mista di incredulità e preoccupazione. Si sta creando quello strano clima di irreale realtà che probabilmente si respirava alla vigilia del varo delle leggi razziali, uno stato di calma agitata in cui un piccolo ignobile atto burocratico oggi produrrà domani un gigantesco salto all'indietro per il genere umano.

Di salti all'indietro l'alto tirolo meridionale ne sta inanellando una nutrita serie.

Si sente ancora l'eco, neanche fossimo al campo Zeppelin, delle lungimiranti parole di Ach!..Hammer in merito alla necessità di dare una stretta alle iscrizioni di italiani e stranieri negli asili tedeschi.

Chissà se questi ultimi potranno mai ambire ad essere accorpati al rango di “Walscher” (termine dai molti significati ma che nell'alto tirolo meridionale è tornato alla ribalta e viene utilizzato principalmente in senso razzista) o se invece non sia più corretto assegnare ad un comitato di saggi dell'estrema destra di entrambe le etnie il compito di coniare un adeguato antroponimo.

Sempre più sconfortato mi chiedo se, in caso di stranieri che per cultura parlano o intendono parlare il tedesco come seconda lingua, si renderà necessario avviare un percorso di dissuasione occulta, magari utilizzando i sofisticati macchinari di qualche ospedale che nel nostro territorio pratica convintamente l'elettroshock.

In effetti risolti questi problemucci resterebbero da sistemare solo i figli di coppie mistilingui i quali però, potrebbero essere destinati ai diversi asili, in presenza di alcuni tratti somatici da individuarsi mediante apposita delibera della Giunta provinciale.

Continuando a ragionare per assurdo realismo, si fa sempre più forte la sensazione che chi sta amministrando il nostro territorio, in cui il ricambio della classe politica (e a cascata quello degli amministratori) è regolato dal virtuoso meccanismo dell'immutabile maggioranza assoluta, stia prendendo le misure per costruire la bara con cui seppellire definitivamente gli scellerati che hanno creduto nell'integrazione fra le due culture e nel superamento delle barriere linguistiche.

In un assurdo intreccio di arroganza e vittimismo, nel territorio fondato sulla tutela delle minoranze a non essere tutelate sono le idee della minoranza e, ciò che più infastidisce alcuni gerarchetti immagino, il fatto che questa minoranza sia assolutamente trasversale e priva di alcuna connotazione etnica (che sia un problema elettorale?...).

Ce lo insegna la recente vicenda legata alla “”””””democratica discussione””””””” intorno alla modifica dello statuto di autonomia. Che la volontà di discutere e integrare le posizioni politiche e le diverse sensibilità fosse uno specchietto per le allodole era evidente già osservando la composizione sia del gruppo dei 100 che di quello dei 30. Come l'Italia fascista ha tentato di occupare tutti gli spazi possibili (culturali, economici, sociali e politici) imponendo una sorta inevitabile italianizzazione, lo stesso meccanismo è stato utilizzato per interferire, influenzare ed affossare il dibattito del Konvent (il più grosso divora il più piccolo).

Un tiro al bersaglio in cui alcuni feticisti del moschetto e della polvere da sparo e regolarmente iscritti al Grande Partito della Maggioranza Assoluta, hanno annientato qualsiasi istanza di convivenza e multilinguismo a suon di prese d'atto che la minoranza ha un'opinione diversa.

Se non bastano i richiami ad un modello politico-sociale che ripropone il nostro territorio come il luogo dell'eterno odio fra i due gruppi etnici, della rivalità e del perenne conflitto latente, anche sul versante delle materie di competenza provinciale il testo definitivo del Konvent riesce ad costruire un autentico obrobrio giuridico (probabilmente anche anticostituzionale).

Viste infatti le numerose impugnazioni per manifesta incostituzionalità di leggi provinciali, spesso anche scritte in modo grottesco, il testo del Konvent propone un meccanismo per cui la provincia acquisice quasi per magia competenza primaria su quasi tutto e, quando le leggi nazionali sono viste come ostacoli, se le norme europee sono sufficentemente interpretabili ed aggirabili, permette la loro diretta applicazione.

Una delle armi di distruzione giuridica di massa è costituita dalle cosiddette norme di attuazione, strumento grazie al quale è possibile, soprattutto in presenza di governi nazionali traballanti ed in cerca di voti, di calpestare la Costituzione nazionale senza lasciare tracce.

In questo generale clima di sconfortante odio etnico pre-post-elettorale io stesso quando salgo sugli autobus tendo a prendere posto in fondo – casomai qualche Casa-littorio o qualche heimat-vattelapesca si sentisse offeso.

p.s.: alcune situazioni descritte sono frutto della scarsa fantasia dell'autore.

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Sergio Sette Mer, 08/30/2017 - 13:02

Trovo la tua "analisi" molto aderente alla realtà...peccato che la vediamo così solo tu ed io...nello storytelling ufficiale questa è la terra da assumere come esempio di integrazione fra le etnie.
Probabilmente ci siamo persi qualcosa ;-)

Mer, 08/30/2017 - 13:02 Collegamento permanente