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Pesticidi, quella lista non si tocca

Bocciata la mozione di Urzì per ritirare l’elenco dei fitofarmaci tossici usati nelle aree di tutela dell’acqua potabile. Schuler: “No allarmismi”. E il Wwf non molla.
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Quanto tempo ci vuole prima che i pesticidi raggiungano la falda dell’acqua che beviamo? È questa una delle domande poste dal WWF all’assessore competente Giuliano Vettorato. Perché la battaglia dell’associazione ambientalista non si arresta dopo aver denunciato l’impiego, da parte della Provincia, di fitofarmaci ad alto potenziale tossico nelle aree di tutela delle acque potabili in Alto Adige.

I tecnici provinciali rispondono: i tempi di percorrenza dipendono da numerosi fattori, inerenti alla sostanza stessa, alla tipologia di suolo e sottosuolo, alla piovosità (e irrigazione) e il tipo di coltura praticata. Tradotto: in sostanza la variabilità delle cause non permette di dare un responso diretto e inequivocabile. “I test - spiegano gli esperti - vengono eseguiti a livello scientifico europeo nell’ambito del processo di revisione per i principi attivi secondo il regolamento EC n. 1107/2009”. Nessun apposito studio (con applicazione di modelli fisici) è stato condotto dall’amministrazione provinciale per verificare gli effetti di accumulo dei fitofarmaci nel sottosuolo.

Cosa succede se invece vengono rilevati fitofarmaci non presenti nella lista di quelli autorizzati diffusa dalla Provincia anche in concentrazioni largamente inferiori ai limiti di accettabilità? In quel caso, assicurano gli impiegati dell’Agenzia provinciale per l’Ambiente (APPA), “vengono intensificati il numero di analisi e le ricerche da parte degli organi di controllo, per individuare il responsabile dell’inquinamento”.  

 

Solo propaganda?

 

Sul fronte politico, intanto, il consigliere provinciale de L’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì si è visto respingere ieri (16 maggio) in consiglio provinciale, con 7 sì 21 no e 4 astensioni, la mozione n. 90/19: “Ritirare immediatamente l’elenco dei fitofarmaci permessi nelle aree di tutela dell’acqua potabile; interessi economici anteposti alla salute? Danneggiata l’immagine dell’Alto Adige quale territorio di agricoltura ecosostenibile”. La motivazione data dall'assessore all'agricoltura Arnold Schuler (Svp) per la bocciatura è che l’elenco dei fitofarmaci permessi, elaborato accorciando di 38 voci quello già esistente, è molto ridotto, ed è stato redatto in base al grado di penetrazione nel terreno, dunque “non è il caso di fare allarmismi o utilizzare il tema a scopi propagandistici, perché il monitoraggio delle falde acquifere è fatto dall’APPA in maniera scientifica e metodica. È inaccettabile che nel titolo della mozione si faccia riferimento a una prelazione degli interessi economici sulla salute della popolazione, e mi stupisco della metamorfosi verde di Fratelli d’Italia”. Piccata la replica di Urzì: “Se i cittadini chiedono garanzie sulla loro salute e sull’acqua che bevono il minimo sarebbe rispetto per loro e le loro preoccupazioni, non atteggiamenti di sufficienza”. E non manca l’affondo alla Lega: “Prendiamo atto che l’assessore Vettorato non è d’accordo ad avviare l’Alto Adige verso una agricoltura biologica”.

 

Alessandro Urzì
Bocciata la mozione di Alessandro Urzì (L'Alto Adige nel cuore): l'elenco dei pesticidi autorizzati dalla Provincia non sarà ritirato.

 

Certo, nel quadro d’insieme, non rassicurano i dati pubblicati dall’ISPRA sull’Annuario dei dati ambientali – Edizione 2018; dall’indagine emerge che il Trentino Alto-Adige è la regione italiana con la distribuzione più elevata di pesticidi e che nel 2016 sono stati superati i 62 kg di principi attivi per ettaro, quasi dieci volte la media nazionale di 6,63 kg/ettaro. Carta canta. “Quella del Trentino-Alto Adige - commenta infine il Wwf - è diventata una forma di agricoltura industriale molto produttiva ma per molti aspetti insostenibile. Coltivazioni intensive che contrastano fortemente con l’immagine pulita che le province di Trento e Bolzano, attraverso abili e costose operazioni di marketing, creano per aumentare le vendite dei loro prodotti”.

 

Grafico
Il confronto con le altre regioni italiane offre un quadro desolante sulla diffusione e sull’intensità di utilizzo dei prodotti fitosanitari nella regione Trentino-Alto Adige. I dati più recenti sono quelli relativi al 2016.
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Ritratto di giorgio santoriello
giorgio santoriello 17 Maggio, 2019 - 20:01

perchè la giunta non ha il coraggio di fare una pubblica inchiesta su questo argomento di salute pubblica? La Convenzione di Aarhus vale anche per l'alto adige e la gente ha diritto di pronunciarsi su queste tematiche, forse temono un libero confronto?

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