Cronaca | Ripartenza

“Teniamoci sempre pronti al peggio”

Andrea Crisanti è il virologo che ha salvato il Veneto. È dato tra gli esperti per l’Alto Adige, ma lui nega contatti. Sulla Fase 2: “Attenti, vediamo tra 10 giorni”.
Andrea Crisanti
Foto: Videodrome

La delibera provinciale che istituisce la commissione di esperti per la ripartenza in Alto Adige è stata approvata dalla giunta martedì e i suoi componenti saranno indicati in seguito, dall’assessore alla salute, Thomas Widmann. I nomi tuttavia hanno già iniziato a circolare. Tra loro, stando a indiscrezioni sulla stampa, figura Andrea Crisanti, uno dei virologi italiani più noti e ascoltati in questi mesi di emergenza coronavirus, che però a salto.bz rivela di non aver avuto finora nessun contatto con l’Alto Adige (né con il Trentino), territorio che conosce solo da turista. “Ho letto il mio nome e mi sono stupito, tanto che ho subito pensato che fosse una cosa non vera”, rivela. Commissione a parte, l’esperto, a cui in Veneto il governatore Luca Zaia deve parte del successo nella risposta locale all’epidemia, si lascia andare ad una valutazione sulla ripartenza dopo il lockdown, fase che nel Sudtirolo è arrivata prima rispetto a tutte le altre Regioni d’Italia. Le perplessità da parte sua, fa capire, non mancano.

 

Il virologo che ha corretto l’Oms

 

Il nome di Crisanti è balzato all’attenzione delle cronache nazionali con l’insorgere dell’epidemia a Vo’ Euganeo, uno dei due focolai iniziali della pandemia in Italia. Già docente all’Imperial College di Londra, ora direttore del dipartimento di medicina molecolare all’università di Padova e professore di epidemiologia e virologia al policlinico patavino, il virologo romano ha alzato la cornetta e ha consigliato al governatore di procedere con la “sorveglianza attiva”. La scelta di fare tamponi a tutta la popolazione, forzando le linee guida dell’Oms, si è rivelata efficace e ha permesso di dimostrare l’elevata contagiosità degli asintomatici, che in seguito si è rivelata un terremoto in particolare per le altre Regioni, vedi la Lombardia.

 

“Da Bolzano nessun contatto”

 

Anche in virtù della fama, sancita dalle numerose apparizioni televisive e interviste, il suo nome probabilmente è stato incluso tra i profili della task force altoatesina che avrà la facoltà di istituire zone rosse locali se il contagio, viste tutte le aperture, dovesse ripartire. Da notare comunque che il professore è uno dei maggiori critici verso la “fretta” della riapertura.

Dall’Alto Adige nessuno mi ha detto nulla, ho letto il mio nome e mi sono stupito. E qui in Veneto ho tante cose da fare

Nessuno mi ha detto nulla, ho letto il mio nome e mi sono stupito” spiega il diretto interessato a salto.bz. “Conosco l’Alto Adige per esserci venuto diverse volte in vacanza, ma la relazione finisce lì. Non ho avuto nessun contatto da parte di rappresentanti dell’amministrazione o della politica altoatesini”. Possibile che il virologo, professionista abituato a parlare in modo franco con la politica, sia nei desiderata di Widmann? “Non ne ho la più pallida idea - risponde Crisanti -. Ho tante cose da fare e il lavoro qui non manca, non ho una risposta”.

 

 

Fase 2, sperare il meglio ma prepararsi al peggio

 

In ogni caso, l’attenzione dei dirigenti medici è puntata sulle conseguenze della Fase 2. Mentre Zaia in Veneto ha annunciato “l’apertura totale” e il governo ha ribadito la data del 18 maggio, in provincia di Bolzano le serrande di tutte le attività si sono già alzate. E cosa ne pensa il virologo, abituato a parlare franco con la politica e le istituzioni? “Questo: bisogna sperare il meglio e prepararsi al peggio. Intendo dire che se si va avanti il rischio è sempre presente e dobbiamo essere pronti a farvi fronte, qualora ve ne sia la necessità”.

La riapertura è una scelta dei politici, che hanno valutato il rischio come accettabile. Io penso: speriamo bene, ma bisogna in ogni caso prepararsi a far fronte al peggio, qualora sia necessario. 

Il caldo, l’estate che si avvicina, la percezione di un abbassamento del pericolo non sono secondo Crisanti fattori con la pur minima validità scientifica. È vero, come dicono alcuni, che il virus si sta indebolendo con le temperature maggiori? “Macché - taglia corto - parlare di forza per un virus non ha senso, i due unici fattori sono virulenza e trasmissibilità. Tutto il resto non ha fondamento”.

La ripartenza dunque resta a suo avviso una mera scelta delle istituzioni, com’è noto dettata dalla grande necessità di interrompere la disastrosa crisi economica che si è innescata. “La politica ha deciso che il rischio è accettabile” dice ancora Cristanti e il suo discorso vale per il governo nazionale come per le Regioni e Province autonome, tra cui Bolzano che ha fatto da apripista.

Io credo nel ruolo di ciascuno e i politici hanno fatto una scelta di cui sono responsabili. Vediamo tra 10 o 15 giorni cosa succederà

Giusto o sbagliato lo diranno i fatti. Nessun riferimento alla presunta pausa estiva che potrebbe regalare il coronavirus, per una recrudescenza in autunno. L’orizzonte paventato dal virologo è molto più prossimo. Una decina di giorni, due settimane dopo la riapertura, insomma il periodo di latenza del virus che in Alto Adige scadrebbe attorno a lunedì 25 maggio. Se il contagio dovesse tornare a schizzare, occorrerà tornare a difendersi in maniera rigorosa. Questo in ultima istanza è il pensiero del virologo: “Vedremo tra due settimane, solo allora potremo dare una valutazione - conclude -. Io credo nella competenza di ciascun ruolo e queste scelte sono responsabilità dei decisori politici”.