Cronaca | L’appello

“Piazza Erbe parte da qui”

I prodotti freschi per tutto l’Alto Adige passano dal Mercato generale, che però è sotto sfratto dal primo settembre. “Il Comune ci aiuti”. Trasloco verso l’aeroporto?
Peroni, Nicolao, Grandi, Mercato generale, Bolzano
Foto: Salto.bz

Piazza Erbe parte da qui, dai Piani di Bolzano. Ma non solo. Frutta, verdura, pesce, fiori, prodotti freschi e tipici di cui molti dei contadini dell’Alto Adige, passano dai nostri operatori per finire nelle bancarelle degli ambulanti, nei ristoranti e alberghi di tutta la provincia, fino alla bottega dell’ultimo paese delle valli”. Heinrich Grandi, presidente del Mercato generale di Bolzano parla con un’unica voce assieme a Verusca Nicolao, vicepresidente, e da Paolo Peroni, direttore. I vertici del consorzio difendono la realtà nata nel 1962, provata dalle ultime evoluzioni ma loro avviso in grado di avere un futuro positivo davanti a sè. L’appello è rivolto al Comune, l’ente proprietario dell’immobile, che dopo l’uscita negli anni scorsi dalla società ha intimato lo sfratto dal primo settembre per il sito di via Macello inserito nell’Areale ferroviario. Con il trasloco nella vicina area della coop Dodiciville sfumato e il confronto in corso con la Provincia per eventuale trasloco in alcune aree in zona industriale, il consorzio ha bisogno di più tempo. “Non vogliamo creare problemi, ci basta un minimo di serenità e programmazione. Qui - aggiunge Grandi - si crea ricchezza e si fa un servizio prezioso al territorio”.

 

Il polo dell’enogastronomia locale

 

“Noi non ci vogliamo assolutamente lamentare, abbiamo solo bisogno di lavorare” precisa il presidente, espressione della camera di commercio che è rimasta con il 70,6% delle quote, per traghettare il consorzio verso il nuovo assetto dopo la fuoriuscita degli enti pubblici fra cui il Comune. I vertici del cda hanno scelto di venire allo scoperto proprio ora, per via della scadenza ormai imminente, che giunge fra l’altro a ridosso delle elezioni comunali.

 

 

Il discorso di Grandi, Nicolao e Peroni parte dai numeri. E da un po’ di storia. Il Mercato generale di Bolzano è sorto nel 1962, sulla base della legge nazionale 125 del 1959, prima come mercato ortofrutticolo all’ingrosso, poi venendo ampliato e diventando mercato generale. Con 15.250 metri quadrati di superficie utile, 6.410 coperti e 8.840 scoperti, è un hub fondamentale per i settori merceologici del fresco, a vantaggio delle piccole e medie imprese (la grande distribuzione ha piattaforme logistiche separate). Le aziende operanti sono una ventina, da Interfrucht, Frilo mercato, Orto Bolzano per l’ortofrutta fino a Melega&Prini (pesce) e Simonato e Latemar, per i fiori, con in mezzo con in mezzo alimentari, ristorazione e catering. Il grosso, circa l’80% delle compravendite avviene all’ingrosso, ma una quota crescente, ora il 20%, è occupato dal dettaglio. 

Non vogliamo lamentarci, ma lavorare. Ci serve tempo per trovare la nuova sede, forse a Bolzano sud, dopo il no al progetto a Dodiciville (Heinrich Grandi)

 

Lavoro e fatturato per 30 milioni

 

Il fatturato complessivo generato nel 2019 è vicino ai 30 milioni di euro (saranno circa 4-5 milioni in meno nel 2020 causa Covid, ipotizzano gli operatori, c’è chi ha raddoppiato i ricavi e chi li ha visti diminuire, a seconda dei settori). Gli addetti totali sono 150. Il loro lavoro ha movimentato l’anno scorso 107 quintali di derrate fra frutta fresca, secca, agrumi e ortaggi. Per una clientela variegata. I mercati di Bolzano, la maggioranza in tutta la provincia di ristoranti, bar e alberghi, i dettaglianti, ancora i negozi di quartiere e le mense (fra cui quelle scolastiche comunali).

 

 

La freddezza avvertita da parte del Comune, un tempo capofila e gestore di fatto del consorzio, è piuttosto evidente in via Macello. Lo spartiacque storico individuato da Peroni è il periodo a cavallo tra l’incarico commissariale e l’avvio della giunta Caramaschi. In cui l’Areale da ipotesi si è fatto percorso in cammino. “L’Areale nasce 15 anni fa. Poi, di colpo, con Penta e poi Caramaschi il Mercato è diventato non più strategico. L’atteggiamento in pratica è mutato radicalmente, peccato che qui ci siano aziende sane che continuano a lavorare”, prosegue il direttore. L’intervallo preso a riferimento va dal 2016 fino al 2018, con il cambio di presidenza e l’uscita definitiva del Comune. 

Di colpo il Mercato generale è diventato non più strategico per il Comune. Peccato perché qui le aziende sono sane e vogliono lavorare (Paolo Peroni)

 

 

Il presidente però non vuole limitarsi ad un’accusa a piazza Municipio. “Non è nostra intenzione fare polemiche con nessuno, tantomeno l’amministrazione - prosegue Grandi -. Non vogliamo nemmeno opporci all’Areale, che crediamo sia un progetto strategico per la città. Vogliamo però ribadire che ci sembra importante che un presidio che ha fatto 60 anni di storia di Bolzano possa continuare a esistere. Certo, è cambiata la distribuzione ed è cambiato anche il mercato generale, ma qui le aziende sono in attivo, vogliono continuare a operare e addirittura sono pronte a investire sul futuro. Ahimé qui non abbiamo prospettive”. 

Serviamo negozi di quartiere, ambulanti, ristoranti e hotel, botteghe fino all’ultima valle. Con tanti prodotti dei contadini altoatesini. Ma perché nessuno ci ascolta? (Verusca Nicolao)

Verusca Nicolao, titolare di Orto Bolzano e rappresentante degli operatori, si anima pensando allo sforzo fatto quotidianamente dalle aziende. “Noi - racconta - serviamo tantissimi piccoli negozi di quartiere, gli ambulanti dei mercati rionali, di piazza Erbe, le mense delle scuole, con prodotti di qualità che scarichiamo dai contadini altoatesini. E andiamo fino all’ultimo paese della provincia. Ebbene, perché non possiamo avere un minimo di serenità? Gli imprenditori non possono lavorare nell’incertezza, e nemmeno i dipendenti possono fare progetti di vita. Ecco perché chiediamo una risposta”.

 

La richiesta: una proroga

 

Da via Macello la richiesta è quindi di una proroga. Minimo due anni, comunque fino all’aggiudicazione effettiva del vincitore da parte di Arbo, la società costituita per l’operazione. Dal consorzio precisano di non voler creare ostacoli all’iter del mega progetto. Il sito insomma, assicurano, sarà liberato in tempo, anche per rispondere a quella che potrebbe essere la preoccupazione del Comune di avere il terreno pienamente disponibile in relazione alla gara della gara.

 

 

Grandi risponde già ad eventuali obiezioni. “Ci potrebbero dire, ma voi sapevate di dover andare, perché non vi siete mossi per trovare un’alternativa? Ebbene, abbiamo speso 6.000 euro per lo studio di fattibilità per un bellissimo progetto relativo all’area della cooperativa Dodiciville, qui vicino. Ma è saltato tutto a metà 2019. Ora stiamo cercando alternative, in dialogo con alcuni privati e la Provincia, che ci sta dando una mano”. Per iscritto l’assessore Philipp Achammer avrebbe chiarito che ci sarebbero delle aree utilizzabili a Bolzano sud, vicino all’aeroporto, va servono verifiche e devono essere soggette ad un bando pubblico. Torna quindi la questione dei tempi.

Non ostacoliamo in alcun modo l’Areale, ma solo poter programmare e cercare un’alternativa adatta al futuro di questo servizio a città e provincia (Grandi)

“Vogliamo solo poter programmare, per cercare un’alternativa adatta al futuro di questo servizio alla città e alla provincia” conclude Grandi. Che ha in serbo delle idee per un polo sostenibile dell’enogastronomia e del fresco, che possa legarsi alle produzioni dei contadini locali. “In tutte le città europee ci sono mercati coperti, da Barcellona a Helsinki passando per Firenze. La gastronomia di livello valorizza il territorio”.

 

 

Si potrà quindi trovare una mediazione, in equilibrio tra la garanzia per l’attività commerciale e l’avanzamento del megaprogetto? Nicolao spera che anche le piccole e medie aziende della distribuzione vengano ascoltate: “Va ricordato che noi paghiamo 166.000 euro l’anno di affitto al Comune - conclude -. E poi l’aggiudicazione non sarà immediata, che senso avrebbe lasciare un deposito vuoto per tutti gli anni che serviranno? Perché i costi alla fine ricadranno sui cittadini che si troveranno incuria e degrado”.