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Chi ha vinto e chi ha perso a Merano

Per Giuseppe Panusa del PD, il centrosinistra di Rösch non è stato sconfitto e "il sindaco italiano potrà governare solo nei limiti imposti dagli alleati di governo".
Elezioni Merano Vale
Foto: Salto.bz

Alcuni pseudo commentatori politici meranesi, che sui social affermano di fare informazione indipendente ma che in realtà sembrano piuttosto far capo ad un organo di comunicazione di partito, hanno sproloquiato in questi giorni sulla sconfitta elettorale della coalizione di centro sinistra che ha sostenuto l’ex sindaco Paul Rösch rispetto alla coalizione delle Civiche. 

Mentre indubbiamente il risultato del ballottaggio ha dato la vittoria, per pochi voti, a Dario Dal Medico, in realtà sul piano politico non si è trattato di una sconfitta della coalizione di centro sinistra, se per “piano politico” si intende l’ampiezza del consenso ricevuto dai cittadini nonché la omogeneità, dal punto di vista della condivisione di valori e programmi, dei corpi elettorali che hanno rispettivamente votato le due coalizioni.

Pochi numeri per dimostrarlo.

Al primo turno la coalizione di centro sinistra ha superato la coalizione delle Civiche per 87 voti (5212 a Rösch e 5125 a Dal Medico), nonostante il fatto che la coalizione delle Civiche si sia giovata del massiccio voto degli elettori 2020 dei partiti italiani di destra (FdI e lega), i quali hanno perso ben 1454 voti rispetto alle elezioni precedenti, confluiti in gran parte sulla coalizione delle Civiche che, per questo, rispetto al 2020, ha ottenuto 1263 voti in più. 

Al ballottaggio Rösch ha perso per soli 96 voti su un totale di circa 14.000 votanti. Una inezia che, di per sé, non giustificherebbe nessun roboante proclama di vittoria, come viceversa hanno fatto i nostri improvvisati commentatori politici locali. Tanto meno se si considera che al ballottaggio l’esiguo margine di vantaggio di Dal Medico è derivato da due fattori, entrambi a dimostrazione del fatto che molto ha giocato l’interesse politico, talvolta mal riposto, dei partiti rimasti fuori dal ballottaggio. Infatti, da un lato, gli elettori del primo turno di FdI e Lega al ballottaggio hanno votato molto più massicciamente per Dal Medico di quanto non avessero fatto al ballottaggio dell’anno scorso (nel 2020 avevamo stimato una defezione di circa 200 voti tra primo turno e ballottaggio, mentre quest’anno la defezione è ammontata a soli circa 90 voti), dall’altro, gli elettori del primo turno ex SVP, Enzian e destre tedesche tornati alle urne, hanno sì dato un più ampio consenso a Rösch, ma in misura minore rispetto al ballottaggio 2020 (gli elettori ex SVP e destre tedesche, mentre l’anno scorso avevano votato Roesch nel 67% dei casi, nel 2021 lo hanno fatto solo nel 61% dei casi).

 

La domanda che ci poniamo a questo punto è se in una realtà nella quale la dimensione etnica rappresenta la prima variabile del consenso, con tutte le conseguenze di tipo istituzionale e normativo che questo comporta, sia veramente possibile eleggere un governo cittadino che possa realmente rappresentare la volontà schiettamente politica della maggioranza dell’elettorato, intendendo per volontà “schiettamente politica” quella basata sui valori e sui programmi in cui ciascuno crede di più.

Non si può infatti ignorare che la SVP, per quanto non sia arrivata al ballottaggio né nel 2020 né nel 2021, in entrambi i casi ha comunque tenuto le fila del gioco.  Nel 2020, in virtù di un accordo blindato con le Civiche, ha evitato che Rösch potesse formare una Giunta, nonostante quest’ultimo, in quella occasione, abbia proposto ai suoi avversari un certo numero di soluzioni volte a trovare un accordo per la formazione del governo (con SVP e Civiche insieme, con SVP da sola, con Civiche da sole, …), pretendendo di mettere in minoranza la coalizione allora vincente, sia in Giunta che in Consiglio. Questo anno, finalmente, in virtù della vittoria al ballottaggio dell’alleata formazione delle Civiche, ha potuto mettere in atto il piano definito nel 2020: chiunque dei due avesse vinto il ballottaggio avrebbe chiamato in Giunta l’altro, escludendo i Verdi ed i suoi alleati a prescindere dalla dimensione paritaria del consenso da questi ottenuto. 

La posizione politica della SVP è chiara e del tutto comprensibile. Si tratta del partito di raccolta della minoranza di lingua tedesca, la quale, solo proteggendo la propria identità etnico-linguistica può continuare a usufruire, per statuto, dei privilegi di una minoranza (a livello statale) e dei diritti politici di una maggioranza (a livello provinciale). Chiunque, come il partito dei Verdi, nell’ambito del popolo di lingua tedesca, metta seppure blandamente in discussione il principio della necessità di proteggere al massimo l’identità tedesca, parlando di inter etnicità, o favorendo la integrazione dei due gruppi linguistici, o mettendo in atto politiche che possano far crescere troppo il gruppo linguistico italiano, ovvero candidando tra le proprie fila persone di lingua italiana, non può che rappresentare un pericolo da contrastare con fermezza. Questo non significa che pensiamo che la SVP sia “anti-italiana”: forse lo è stata in passato, ma sicuramente non lo è oggi, allorché questa condizione, di minoranza in Italia e maggioranza politica in provincia, è all’origine della grande autonomia politica e fiscale di cui l’Alto Adige gode, consentendo a questo territorio di crescere e prosperare a vantaggio di tutti i suoi abitanti, anche se chi di più e chi di meno.

Sotto questo aspetto appare ovvio quindi che la SVP si sia alleata sin dal 2020 con le Civiche, che, ai suoi occhi, rappresentano gli “italiani buoni”, ovvero quelli che sono d’accordo con loro circa la opportunità di tenere separate le identità etniche e linguistiche e che si accontentano di condividere il potere, pur sapendo che potranno contare solo su quanto sarà loro consentito di fare dal partito di maggioranza a livello provinciale. I due schieramenti politici sono l’uno funzionale all’altro. Per questo temiamo fortemente che, pur di mantenere il consenso, non si faranno scrupoli di mettere in secondo piano la sostenibilità ambientale, cavalcando congiuntamente gli interessi delle lobbies di lingua tedesca come quelle di lingua italiana a discapito del territorio ed essendo parsimoniosi nell’attuare iniziative di tipo economico e sociale volte ad offrire a tutti, indistintamente, pari occasioni di crescita.  

In questo contesto all’apparenza non si spiegherebbe il consenso offerto dagli elettori della destra italiana, sovranista e nazionalista, alla coalizione delle Civiche. Ma in fondo non è così. L’obiettivo principale dei partiti della destra italiana questa volta ha coinciso con quello degli elettori delle Civiche, ovvero quello di avere un sindaco proveniente dalla comunità italiana, nella errata convinzione che, forte dei poteri che gli derivano dal ruolo, possa fare molto di più a favore della comunità italiana nel suo complesso. Ma non è così: il sindaco italiano potrà fare solo quello che sarà possibile nei limiti che gli saranno imposti dai suoi alleati di governo.

La coalizione di centro sinistra di Merano ha tentato di modificare il paradigma sopra delineato, promuovendo il superamento della dimensione etnica in ambito politico ed istituzionale, quanto meno a livello cittadino. Purtroppo per soli 96 voti l’appuntamento con il vero cambiamento è rimandato.

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Max Benedikter Mar, 11/16/2021 - 17:19

Non fa una piega.
In questo senso chi si è scagliato contro salto.bz e Franceschini per aver osato mettere in dubbio il "rinnovamento" Svp, taccia per sempre.

Mar, 11/16/2021 - 17:19 Collegamento permanente