Società | Disabilita'

La disabilità non è una figata

Ove si spiega che la disabilità non è interessante per i lettori, quindi è giusto che non se ne parli sui mass media.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.

Proprio vero, quando pensi di averle viste tutte … Questa settimana una figura istituzionale, forse non di massimo rilievo, ma pur sempre istituzionale, ci ha informato che in occasione di non so quale giornata dedicata al tema della disabilità aveva inviato ai quotidiani locali un proprio comunicato stampa. Nessuno dei giornali lo ha pubblicato. Non ho tempo e modo di indagare a fondo sul motivo di tale diniego, ma la spiegazione che ho ricevuto mi è sembrata plausibile: la disabilità non è un argomento interessante.

Non cadrò nella trappola di rifilarvi una predica invocando il pentimento degli editori e minacciando loro l’eterna dannazione, sono perfettamente consapevole che lo scopo di un quotidiano sia vendere copie e che l’ennesimo articolo sui diritti violati dei disabili difficilmente incrementa quel numero. In questo i disabili sono in buona compagnia: quest’estate ho appreso da una persona che si occupa di assicurazioni che la prima causa di morte al mondo è la fame, per questo non esistono polizze che coprono il vostro rischio di ricadere nell’indigenza. Cinquanta anni orsono frequentavo la scuola elementare e già allora si parlava della fame nel mondo [1] e non mi sembra che si siano fatti grandi passi avanti (o forse no, ma certo non per merito della sensibilizzazione dell’opinione pubblica). Anche la fame nel mondo non incrementa le vendite. L’avvistamento di un orso in trentino o un post di Chiara Ferragni sono certo più adatti allo scopo. Lo sappiamo tutti: l’acqua è indispensabile per vivere, ma il suo prezzo al chilo [2] è di gran lunga inferiore a quello dell’inutile oro.

Mi sono chiesto allora se gli editori hanno una lista delle discriminazioni con più appeal sui lettori. Al primo posto mi figuro la diversità di genere, semplicemente perché le donne costituiscono il 50% circa della popolazione. Più difficile stabilire se gli extracomunitari vengono prima o dopo gli omosessuali; i primi potrebbero essere forse più numerosi, ma meno propensi a sborsare soldi per acquistare un giornale che non sempre riescono a leggere o comprendere. Se tale lista esistesse, mi piacerebbe venirne in possesso per verificare una mia congettura, in virtù della quale anche le disabilità si caratterizzano in maniere diverse. La disabilità fisica, sostengo io, sarebbe in posizione più elevata di quella mentale, come dimostrano i molti servizi di Brumotti a “Striscia la notizia” dedicati a redarguire chi parcheggia nei posti riservati ai disabili. Quella mentale si suddivide a sua volta nelle due classi: al livello superiore coloro che, ai miei tempi, chiamavano “matti”, intesi come persone comunque autonome ed “in grado di intendere”, tuttavia illogici, “privi di buon senso” insomma, e, all’ultimo posto, il disabile mentale con carenze cognitive che lo rendono inadeguato al mondo dei neuro-normali [3]. Tra questi ultimi, le persone autistiche a me più vicine. Che il giornale non solo non sono in grado di leggerlo o comprendere, ma neppure di comprarlo! Con quale arroganza allora pretendono che vi si parli dei loro diritti?

NOTE

[1] Allora andava di moda il tormentone sulle arance distrutte in Sicilia per aumentarne il prezzo, un concetto che non ho mai capito fino in fondo. Oggi invece è lo spreco alimentare dei singoli a farla da padrona.

[2] se vi piacer il litro, ricordo che la massa di un litro di acqua è circa un kilogrammo.

[3] lasciatemi essere impreciso. Non sono uno psichiatra, pertanto non conosco i termini tecnici, tuttavia penso ci siamo lo stesso intesi.