Film | SALTO weekend

La tragedia indimenticata delle Ande

Society of the Snow racconta la straziante storia vera di una squadra di rugby uruguaiana, vittima di un incidente aereo nel 1972, che ricorse al cannibalismo per sopravvivere.
Society of the Snow
Foto: Netflix
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    Per chi lo ha visto nel 1993 resta ancora oggi un ricordo vivido: Alive – Sopravvissuti, il film basato sul disastro aereo delle Ande del 1972, con l’inquietante aspetto dell’antropofagia che fece tanto scalpore. A riproporre oggi la stessa storia che ha ispirato la pellicola di Frank Marshall è il regista J.A. Bayona con il suo Society of the Snow (La Società della Neve), selezionato per rappresentare la Spagna ai premi Oscar 2024 nella categoria Miglior film internazionale. Non esattamente il tipo di film che guardereste da soli su un aereo.


    Cos’è

    Society of the Snow, disponibile su Netflix, racconta la storia vera di 16 tra membri e sostenitori di una squadra di rugby uruguaiana, l’Old Christians Club, riusciti a sopravvivere per 72 giorni dopo che l’aereo su cui viaggiavano precipita (a bordo c’erano in origine 45 persone compreso l’equipaggio) su un ghiacciaio remoto delle Ande, a oltre quattromila metri d’altezza.

    Alcuni giorni dopo l’incidente le ricerche vengono interrotte e la compagine, affamata e sfiancata dalle temperature sotto zero, è costretta a ricorrere al cannibalismo nutrendosi della carne di alcuni cadaveri, compagni morti nello schianto o a seguito delle gravi ferite riportate. I veri sopravvissuti del volo 571 – e le famiglie dei defunti – sono stati coinvolti in modo significativo in Society of the Snow collaborando alla scrittura e alcuni di loro hanno partecipato con dei camei nel film.

  • (c) Netflix

  • Com’è

    È una storia di resistenza, sopravvivenza e disperazione. Il survival movie di Bayona è sostanzialmente interessato alle dinamiche personali di chi ce l’ha fatta ma anche di coloro che non sono tornati, concentrandosi in particolare sulla bussola morale del film rappresentata da Numa Turcatti (l'attore Enzo Vogrincic) e sui due ragazzi che decideranno di attraversare le montagne per raggiungere il Cile in una angosciosa ricerca di aiuto, senza attrezzatura né esperienza di arrampicata: Nando Parrado (interpretato da Agustín Pardella) e lo studente di medicina Roberto Canessa (Matías Recalt).

    Al centro della narrazione umana – amplificata dalla colonna sonora massimalista di Michael Giacchino – stanno le decisioni terribili che comporta la volontà di rimanere in vita con ogni mezzo necessario poiché non c’è nobiltà nel morire di fame, e il cameratismo dei sopravvissuti che si dimostrerà il loro propellente vitale in contrapposizione alla crudele, casuale, brutalità della vita.

    Il cannibalismo, l’aspetto più sensazionalistico della storia, è ritratto in modo prettamente pragmatico e il film stesso minimizza la ripugnanza dell’atto, a favore della resilienza del gruppo in condizioni estenuanti, come l’orrore di essere sepolti da una valanga mentre ci si rintana nella fusoliera distrutta. Tutte sequenze, a partire da quella dell’incidente aereo, costruite in modo efficace e terrificante, la morte incombe su ogni fotogramma.

    Il racconto è ampiamente emotivo, ogni singolo sviluppo raccontato in modo doloroso e con la tecnica necessaria per farlo funzionare. Diciamocelo: se fosse stata una produzione statunitense Society of the Snow tornerebbe a casa dai prossimi Oscar gonfio di statuette. Ma tant’è.