Gesellschaft | Alimentazione e cultura

Crociata contro la carne 'halal'?

I würstel di tacchino e di pollo che si servono nelle mense scolastiche del capoluogo sono realizzati con carne macellata con metodo lecito rispetto alle leggi islamiche. Ma c'è chi considera questo fatto un vero e proprio affronto alla cultura occidentale.

Nei giorni scorsi il comune di Bolzano ha reso noto che i würstel di tacchino e di pollo in uso nelle mense scolastiche bolzanine sono un prodotto con una copertura di mercato più ampia possibile. in parole povere: i würstel possono essere mangiati, indifferentemente, da bambini islamici, cattolici e di altre fedi religiose, perché vengono realizzati seguendo il metodo halal. Ma non per questo i würstel hanno una provenienza 'islamica', in quanto la fornitura è garantita da una delle maggiori aziende italiane del settore. 

Contro questa situazione si è espresso nei giorni scorsi in maniera molto critica il consigliere comunale di Unitalia Gianfranco Piccolin. La critica è espressa su più livelli. Un livello primo riguarda il fatto che questa procedura non fosse stata esplicitata alla cittadinanza. Secondariamente Piccolin ha messo sotto accusa il metodo stesso di macellazione halal, che provocherebbe inutili sofferenze agli animali che durante la macellazione devono essere dissanguati. Ma Piccolin non si ferma a questi aspetti: nella somministrazione di würstel 'halal' intravvede infatti un vero e proprio attentato nei confronti della trazione, cultura e religione occidentale
Il comune dal canto suo ha ribattuto, carte alla mano, che il fornitore è lo stesso di migliaia altri comuni italiani e che tutte le prescrizioni di legge, sanitarie e di qualità del prodotto, vengono rispettate

Sulla vicenda torna oggi il quotidiano Alto Adige con un articolo intitolato "Pollo all'islamica in mensa, la protesta delle mamme" raccontando della formazione di un comitato spontaneo di protesta che esprime tra l'altro la preoccupazione che il cibo 'halal' abbia costi maggiori rispetto al maiale. Maiale di cui le mamme rivendicano il diritto al consumo da parte dei loro figli, quasi come fosse un simbolo della cultura occidentale. Anche in questo caso però la spontaneità è relativa: la promotrice del comitato, che ha il suo fulcro in via Bari e si batte per un menù differenziato con una maggior dose di maiale, è Manuela Paparella, candidata nelle scorse elezioni provinciali nella lista di Unitalia (30 preferenze raccolte).

Ma nell'opinione pubblica le posizioni appaiono alquanto diversificate. 
Molto interessanti a questo proposito sono i commenti che si trovano proprio nella pagina facebook di Unitalia, in relazione ad un'intervista di Goinfo.it realizzata con l'esponente di Unitalia Gianfranco Piccolin. 
A Verena Schwienbacher che incita: "ribellatevi!" fa eco Miriam Faller che invece afferma: "ai nostri ragazzi non si dovrebbe dare nessuna carne". Alla ragionevolezza invita anche Federico Roso: "L'importante e' che sia carne genuina perché macellata in un modo o in un altro l'animale muore ugualmente qeuindi de uno non vuol far soffrire gli animali per coerenza dovrebbe essere vegetariano". Pier Luigi Simari dal canto suo si dice d'accordo con Miriam Faller: "io direi di abolire la carne dalle mense scolastiche, è un lusso inutile, quindi a scuola tutti uguali, chi vuole il lusso se lo mangi a casa"

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Oskar Egger Di., 14.01.2014 - 11:38

D' accordo sul fatto che la carne di qualsiasi tipo non necessariamente deve far parte di una pietanza scolastica. Ma finalmente qualcuno si accorge di quello che succede: perché le differenze imposte? Basterebbe semplicemente non entrare in moscea se si hanno i piedi sporchi, o no? Basterebbe non mangiare la carne "cattiva", o no? Basterebbe essere credenti o religiosi (ognuno come vuole) senza scriverselo in fronte, o no?

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