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L'Europa è sexy per il primetime?

Difficoltà nel creare un'opinione pubblica europea, turbolenze gialloverdi e britanniche, un tutorial su come funzionano le istituzioni europee
Herbert Dorfmann e Raimund Low
Foto: Mattia Frizzera
Neanché cento giorni alle elezioni europee del 26 maggio 2019 e sul territorio si susseguono eventi per far capire cos’è e cosa fa l’Europa. Il Parlamento europeo ha lanciato la campagna #thistimeimvoting, che in italiano diventa www.stavoltavoto.eu ed in tedesco www.diesmalwaehleich.eu.
Il primo febbraio al Landhaus di Innsbruck giornata di formazione organizzata in collaborazione con la Tiroler Journalisten Akademie. Fra le richieste ci sarebbe quella di dedicare mezzora al giorno in tv, a partire dalle 20.15, a ciò che accade in Europa. “Ma siamo abbastanza sexy per il primetime?” si chiede l’eurodeputato Herbert Dorfmann. Non si è andati molto avanti rispetto a 9 anni fa.
La giornata formativa comincia con Raimund Löw, che nella sua carriera giornalistica nella Örf vanta l’essere stato inviato a Mosca, Washington, Pechino e Bruxelles. Insomma, where the things happen. Parte con una delle critiche che vengono all’Europa soprattutto dal mondo mediatico tedesco: a Bruxelles nelle istituzioni europee ci sarebbero troppi burocrati. “Sono 50mila – risponde – più o meno il numero di dipendenti di città come Vienna e Parigi”.
 
Uno dei trend dell’Europa di oggi è quello della rinazionalizzazione. “Non si può parlare di centralismo nell’Unione, visto che l’ultima parola ce l’hanno gli Stati”. Ma accanto ad un processo centrifugo ce n’è stato uno centripeto. “C’è stato il miglioramento degli strumenti per gestire la crisi, come per esempio c’è stato in seguito alla crisi economico-finanziaria del finire dello scorso decennio”.
Su questo Dorfmann ha poi raccontato un aneddoto relativo alla sua prima legislatura a Strasburgo.
“Nel 2009 volevo entrare nella commissione parlamentare che si occupa di agricoltura, ma in cambio mi “obbligarono” ad occuparmi anche della commissione bilancio, della quale nessuno voleva prendersi carico. Nel 2014 invece per confermarmi nella commissione agricoltura mi hanno chiesto di lasciare quella del bilancio, nel frattempo diventata molto contesa, per occuparmi di ambiente”.
La percezione dell’Europa in Sudtirolo è cambiata poco secondo l’ex sindaco di Velturno negli ultimi anni.
“I sudtirolesi sono Europafreundlich perché hanno visto spesso l’Unione come soluzione all’”ingiustizia”storica subita”.

 

I 10 anni di Marine e Matteo

 
Nel dibattito spesso sono stati chiamati in causa Matteo Salvini e Marine Le Pen. “Sono entrati con me all’europarlamento nel 2009, ma non si sono viste le loro proposte di un’Europa diversa”.
Dorfmann nella delegazione italiana del Ppe è l’unico al di fuori di Forza Italia assieme a Lorenzo Cesa. Ma de facto segue più i lavori della delegazione austriaca dell’Övp. Gli europarlamentari italiani della nona legislatura 2019-2024 saranno 76 (sono stati 73 nell’ottava legislatura), mentre quelli austriaci saranno 19 (18 nell’ultimo quinquiennio).
Fra i temi importanti per il Sudtirolo futuro Dorfmann sottolinea di “non volere più il confine al Brennero” e sul traffico considera utile una “vernünftige Bemautung”, un pedaggio ragionevole. Altri temi fondamentali lavorare di più su ricerca ed innovazione, attraverso il programma Horizon2020 ed “un mercato interno ben funzionante, considerando l’importanza dell’automotive nella nostra provincia e delle collaborazioni con l’ambito economico della Germania meridionale”.
Julia Ecker della ORF tirolese incalza Dorfmann sul tema delle migrazioni. “Se Salvini trovasse una soluzione alla questione si toglierebbe un tema di discussione. In Italia c’è un grande risentimento contro altri Paesi, come dimostra il recente attacco di Di Maio a Macron. E per anni, da parte dei 5Stelle, c’è stato risentimento nei confronti della Germania”.
Dorfmann smonta lo slogan populista “Europa dei popoli e non delle banche”:
“In 10 minuti un Consiglio dei ministri gialloverde ha dato 3 miliardi di euro a Carige. Il vecchio sistema di socializzazione delle perdite”.
L’europarlamentare Svp non è spaventato dai 150 europarlamentari “di destra”, ma più dalla pericolosità di “chi è al governo e usa toni meno duri, ma comunque ha un’agenda tematica nazionale”.
 

Spiegare la governance europea è difficile

 
Uno dei punti fermi della giornata è rimasta la constatazione che “se parli duro – la convinzione di Dorfmann – allora arriva il consenso”. Nel Parlamento europeo non ci sono interventi-fiumi, ognuno parla al massimo 2-3 minuti. Non c’è una maggioranza democratica, sono considerate “opposizione” solo estrema destra ed estrema sinistra. “La Commissione è più votata dei governi nazionali, perché prima il Parlamento vota il Presidente della Commissione, poi c’è un’audizione per ogni commissario”. Nel 2014 non passò per esempio la “revisione” del Parlamento la commissaria proposta dalla Bulgaria.
“Il fatto che il Presidente della Commissione non possa scegliersi i commissari è un problema, inoltre sarebbe positivo che venisse ridotto il numero dei commissari. Basti pensare al fatto che il Comune di Sarentino ha la stessa superficie di Malta”.
 

Luca Zaia prossimo commissario europeo all’agricoltura?

 
A questa domanda Dorfmann risponde ricordando come l’ultimo commissario agricolo con grande potere sia stato Franz Fischler.
“Oggi la politica agricola è solo uno dei tanti temi europei, certamente sono più importanti posizioni come quella degli affari esteri, mercato interno, commercio, concorrenza”.
 

I Comuni e l’Europa

 
Attorno al tavolo arrivano Fritz Staudigl, responsabile delle relazioni esterne e degli affari europei per il Land Tirol e Hans-Peter Wagner, sindaco di Breitenwang, comune dell’Ausserfern tirolese ai confini con la Germania e membro del Comitato delle Regioni.
Staudigl è nell’ente pubblico dal 1981 e nel 1995 ha partecipato ai negoziati di adesione dell’Austria all’Unione Europea.
“Il Tirolo è un percettore netto di finanziamenti dall’Europa, visto che a livello regionale arrivano 90 milioni l’anno dall’Europa. Arrivano molti finanziamenti per l’agricoltura di montagna, per questo l’ex commissario Fischler viene considerato un po’ un “santo” dagli agricoltori tirolesi”.
 

La depurazione delle acque austriaca è diversa dalla depurazione germanica

 
Wagner è sindaco di un comune di 1500 abitanti, poco distante da Reutte e dal confine austro-germanico. Dal 2014 è nel Comitato delle Regioni, che ha 350 membri dei quali 12 austriaci. I membri vengono scelti fra i 297 comuni tirolesi in proporzione fra città e aree rurali.
Wagner ha attirato l’attenzione delle istituzioni europee parlando dei 60 migranti ospitati sul territorio comunale di Breitenwang. “I commissari – spiega – spesso non hanno la minima idea di quelle che sono le questioni comunali più vicine ai cittadini”.
 

I consiglieri comunali “europei” ed il manager locale per i progetti europei

 
Informazione, partecipazione e progettazione europea sono strutturati in Austria seguendo due filoni. Ci sono mille Eu-Gemeinderäte, consiglieri comunali che seguono lo slogan “l’Europa comincia nel tuo comune” e promuovono quindi integrazione ed informazione europea localmente. C’è anche un sito di networking per questi consiglieri, http://www.europa-in-der-gemeinde.at/.
Per andare invece alla ricerca di finanziamenti comunitari i Comuni congiuntamente pagano un manager territoriale, che si occupi di massimizzare le opportunità europee. “In 10 anni – sottolinea Wagner – siamo riusciti a raccogliere nel nostro ambito comprensoriale ben 30 milioni di euro”.